#granosaraceno: questa la miccia, l’innesco che ha scatenato in rete l’ilarità generale sul disegno di legge del M5s che proponeva come esempio di prodotto alimentare straniero il grano saraceno. Che come [adesso..] sanno tutti con i saraceni poco ci azzecca.
#mose: questo l’innesco di una delle [purtroppo tante] storie di malaffare legate a una grande opera. Politica e imprenditoria che si legano a filo doppio in modo malsano, alimentando appetiti voraci che se ne fottono del bene comune mortificandolo, violentandolo e infine uccidendolo.
Chi mi conosce sa quanto io sia legato al senso dell’umorismo. Legato, quasi letteralmente: impossibile per me farne a meno. Naturale che per me la questione del grano saraceno sia stata un’occasione ghiottissima per farci su una bella risata. Hanno riso in molti in effetti.

La cosa che mi ha fatto pensare al punto da prendere ‘carta e penna’ è la risposta che mi hanno dato alcuni. Una risposta che non capisco.
“Ridi ridi, che intanto guarda cosa succede a Venezia col Mose”.

Grano saraceno e Mose sono due cose diverse, la gravità dei fatti di Venezia non è minimamente equiparabile a una gaffe, ok. Lo sappiamo, è un dato acquisito.
Io però ho riso a tutte e due le battute, prima con il taroccamento del logo Barilla, e poi con l’allusione bellissima PD — PDmenoelle.
Se invece di dire: “Pensate al PD che ruba a Venezia” mi avessero risposto con il post di Spinoza saremmo stati sul piano giusto, perchè per come la vedo io chi segue un comico (e quando dico comico lo dico col rispetto dovuto) dovrebbe avere qualcosa di meno minaccioso e di più leggero.
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