Altrove

Dal sud del mondo a Pietralata, i ragazzi di Liberi Nantes alla ricerca di un’identità su un campo da calcio.

Foto di Gabriele Lungarella
Parole di Stefano D’Alessio

© Gabriele Lungarella
Su di un campo a Pietralata, cosiddetta periferia nord-est di Roma, ho visto uomini danzare e incontrato giraffe e cammelli in marcia, elefanti in tenuta da anti-sommossa e tigri che mordevano caviglie. Così, laddove l’identità è migrante e si fa fluida, ho riscoperto l’identità del calcio nella sua forma più ancestrale.

Nelle mie orecchie suonava Federation Tunisienne de Football dei C’Mon Tigre, davanti ai miei occhi c’erano le strepitose immagini del video firmato Gianluigi Toccafondo. Ero sul campo XXV Aprile, quartier generale della Liberi Nantes, prima squadra in Italia composta esclusivamente da immigrati richiedenti asilo e rifugiati politici. Contemporaneamente, però, mi trovavo in Tunisia, in Libia e in Eritrea. Ero in Svizzera, al fianco dello scrittore Vladimir Dimitrijević in fuga dalla invivibile Jugoslavia degli anni Cinquanta e, allo stesso tempo, mi trovavo immerso tra le pagine del libro “La vita è un pallone rotondo” da lui scritto quasi cinquant’anni dopo.

Prima della mia visita a Pietralata, questo è tutto quello che conoscevo di Liberi Nantes: nata nel 2007 come Associazione Sportiva Dilettantistica in Italia (riconosciuta dall’UNHCR) che promuove e garantisce la libertà di accesso allo sport a rifugiati e richiedenti asilo politico, offre a donne e uomini in fuga da paesi in guerra e da situazioni umanitarie drammatiche un’occasione unica di evasione e di recupero della dignità umana, nonché di fiducia nel prossimo. Attraverso la pratica di discipline sportive (e non solo) l’Associazione mette gratuitamente a disposizione di tutti gli ospiti dei diversi centri d’accoglienza di Roma un campo su cui allenarsi e giocare liberamente, oltre ad attrezzature e abbigliamento sportivo e, soprattutto, il sostegno umano e pratico dei suoi volontari.

Ero lì per scoprire e raccontare storie di identità migrante ed ho ritrovato invece l’identità del calcio nella sua forma più ancestrale, quello che — diceva Dimitrijević — come la danza riporta il nostro corpo alla preistoria dei nostri movimenti e che restituisce nobiltà ad un arto, la gamba, ‘mutilata’ dal cervello e condannata a una sola doppia funzione: camminare o correre. Su quel campo, io ho visto la zampata del poppante che afferra il ciuccio con la gamba e, che in quel movimento, possiede in embrione il tocco di Eusebio.

La vita ama l’espansione, il movimento, gli attimi in cui il cuore si entusiasma — sosteneva, a ragione, Dimitrijević — e trattenersi è un’acquisizione della civiltà, un riflesso condizionato e condizionante che pregiudica anche il calcio (post) moderno. Oggi, i calciatori sono ossessionati dalla posta in gioco e dalla paura paralizzante di sbagliare e non fare risultato. Oggi, la faccenda del calcio si è fatta troppo pericolosa.

Ma lì, a Pietralata, no. Di pericoloso si è vissuto ben altro e, quindi, lì si gioca ancora. A Pietralata ora il pallone è nuovo, bello e professionale come quello usato in Serie A ma — basta chiudere gli occhi un secondo — e torna una krpenjaca, quella palla logora fatta di tela e di stracci che faceva sognare Dimitrijević. In un giorno di Settembre, ho vissuto un allenamento a Pietralata e ho conversato con alcuni dei protagonisti di Liberi Nantes.


ALBERTO URBINATI
Presidente

Cos’è Liberi Nantes per i ragazzi e cosa è diventata Liberi Nantes (di seguito LN, n.d.r.) grazie a loro?

Per i ragazzi, LN rappresenta una porta per entrare in un contesto di scambio con gli italiani al di fuori del rapporto con l’operatore al centro d’accoglienza, cosa per loro molto complicata. Qui incontrano noi e gli altri volontari, fanno amicizia. Per loro, è anche un’occasione per parlare in Italiano perché spesso, al centro d’accoglienza, fanno comunione tra di loro continuando a parlare la loro lingua. LN, invece, è il risultato di tutte queste identità, la somma di tante culture, usanze e riti. Prima di giocare ogni partita, ad esempio, facciamo una sorta di haka… una tradizione che hanno inventato i giocatori stessi. L’identità viene costruita tramite il gruppo, elemento fondamentale della nostra squadra di calcio.

CALCIO GIOCATO E COMPORTAMENTI — Essere parte del gruppo significa darsi delle regole, rispettare il compagno. È una sorta di paradigma della società: sciogliere la propria individualità per dare corpo a un’identità collettiva. La Coppa Disciplina è un marchio di fabbrica di LN, perché noi vogliamo essere una società che rispetta le regole. È uno dei grandi temi su cui lavoriamo costantemente: vincerla significa rispettare il ruolo dell’arbitro, non rispondere alle provocazioni. Vogliamo far passare dei valori che per noi devono essere universali. Da noi entra solo chi ha una certa idea di sport, che non è quella legata solo alla ricerca del risultato.

ACCESSO AL GIOCO — Noi vogliamo essere un progetto sportivo come gli altri,. Detto questo, giochiamo fuori classifica perché servono determinati requisiti e noi non riusciamo a soddisfarli. Potremmo benissimo fare un campionato UISP, AICS in cui i ragazzi potrebbero fare classifica come tutte le altre squadre. Noi, però, vogliamo essere nella FIGC per essere la testa di ponte per liberalizzare il gioco e, in qualche modo, ‘rompere le scatole’. Si è creato un buon rapporto con la FIGC Lazio ed è un motivo d’orgoglio anche per loro che LN sia nel calcio ufficiale. Per noi, giocare nel campionato di terza categoria rappresenta un modo per ribadire l’esistenza di questi ragazzi che vogliono stare nel nostro Paese, che hanno bisogno di giocare per far parte di un gruppo, per sentirsi parte della società e per crescere così nella formazione della loro individualità e identità. Giocare contro squadre al 90% fatte da italiani è, per noi, mettere un dito nella piaga in un clima, quello dell’attuale società, che si sta facendo sempre più pesante. Non si può far finta che questi ragazzi non esistano. Sono giovani che vogliono giocare, come tutti i ragazzi italiani. Al netto di alcuni episodi discutibili, non è successo nulla di grave fino ad ora.

IL MITO DELLA SERIE A — Per noi, giocare è un modo per stare insieme e fare festa insieme. Spesso, invece, alcuni qui arrivano con negli occhi il calcio patinato, convinti poi di poter raggiungere la Serie A. Non è la nostra idea di calcio e soprattutto, è rischioso lasciar loro pensare che questo sia facile. Consigliamo loro di essere umili, di cercare un lavoro e di imparare la lingua. Molti di loro, ben allenati, potrebbero fare una promozione e uno dei nostri (Jonathan Perfection) è stato preso nelle giovanili della Roma. LN, però, deve essere uno spazio di gioco e basta, dove per due ore ti rilassi, non pensi a niente e stai insieme ad altri ragazzi, italiani e non.

LIBERI NANTES E ESPOSIZIONE MEDIATICA — La prima ondata di esposizione mediatica nei nostri confronti è partita con un articolo di Internazionale. Dopo una fase di stallo, è ripartita l’anno scorso con la collaborazione con Roma Cares e, poi, con Sisal MatchPoint e Pierluigi Pardo. Nessuno di noi cerca la notorietà, ma ci teniamo che arrivi il nostro messaggio. Il nostro lavoro, da 9 anni a questa parte, è enorme e molto più complicato rispetto ad altre società, a partire dai problemi logistici come muoversi tutti insieme per le partite. Dopo l’attenzione ricevuta, alcuni hanno anche pensato che fossimo una società protetta dalle istituzioni e che ricevessimo fondi… Ma niente di tutto questo è vero. Siamo tutti volontari a zero euro, dal primo all’ultimo e, anzi, ci rimettiamo pure!

© Gabriele Lungarella

ANTONIO MARCELLO
Referente Squadra

In che modo LN aiuta i ragazzi in campo e fuori?

Per quanto riguarda il progetto sportivo, qui si richiede responsabilità, con due appuntamenti d’allenamento a settimana da rispettare. Noi diciamo che esiste un Italian Time e un African Time perché la puntualità spesso è relativa (ride, n.d.r.). In LN c’è una forma educativa non solo sportiva, che insegna loro a capire come relazionarsi anche al di fuori di questo ambiente. Vincere la Coppa Disciplina, in questo senso, significa anche riuscire ad andare contro lo stereotipo del ‘Negro’ brutto e cattivo. Giocare dà un obiettivo a questi ragazzi. Grazie a questa attività, imparano a relazionarsi in maniera migliore nella società e a smussare le barriere linguistiche e psicologiche nel relazionarsi con le altre persone. Uno dei nostri limiti è, infatti, capire cosa loro pensino realmente, perché hanno difficoltà a parlare. LN, però, è un’opportunità di evasione importante per loro, ce ne accorgiamo quando finisce il campionato e si trovano in difficoltà a ritornare alla routine del centro d’accoglienza.

PROGETTO CAMINANTES — Per i ragazzi, LN rappresenta una possibilità per uscire dai centri d’accoglienza e fare percorsi diversi dai soliti, come quello centro-questura o centro-scuola d’italiano etc. Spostarsi per Roma per fini ludici significa avere un approccio diverso alla vita quotidiana. Anche l’attività dell’escursionismo, col progetto Caminantes, è molto importante in questo senso, con due appuntamenti al mese di cui uno urbano nei luoghi d’interesse di Roma (spiegati in 3 lingue) e un altro in montagna, in gruppi d’escursionismo aperti a tutti, italiani compresi. Sono tutte occasioni per parlare con gli altri, anche in italiano, in un contesto rilassato e ludico.

WORKING TEAM — Il campo XXV Aprile, quando ci è stato affidato, era in condizioni disastrate. Non avevamo fondi per ristrutturarlo a dovere ed Alberto ha avuto l’idea di coinvolgere alcuni ragazzi del Centro d’Accoglienza volenterosi e abili in alcuni mestieri, dal fabbro al falegname passando per il muratore, che ci hanno aiutato a dare una sistemata al campo. L’idea del working team ha funzionato in maniera egregia. In cambio, a questi ragazzi è stata data una serie di opportunità, da corsi gratuiti di formazione a attestati del Comune di Roma, tutti elementi utili in sede di Commissione per ottenere i documenti, dimostrando in questo modo la loro volontà di integrarsi in questa Società.

© Gabriele Lungarella

SALVATORE LISCIANDRELLO (TOTI)
Allenatore

Da quanto alleni qui e cos’è per te Liberi Nantes?

Sono arrivato a Settembre 2014. Per me questa squadra è un insieme di tantissime cose ma, innanzitutto, è uno strumento di inclusione, che nasce dalla necessità dettata da una società che evolve e cambia continuamente, e che vuole accogliere questi nuovi cittadini della nostra comunità. Io vedo LN come una sorta di ariete: spesso si pensa ai migranti come degli extraterrestri, che vengono qui a rubare 35 euro al giorno. In realtà sono solo ragazzi che chiedono una seconda possibilità e che vogliono giocare a calcio come qualsiasi altro ragazzo della loro età. Ecco, LN, è un ariete contro i pregiudizi.

IL RUOLO SOCIALE DELLO SPORT — Nelson Mandela ha cominciato a formare un paese attraverso uno sport, il rugby. Lo sport ha un potere enorme. Io, quando ero bambino e vedevo una palla, speravo che venisse da me per poterla calciare. È un sentimento che hanno in tantissimi e che si mantiene anche nelle persone più anziane. Lo sport ha questo potere di coinvolgere, perché con il divertimento si sta insieme più facilmente. Si impara a stare insieme. Questi ragazzi provengono da contesti sociali che hanno regole completamente diverse dalle nostre ed il calcio fa sì che loro riescano a capire con più facilità il contesto dove si trovano e ad osservare alcune regole, come per esempio gli orari di allenamento.

IL CALCIO DI LIBERI NANTES — Il calcio, qui, è un passaggio per avvicinarti a una nuova società. Il gioco semplice e divertente aiuta i ragazzi ad allontanarsi dal proprio centro, cominciando così ad ascoltare altri pensieri. Purtroppo, col tempo, alcuni si perdono perché, a lungo andare, non riescono a integrarsi col contesto italiano. Fare calcio qui è diverso: a livello tattico è un altro sport. Tutti i ragazzi sono autodidatti e, quindi, lavoriamo molto su alcuni fondamentali come la posizione del corpo rispetto alla palla, la posizione tattica nel campo e rispetto al resto dei compagni. La voglia di fare risultato, qui, è subordinata al desiderio di stare insieme o di far parte di qualcosa di più grande, ma quando si scende in campo, anche qui lo si fa per vincere. Questo non vuol dire, però, che siamo disposti a scendere a compromessi.

© Gabriele Lungarella

MAURO MARCELLI
Vice Allenatore

Come hai conosciuto LN e perché hai deciso di collaborare con loro?
Ho conosciuto LN tramite il mio referente del Servizio Civile con Garanzia Giovani. Una volta finito il Servizio Civile, ho deciso di restare qua perché è stata ed è per me una bellissima esperienza e mi son sempre trovato bene coi ragazzi e con lo staff. All’inizio, avendo solo 21 anni, è stato un po’ complicato riuscire a farmi rispettare e a far riconoscere la mia autorità. Sotto il profilo dell’allenamento specifico, noi dobbiamo lavorare in maniera diversa rispetto ad altre società, perché a livello fisico loro hanno meno bisogno di preparazione, mentre la loro lacuna più grande è la parte tattica. Una volta scesi in campo, però, il calcio è sempre calcio. La posizione in campo, così come il rispetto degli appuntamenti e della struttura sono tutti fattori che possono aiutare questi ragazzi a vivere meglio anche fuori dal campo, nella società. Tutto il nostro lavoro permette loro di prestare attenzione ad alcuni aspetti in ed extra campo fondamentali, come ad esempio l’importanza dell’osservanza delle regole. Il calcio, in questo modo, può essere utile ad assimilare alcune nozioni attraverso il divertimento.

© Gabriele Lungarella

BARROW
Capitano della Liberi Nantes

Quando hai iniziato a giocare con i LN e come ti trovi in questa squadra?
Sono venuto a conoscenza del progetto e della squadra LN nel Centro d’Accoglienza dove vivevo quando arrivai dal Senegal nel 2013. Sono arrivato qui, passando dalla Libia, con un barcone e sono stato tratto in salvo dalla Marina Militare dopo che l’imbarcazione aveva avuto dei problemi. Un mese dopo, dalla Sicilia sono arrivato a Roma. Qui lavoro come cuoco per un catering e la mia giornata lavorativa inizia alle 5.00, ma mi sveglio alle 3.30 perché devo prendere diversi mezzi. Il calcio è il mio hobby e la mia passione e LN mi ha aiutato molto nella mia vita in Italia. La maggior parte del mio tempo libero la trascorro qui, giocando a calcio con altri ragazzi. Questo è un club speciale, il team è come una famiglia e significa molto per me. Sono molto felice di essere il capitano, di avere questa responsabilità. Qui ci sono ragazzi provenienti da quasi tutte le nazioni ed è un grande problema integrare le diverse etnie, anche per un problema di lingua. Io parlo 6 lingue locali e così trasmetto le parole del mister. Oggi, ad esempio, ci sono così tanti ragazzi nuovi e alcuni non li conosco neanche per nome. Tempo una settimana o un mese, però, diventeremo tutti una famiglia.

© Gabriele Lungarella

Stefano D’Alessio
Nato e cresciuto a Roma con la passione per il calcio giocato e raccontato, Stefano D’Alessio sfida gli umori delle diverse piazze calcistiche pigiando tasti sul delicato campo minato chiamato calciomercato per Calciomercato.it. Ostinatamente, ne parla anche in radio e in tv. Il suo gemello cattivo, invece, collabora col blog TheBegbieInside.com ‘spacciando calcio’ tra alcolici e stupefacenti. Who needs reasons when you’ve got football?

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