Il segno.

Di simboli, semantica e Principi capelloni.

Arrivo tardiva su Prince. Lo so. Come lo sono sempre sulle cose a cui penso con intensità, quasi che a scriverle o verbalizzarle si corra il rischio di dissacrarle.

Come quando poche settimane fa moriva Bowie e io ero sconcertata perchè stavo ascoltando l’album nuovo da 4 ore consecutive.

Torniamo a Prince. Lui era “TheSign”. Era il brand.

The Sign Prince

Era un segno identificativo, prima ancora che esistessero personal branding, studi sul professionista come entità da promuovere, prima dei social, degli influencer, di Instagram e Spotify.

Per via di questa azione (l’essersi attribuito un segno), ha influenzato la mia forma mentis di artista prima (un giorno forse parlerò di quando mi guadagnavo da vivere suonando) e di designer poi, più di quanto io stessa abbia mai compreso. No, non mi mancherà, nel senso che non lo conoscevo, come potrebbe mancarmi, però, è stato uno dei primi a farmi comprendere l’importanza dei segni e dei simboli.

Un genio capellone con la foto passaporto più cool di sempre.