Educare uno per colpirne cento

La democrazia è in pericolo. E la colpa non è del terrorismo internazionale, delle banche o di qualche associazione segreta. La colpa è della becera, inarrestabile, sorda ignoranza che sta dilagando in Occidente.
Ci siamo permessi il lusso di sorridere di fronte all’ascesa di Donald Trump negli USA, considerando gli americani dei sempliciotti che in fondo non sanno bene quello che fanno.
Abbiamo ostentatamente ignorato la politica di Orban, che da anni sta trascinando l’Ungheria in un gorgo di isolamento populista e diffondendo risentimento in Est Europa. 
Abbiamo tirato un sospiro di sollievo quando il candidato di estrema destra ha perso le presidenziali in Austria, sperando che il problema si fosse risolto da solo (salvo scoprire che in ottobre potrebbe cambiare tutto).
Non abbiamo preso sul serio la possibilità che il Regno Unito scegliesse la più incredibile delle opzioni: uscire dall’Unione Europea.

Ci siamo permessi tutto questo perchè non abbiamo capito che cosa accomuna tutti questi eventi: la diffusa, assodata convinzione che chiunque possa esprimersi su qualunque argomento senza avere alcuna competenza a riguardo.

L’ignoranza è il filo rosso che unisce e spiega nel più chiaro dei modi gli eventi che stanno scuotendo l’Occidente in questo periodo. Il diritto di parola, giustamente difeso da tutte le costituzioni moderne, ci sta sfuggendo di mano e non sembrano esserci strumenti, né legali né dialettici, per arginare la marea di opinioni personali elevate a verità che sta invadendo la sfera politica, economica e sociale.
E questa marea è pericolosa per almeno due motivi:

  • costituisce un costante rumore di fondo nel quale è impossibile, per chi non sia dotato dei necessari strumenti cognitivi, isolare la vera informazione dalla feccia
  • sta spingendo i sistemi democratici verso i propri limiti, con il rischio che si possa generare, in un futuro prossimo, una disaffezione verso le istituzioni democratiche

Il secondo punto è, francamente, quello più pericoloso. Eventi come la Brexit, fomentati da movimenti senza scrupoli, avidi di successo politico e intimamente vigliacchi, rappresentano un grave pericolo per le società democratiche: demandare decisioni così importanti al voto popolare, notoriamente dominato dalle emozioni, mina la credibilità del sistema democratico alla base.
Non ci vorrà molto prima che qualcuno pensi: “alla luce della manifesta incapacità del popolo di prendere decisioni logiche, perchè non affidarsi a qualcuno che sappia scegliere la giusta direzione?”. Se un’idea come questa dovesse farsi strada fra la gente, il rischio di una deriva autoritaria è altissimo.

Già oggi, a pochi giorni dal voto, macabri spettri si stanno risvegliando nell’Inghilterra post-Brexit, dove non passa giorno senza che qualche “immigrato” venga additato, spintonato o insultato pubblicamente solo perchè non inglese. Un risultato notevole, se pensiamo a quanti inglesi sono morti soli 70 anni fa per combattere il nazi-fascismo in Europa.

Ma come siamo arrivati a questo punto? Una risposta si può trovare nel modo in cui il sistema scolastico è cambiato da inizio ‘900 ad oggi, per seguire le necessità del grande capitale. Una maniacale settorializzazione del sapere, unita alla predilezione per le sole discipline “produttive”, ha formato generazioni incapaci di osservare il mondo con il giusto distacco. Il filosofo, figura fondamentale della nostra società, è stato gradualmente emarginato come elemento improduttivo perchè dotato di una capacità peculiare e difficilmente controllabile, quella di pensare liberamente. Con il passare dei decenni la società occidentale è stata così plasmata da un sistema scolastico orientato al profitto, perdendo quella capcità di riflettere su sé stessa che è stata all’origine della Rivoluzione Francese.

Una volta innescato, il sistema si alimenta da solo: privati del senso critico, i cittadini non sono in grado di difendersi dal bombardamento di informazioni dissonanti, contrastanti e spesso faziose a cui sono giornalmente sottoposti. Spinti dalla necessità di capire il mondo, elaborano quindi delle convinzioni personali, spesso prediligendo le risposte più semplici e intuitive ai complessi problemi che vengono loro posti ogni giorno. Confermati nelle loro certezze, condividono le loro opinioni personali come fossero verità, diventando così loro stessi parte del rumore di fondo, confondendo ulteriormente il discorso. 
E facendo ripartire il meccanismo.

Rispondere a questa emergenza richiederà un immenso sforzo culturale: sarà necessario mettere in discussione tutti gli assiomi su cui si basa la società occidentale, a partire dal sistema socio-economico in cui viviamo. Dovremo costruire da zero un nuovo stile di vita, abbandonando il disastroso modello neoliberista che fa dell’ignoranza la base del proprio successo e svincolare l’esistenza umana dalla produttività, che appiattisce l’intelletto e divide le società.

Se dovessimo fallire in questo enorme sforzo, la democrazia sarà solo la prima vittima di una lunga guerra che, alla fine, perderemo.