Melius Deficere

Nel 1972 il Rapporto sui limiti dello sviluppo ha identificato nella crescita economica incotrollata la radice dei numerosi problemi ecologici, economici e sociali che hanno attanagliato il pianeta a partire dal secondo dopoguerra. L’ultimo aggiornamento del rapporto, pubblicato nel 2004, ha sostanzialmente confermato le previsioni originali: la società umana sarà condannata al collasso entro la fine del XXI secolo, se niente cambierà.

Sebbene siano state molte, nell’arco dei secoli, le scuole di pensiero e le religioni (non da ultima lo stesso cristianesimo) che hanno promosso uno stile di vita moderato e distaccato dai beni materiali, ad oggi tale messaggio non sembra ancora essere stato accettato. Al contrario, la corsa ai consumi iniziata negli anni ’20 dello scorso secolo e alimentata nei decenni seguenti da Madison Avenue ha reso il grande pubblico incapace di percepire la falsità dell’assunto fondamentale attorno a cui ruota la retorica del consumo: il presunto diritto innato di possedere tutto quel che si vuole, in quantità indefinita, senza tener conto di cosa questo comporta.

Le conseguenze della dottrina del consumo sono oggi sotto gli occhi di tutti:

  • violazioni dei diritti umani e dei lavoratori in molti paesi del terzo mondo
  • disastri ambientali e mancanza di tutela per alcune delle aree più fragili del pianeta
  • esacerbata disugaglianza economica e sociale, sia fra nazioni che all’interno delle nazioni stesse

A queste già gravissime realtà si stanno aggiungendo, in questi anni, un terrorismo internazionale sempre più attivo e le ondate migratorie di massa che, a loro volta, hanno innescato l’emergere di forti movimenti nazionalisti e xenofobi in tutto l’occidente.

Per quanto questo scenario possa apparire fosco e senza speranze, non è ancora detta l’ultima parola. Tuttavia, per cambiare il corso degli eventi e scongiurare la grama previsione del rapporto Meadows, saranno necessari cambiamenti economici e mentali non trascurabili. Il più difficile, e allo stesso tempo più necessario sarà rinunciare alla religione della crescita infinita.

La filosofia della decrescita, resa famosa da Serge Latouche, è forse l’arma migliore che abbiamo a disposizione in questo momento per garantire il futuro della Terra.

Ripudiare il capitalismo di rapina, denunciare il grande inganno della finanza mondiale, riportare i diritti umani al centro del contratto sociale fra stato e cittadini. Queste devono essere le priorità politiche in questa prima metà del XXI secolo. L’impresa è titanica e richiederà un altrettanto titanico cambiamento: sradicare dalle coscienze il diritto al possesso illimitato che è stato accuratamente inculcato nelle menti occidentali per quasi un secolo.

Consumare meno per produrre meno, in maniera più sostenibile, senza sfruttare né gli esseri umani né la Terra. Non sarà facile, ma non abbiamo scelta: o riusciremo a ridurre il peso che esercitiamo sul pianeta, o il pianeta collasserà.

Insieme a noi.