Intro, Cork.

9 Luglio 2006. Impossibile scordare la data dell’iniziazione girovaga. Nonostante le vacanze 2005 a Barcellona (Filo, Mauro, Peco e Sassotto), questo è il battesimo. Arrivo frastornato dal viaggio, mi perdono il bagaglio, cerco di entrare in macchina della host dalla parte del guidatore, a casa conosco un italo-francese, anzi un parigino di Poira che conosce Giae (!!!). Ma il punto è un altro: sono appena diventato Campione del Mondo, e almeno per la prima sera, questo è il punto. Due settimane in Irlanda mi hanno lasciato tanto, ma tutto a flash: la casetta in cui risiedevo nella periferia, Marie-Alexia e lo sbaglio della scelta (nous sentos depuis), spiaggia grigia e mare ghiacciato, la Guinness (e Beamish) che lì sembrano buone fino a tentarti di ballare le loro danze, il panino con quel formaggio molliccio arancione, il primo approccio con le stupide regole british sul divertimento ed il bere, il primo approccio con lo stupido stile british sul divertimento ed il bere (i ragazzetti che volevano fare i bully nella stradina del ritorno a casa), Edu, Pump up the Valuum a manetta e il poter comunicare in un’altra lingua. Ma soprattutto scoprire che da solo tiro fuori molto, spesso il meglio. Al ritorno la sosta ad Amsterdam e la perdita di qualsiasi mezzo di trasporto fino a Triscina, rimarranno aneddoti immortali.

Mezz’oretta fa ho realizzato la vicinanza al decennale di questa doppia impresa. Mentre il calcio si è notevolmente imputridito, la mia voglia di girovagare, sognare, realizzare, deludersi, tirare la cinghia, testare i limiti, scoprire gli orizzonti interni, ammirare gli orizzonti esterni, soffrire, lusingarsi, non capire, comprendere, stupirsi, ridere, arrangiarsi, intuire, titubare (poco), parlare da solo, CONOSCERE, persiste, si rinnova, si autoalimenta e mi spinge al di là dell’immaginazione.

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