La donna è un’isola
Audur Ava Ólafsdóttir — Einaudi
Non che stare ai fornelli sia il mio massimo, ma chi sa leggere sa anche cucinare, quindi… E poi la sera, da sola a letto, non è affatto male mettersi a sfogliare libri di ricette in lingua originale. […] Cucinare è un po’ farsi una cultura. Io non memorizzo mai una ricetta, seguo scrupolosamente le istruzioni. Affronto ogni piatto, anche quelli più noiosi che richiedono più tempo, ascoltando musica. Se cucino pollo al limone con le olive, il disco adatto è Sahra di Khaled, per la minestra di zucca c’è Pinetop Perkins, le pannocchie di mais grigliate richiedono Rubén Gonzáles, con l’ossobuco o con il baccalà alla livornese metto su Gianmaria Testa, mentre Dvorak o Liszt sono perfetti quando preparo le diós palasinta, che sono simili alle crêpe con un ripieno a base di noci. Per Strauss non ho mai avuto una gran passione, però lo ascolto se decido di fare la pustertaler Kassuppe, invece con la zuppa di carne islandese ci sta benissimo un qualunque pezzo di Bjarni Thorsteinsson, mentre il borc, cioè cavoli farciti alla moscovita, lo accompagno con la suite per orchestra di Prokof´ev. Niente di particolarmente originale, forse. Infatti, non sono certamente la prima persona al mondo che si mette a preparare dei cavoli farciti.
Audur Ava Ólafsdóttir, La donna è un’isola, Einaudi.
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