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Secondo l’Oxfam, le 85 persone più ricche al mondo detengono una ricchezza equivalente a quella in mano alla metà più povera della popolazione mondiale. Le conseguenze sociali, politiche ed economiche di questo incredibile e criminale accentramento di ricchezza si stanno già manifestando, sebbene la maggior parte della popolazione non sia ancora in grado di vedere oltre il velo di illusione steso davanti ai loro occhi.

Senza accorgercene, ci stiamo avviando verso un nuovo Medioevo, in cui il ruolo che fu di papi ed imperatori diventerà appannaggio di una ristretta élite di miliardari, mentre la maggioranza della popolazione sarà costretta a vivere in servitù, schiacciata dai debiti e indottrinata dalla religione della crescita infinita.

Sebbene a prima vista non sembri possibile comparare l’età contemporanea con il Medioevo, non si possono sottovalutare alcune preoccupanti somiglianze:

  • l’avvento di una potentissima élite capace di influenzare la politica economica di intere nazioni senza però prendere parte a nessun processo produttivo
  • la fede cieca ed incondizionata in una ideologia capace di condizionare non solo le attività politiche ed economiche di una nazione, ma anche la vita personale di ogni singolo “fedele”, con la promessa della ricchezza futura (ruolo che fu della “Gerusalemme Celeste”)
  • la graduale scomparsa di quella classe media che, da quando nel XIV secolo prese il sopravvento sull’ordinamento sociale, ha posto le basi per il rinascimento europeo scardinando il potere della nobiltà che viveva di rendite e privilegi
  • uno stato di costante recessione economica che spinge le comunità a rinchiudersi su sé stesse e considerare ogni estraneo un nemico (come dimostrato dalle reazioni isteriche di fronte all’ondata migratoria in arrivo dal Medio Oriente)

Non deve stupire, in questo contesto, la guerra contro “l’infedele” che è stata promossa dalle élite occidentali dal secondo dopoguerra in avanti: una costante offensiva contro qualsiasi individuo, nazione, teoria politica o prassi economica in disaccordo con la visione neoliberista della realtà. Pinochet, Videla, Noriega, Suharto e tutti i dittatori instaurati con l’aiuto della CIA sono state altrettante armi nelle mani dell’aristocrazia capitalista occidentale contro nazioni che hanno osato rifiutare la “giusta” dottrina economica.
L’eresia, nel mondo neoliberista, si paga con il sangue, proprio come negli anni più bui di quel Medioevo che ci sembra così lontano.

Fermare questo ritorno al passato è ancora possibile, ma per farlo è necessario rifiutare la religione della crescita infinita e debellare l’acccentramento della ricchezza nelle mani di una ristrettissima cerchia di persone.