Perchè la televisione mi ha cacato il cazzo

Sono anni che non ho la televisione.

Più o meno da quando Enrico Papi andava in onda di sera insieme ad un tizio chiamato Uomo-gatto. Quest’Uomo-gatto era uno con la faccia da morto ti figa, che se si faceva chiamare Cesareo era più onesto, anche perché in questo modo capivamo che la patata non l’aveva vista manco quando è nato.

Insomma, a quei tempi in tv c’erano ‘sti due e in più un pubblico in visibilio perché l’Uomo-gatto aveva un super potere. Direte voi: guarire gli ammalati? Trasformare l’acqua in piscio senza farla passare per la vescica? La capacità di fare condoni fiscali facendosi una pugnetta?

Manco pe gniente!

Lui indovinava una canzone sentendone giusto il primo secondo.

A quel punto — e questo lo ricordo benissimo — mi dissi: “Ma chi cazz’ mo fa fà?” Presi la televisione, tolsi le varie spine e la portai ai miei genitori, perché proprio il giorno prima la loro si era rotta. “Te ne devi comprare un’altra?” chiese mio padre.
“Un’altra? Tu sei pazzo, io non la voglio proprio vedere più!”
E così è stato.

La cosa assurda è che, malgrado questo, io continuo a sapere più o meno quello che succede. Tipo so che Arisa a X-factor aveva meno dignità del mio gatto quando si lecca le palle, che Fabrizio Frizzi si travestiva ogni settimana da rock star ma ha comunque con più dignità di Arisa, e che adesso a Uomini e donne hanno messo pure i vecchi che fino a qualche giorno fa se ne stavano belli per il cazzi loro a guardare i cantieri in strada.

E voi vi chiedere: ma come fai a sapere tutte ‘ste cose? Sei maccico? Sei un fenomeno paranormale?

Amici miei, mica l’ho capito e, detto tra noi, sta cosa mi fa paura, perchè dentro il mio cervello ci sono delle sinapsi che potrei occupare ricordando — che ne so — la tavola periodica e, invece, sono buttate al cesso con queste informazioni che al massimo mi saranno utili quando cercherò di posteggiarmi una sciampista con evidenti handicap mentali.

Premesso ciò, qualche tempo fa volevo farmi la bocca dolce e così sono andato in cucina a prendere un paio di clementine. Qui c’era mio padre che guardava un programma su La7. Qui si parlava di nuovi poveri.
Non so voi, ma io quando sento parlare di nuovi poveri penso ai padri divorziati che tolgono il pane della caritas ai marocchini. Invece, qui c’era gente che comunque un lavoro ce l’ha, che a fine mese ci arriva, che magari una volta le vacanze se le facevano a New York, mentre adesso si devono accontentare delle isole Eolie.

Ma la cosa ancora più assurde è che a parlare di povertà c’era gente che povera non è per niente.

Io non so cosa voi intende per poveri. Non voglio essere estremo pensando a quelli che vivono sotto i ponti, ma per me un nuovo povero è chi, per una qualsiasi ragione, deve fare una visita medica inaspettata e già la cosa lo destabilizza perché non sa più come mangiare sino a fine mese. O almeno, nella mia innocenza, mi aspetto questo.
E invece ecco che ci troviamo l’esercito del palinsesto che urla sputazzando contro questo scandalo. Poi in studio chi invitano? Un’operaio che si fa il culo otto ore in fabbrica? Un operatore di call center che guadagna 230 euro al mese? Macché professionisti e contro-professionisti che si lamentano che quest’estate, quando sono stati a Praia a mare, non sono andati tutte le sere a cena fuori, pseudo-imprenditori che una volta facevano l’aperitivo dal giapponese mentre adesso devono accontentarsi di un qualsiasi bar.

Allora onestamente per me ‘sta gente deve prendere baracca e burattini e avere l’onestà di iniziare a guadagnarsi da vivere tirando i chionzi. Ma non in modo normale, deve tirari i chionzi pure col culo, attraverso un movimento contorsionista che darà tanta soddisfazione sia a loro che a me che li guardo mentre diventano consapevoli delle infinite potenzialità del loro corpo.

Visto questo, ho preso le mie clementine e me ne sono andato. Poi ho accesso il pc, mi sono sparato una grandissima puntata e How I met your mother e, rispetto allo spettatore medio de La7 mi sono sentito un grande intellettuale!

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