Della Paura

Noam Chomsky sostiene che l’Europa sia fondamentalmente fascista nei modi e nel pensiero. Personalmente non concordo con questa presunta natura “fondamentale” del fascismo in Europa, tuttavia è impossibile ignorare le recenti diatribe sulle “quote” di migranti e la generale rinascita delle destre nazionaliste.

L’avvento di regimi semi-autoritari in Ungheria e Polonia, insieme alla Brexit e al successo elettorale di Alternative für Deutschland nelle recenti elezioni regionali tedesche sono solo le avvisaglie di quello che potrebbe succedere se la retorica della paura dovesse prendere il sopravvento sulla ragione.
Ma da dove viene questa paura di tutto che sembra paralizzare l’intero continente? Quali sono le basi su cui poggia il successo delle nuove destre nazionaliste?

Per rispondere a queste domande è necessario fare un passo indietro e tornare alla crisi economica iniziata nel 2009.
La narrativa dominante presenta quella crisi come un incidente di percorso, una “macchia” sulla altrimenti grande storia di successo del capitalismo moderno. Quello che invece viene ignorato è che gli eventi del 2009 non hanno rappresentato un incidente, bensì sono la naturale conseguenza di un impianto economico e filosofico criminale: il neoliberismo. Un sistema di pensiero che fonda la propria intera concezione del mondo su un solo, fallace, assunto: la sete di guadagno personale. 
I fatti del 2009 hanno semplicemente fatto collassare in un solo punto, come una funzione d’onda, tutte le problematiche insite in questo sistema, povertà e ignoranza su tutte.

Perché la povertà? Perché il sistema della crescita infinita, fin ora sostenuto da un uso spensierato del credito al consumo, si è improvvisamente arrestato, squarciando il Velo di Maya e mostrando la realtà dei fatti a milioni di persone.

Perché l’ignoranza? Perché in un sistema di pensiero in cui l’essere umano esiste in funzione di due sole variabili, produttività e guadagno, la terza dimensione, quella culturale, non è solo considerata superflua ma persino dannosa.

I leader delle nuove destre nazionaliste mischiano fra loro povertà e ignoranza in percentuali variabili per costruire un’immagine del mondo in cui la Fortezza Europa, ultimo bastione della grande civiltà, cerca di resistere alla marea dell’invasione barbarica che vorrebbe privarla dei mezzi di sussistenza e, ancora peggio, delle gloriose tradizioni dei padri.
Questa visione del mondo è incredibilmente pericolosa non solo per coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame (causate dalle potenze europee, non dimentichiamolo) ma anche per noi stessi: a dispetto di quello che le nuove destre nazionaliste vogliono far credere, la chiusura e l’isolamento non gioveranno in alcun modo ai vari paesi europei. Un’Europa divisa e in perenne conflitto sarà ancor più facile preda delle mire espansionistiche del grande capitale d’oltreoceano: le lobby statunitensi ansiose di esportare neoliberismo devono oggi vedersela con istituzioni dall’enorme potere contrattuale come il Parlamento Europeo; un domani, se queste istituzioni dovessero dissolversi, opporsi a trattati come il TTIP sarà molto più difficile per paesi dall’economia fragile come l’Italia o la Spagna. Con conseguenze molto gravi per i rispettivi popoli, che vedranno povertà ed ignoranza acuirsi sempre di più. Non è ancora troppo tardi per salvarci, ma è necessario che chiunque creda in un’Europa migliore agisca instancabilmente. Altrimenti saremo costretti a dare ragione a Chomsky.