“GOMMORRA” l'hanno già detta?

Disco bello, tulipani del cazzo.

Li butto giù sparsi e con le mani in tasca, quei collegamenti che abbiamo fatto un po' tutti ascoltando Toska dei Gomma. C'è quella cosa della voce che ci manda col sudore indietro ai Distanti, a quando tutti li pigliavano per il culo perché senti che voce del cazzo, ma che è sta roba, salvo poi essere colpiti da una frustata sulla schiena nel capire che si stavano gettando le basi di qualcosa, si stava facendo un giardino dentro il pisciatoio della scena, un pisciatoio di lusso che oggi profuma di nostalgia. Chiariamo subito: i Gomma non sono i Distanti con una vuncina che canta, al massimo sono la band che io avrei voluto fondare se fossi stato un adolescente meno pigro, meno ciccione e meno in fissa con i 32 bit. Ed è per questo che sono, ad oggi, la roba esordiente più credibile che ci sia in giro: vado oltre le pose godardiane e prendo tutto l'immaginario di musi distrutti casertani, di tagli di capelli quadrati di un Schackleford della Phonola morto, di quella sensazione che “il mio qui ed ora fa più schifo del tuo lì e ieri”, giro tutti i pezzi del disco più volte e posso percepire quella voglia di restare disumani. Non facciamogli fare la fine dei FASK.

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