Ex Machina Libertas

Finito il lungo inverno degli anni 90, le intelligenze artificiali si sono ormai fatte strada nella nostra vita quotidiana. Nascosti nelle app, nei motori di ricerca, nei servizi di streaming e più recentemente nelle vetture a guida autonoma, decine di algoritmi intelligenti convivono con noi ogni giorno. Secondo le corporazioni che stanno investendo massicciamente nel settore, questo rinascimento porta con sé la promessa di un futuro migliore, dove macchine sempre più evolute sapranno renderci la vita più facile e gradevole.

Il vero impatto delle macchine intelligenti sulla società umana, tuttavia, non sarà facile da comprendere appieno: la rapiditià con cui la tecnologia si evolve rende molto difficile studiare i fenomeni sociali ed economici ad essa collegati.
La storia degli ultimi due secoli è, oggi più che mai, maestra di vita: la locomotiva, il telaio automatico, la catena di montaggio e infine il computer hanno rappresentato per il genere umano altrettante rivoluzioni socio-economiche. La vita di milioni di persone è cambiata radicalmente ogni volta che una delle tecnolgie sopra citate ha raggiunto il mercato del lavoro.

Non ci sono ragioni per credere che con le intelligenze artificiali andrà diversamente.

A differenza delle macchine a vapore e dei robot industriali, però, le reti neurali sono in grado di eseguire compiti diversissimi fra di loro seguendo di volta in volta specifici percorsi di addestramento. Le conseguenze di questa flessibilità sul mondo del lavoro sono piuttosto semplici da intuire: al tasso di progresso attuale, non ci vorrà molto prima che le IA sostituiscano milioni di lavoratori in decine di settori diversi.

Come affrontare il problema di questi nuovi disoccupati tecnologici?

La soluzione esiste ed è già in fase di valutazione in diversi paesi europei: fornire un reddito fisso garantito a tutti i cittadini che non hanno un lavoro. Non un indennizzo, non un contributo temporaneo, bensì un reddito vero e prorio.
Le conseguenze sociali di un un tale approccio sono potenzialmente rivoluzionarie: una volta affrancato dalla necessità di lavorare per vivere, l’essere umano può scegliere liberamente la propria occupazione, dedicandosi a quello che di volta in volta trova interessante e stimolante.

La critica più comune mossa al reddito garantito verte sugli immensi costi di mantenimento che andrebbero a gravare sulle economie nazionali. Chi difende questa tesi dimentica, o finge di dimenticare, che senza il reddito garantito le economie si fermerebbero: chi comprerà i beni e i servizi prodotti dalle macchine, se ci saranno milioni di poveri senza reddito? Inoltre, in un sistema in cui il tempo libero è la norma e non l’eccezione, sarà necessario trasformare l’intero sistema scolastico e quello dell’intrattenimento, il che porterà nuovi profitti e, paradossalmente, nuovi posti di lavoro. Anche le conseguenze sulla salute, sia fisica che psicologica, non saranno trascurabili: sostituire la frustrazione continua indotta dalla necessità di lavorare con una serena indipendenza non potrà che arrecare benefici al genere umano.

La scelta è semplice: restare ancorati al passato, ridurre miloni di persone in povertà e fare i conti con i disordini sociali che seguiranno; o superare il sistema corrente, slegare il reddito dal lavoro e dare l’avvio ad una società finalmente libera.