E’ cambiata la musica [E Madaski lo ha capito]




Leggete bene questa frase:

Non basta diffondere qualcosa gratis per convincere le persone a regalarti un pezzo del loro hard disk.

Rileggetela, per favore. E’ importante.

L’ha detta Madaski, del duo Africa Unite, gruppo musicale rocksteady-dub molto noto in Piemonte [ma non solo].

Mi ha colpito moltissimo, leggendola ieri sul giornale. Perchè? Perchè è la chiusura di un processo iniziato con Napster e la digitalizzazione della musica.

Dal vinile ai negozi di dischi, quello della musica è l’esempio più immediato e rappresentativo di quanto la rete abbia cambiato noi e il nostro modo di vivere.

Da musicista, una volta entravi in sala di registrazione, c’era un produttore, registravi, stampavi, c’era un distributore, il disco arrivava sugli scaffali.

Ei, non 100 anni fa. E nemmeno 20 anni fa.

Adesso ti fai il disco in casa, lo metti gratis sul web e devi convincere le persone sulla bontà del tuo prodotto, perché se così non è non vali nemmeno una porzione del loro hard disk. Il buono della frase di Madaski, oltre alla lucidità del ragionamento e della sintesi, è che non è una lamentela: è la registrazione di un dato di fatto, una presa d’atto.

Personalmente ho una risposta molto soggettiva: credo che tutto questo sia un bene: non voglio sindacare sulle royalties da fame che Spotify e gli altri del servizio streaming danno agli artisti, nè sulla major o su altri aspetti commerciali. Dico solo che mai come oggi chi vuole farsi [e fare] cultura musicale ha a disposizione il mondo, e non solo più il proprio quartiere.

A me, piace.