Camminando con la Musa minore

Ascolto tantissima musica, credo di averlo già detto: Spotify è una vera manna per me; sia in casa che fuori ho sempre voglia di ascoltare qualcosa. Un bisogno, forse, più che una voglia. Ho musica per riflettere, per scrivere, per camminare, per correre, per la palestra, per quasi tutti i momenti.

Ultimamente sono usciti alcuni nuovi lavori di artisti che seguo o seguivo, e mi ha molto stupito la critica che ne è stata fatta su alcune riviste specializzate. Parlo di ‘Songs of experience’, degli U2, di ‘Who built the moon’ di Noel Gallagher e di ‘As you were’ di Liam Gallagher

Non scrivo per fare una critica dei lavori in questione che, in tutti e tre i casi, non mi hanno esaltato né convinto a metterli in qualcuna delle mie playlist. Il discorso per me è un altro, e riguarda proprio la critica.

Frasi come ‘Gli U2 non hanno più niente da dire da 20 anni‘ sono costruite con parole pesanti, direi definitive, che prima di essere messe sulla pagina di un giornale dovrebbero essere meglio meditate. Non penso che il problema stia nell’aver cose da dire, ma nel voler continuare a farlo o meno rendendosi conto che la fase migliore, quella in cui la musa era davvero portatrice di novità, freschezza, rivoluzione, è andata. Capita a tutti quanti abbiano fatto arte: letteratura o poesia, pittura..Tutti hanno avuto un apice che è, per definizione, un punto singolo, alto, altissimo o siderale ma unico. Un punto singolo, irripetibile.

C’è che lo ha capito e lo ha sopportato, chi lo ha capito e non ne è uscito, c’è chi ha preso a braccetto una musa minore e ha fatto ancora pezzi di strada e poi c’è chi non lo ha capito affatto.

Non so perché una certa critica non riesca a tenere conto di questo fatto che è, per l’appunto, un fatto. Non è un’opinione, nessun artista, nessun uomo mi viene da dire, è arrivato all’apice e ci è rimasto per sempre.

Quindi perché non dire semplicemente: è un brutto disco? [Poi dovremmo anche parlare di ciò che è opinabile, del bello, dei criteri soggettivi eccetera ma non qui, non adesso]; perché metterci quell’orpello inutile e maligno del ‘Non si esprime più ad alti livelli dal..’?

Ci sono cascato anche io, una volta, e proprio sugli U2: ad un certo punto hanno iniziato ad apparire articoli che sostenevano la tesi per cui gli U2 non erano più ‘fighi’. Anzi, che erano da sfigati. Ascoltando il loro penultimo disco ho aderito a questa tesi, così, perché il disco non mi era piaciuto.

Poi ho visto il concerto di Parigi del 2015, trasmesso da Sky:

Quelli sarebbero poco fighi? Chi è stato a quel concerto non se lo scorderà per tutta la vita. A me non pare poco.

I fratelli Gallagher con gli Oasis hanno definito un canone, hanno spadroneggiato per gli anni 90 con due dischi semplicemente bellissimi, ispirati, nuovi. Adesso vivacchiano, certo, invecchiano, certo, camminano insieme a muse minori e fanno dischi mediocri, ma è il mio orecchio che parla: perché non dire che da qualche parte qualcuno potrebbe sentirsi molto ispirato dagli ultimi lavoro dei Gallagher? Vuol dire che questo qualcuno non capisce niente di musica?

Io non credo.

Quello che credo è che certa critica [solitamente espressa da musicisti che non ce l’hanno fatta] trasudi il disprezzo tipico di chi prova il più feroce e sfigato dei sentimenti,cioè l’invidia.

P.S. nessuno dei tre dischi in questione mi è piaciuto.