Il finanziamento pieno e la lobby ubriaca
In questi giorni si parla molto della riforma del finanziamento dei partiti, salutata come giusta e doverosa da una parte, e come “un’imbroglio della casta” dall’altra. In particolare quelli del Movimento 5 Stelle vanno dicendo, contemporaneamente, nella stessa settimana, che il finanziamento pubblico deve essere completamente abolito e che i partiti sono schiavi degli interessi privati e delle lobby di chi finanzia le loro campagne elettorali. Ci sono interventi in Parlamento per denunciare i nomi segretissimi dei lobbisti e sul blog di Grillo c’è persino un video shock dal titolo “LOBBISTA BECCATO!!!” con tanto di sagoma pixellata. Ecco, siccome queste sono le cose che mi fanno dare le testate al muro, vorrei solo spiegare due cose. La politica costa. Costa la struttura di un partito (e anche quella di un MoVimento), costano le campagne elettorali: tanti, tantissimi soldi. E questi soldi possono venire dal finanziamento pubblico o da quello privato. Ognuno dei due sistemi non è perfetto, ha i suoi pregi e i suoi difetti, alcuni strutturali ed inevitabili, altri più o meno presenti a seconda del buon funzionamento del sistema. Il finanziamento pubblico costa molti soldi allo Stato e si presta con troppa facilità, in assenza di adeguati controlli e regolamentazioni, ad abusi del tipo che conosciamo: sprechi, corruzione. In compenso però è un sistema di garanzia per il cittadino: primo perchè garantisce potenzialmente a tutti, candidati e movimenti, di entrare nella vita politica e di potersi candidare, anche senza disporre di grandi mezzi economici personali; secondo perchè, dando ai partiti la possibilità di sopravvivere grazie all’aiuto dello Stato, fa in modo che questi non siano dipendenti dagli interessi privati. Il finanziamento privato fa risparmiare soldi allo Stato e risolve il problema degli sprechi, ma non garantisce a tutti la possibilità di candidarsi: solo chi dispone di enormi mezzi economici da investire potrebbe pensare di fondare un movimento e candidarsi (Berlusconi, ad esempio, ma anche Grillo). Inoltre con il sistema del finanziamento privato gli interessi privati diventano l’unica fonte di entrata economica per il partito, e di conseguenza aumenta il potere di chi lo finanzia di influenzarne le decisioni. Questo è il sistema usato negli Stati Uniti, dove c’è un piccolo finanziamento pubblico accompagnato a un enorme finanziamento privato, a grandi linee libero, ma regolamentato e trasparente (in teoria). I candidati alla Presidenza, prima ancora di arrivare alle Primarie, vengono selezionati in base alla loro capacità di convincere gli investitori e di raccogliere fondi, e questo vale quanto le loro idee e la loro capacità di parlare in pubblico: se non convinci quelli che devono finanziare la tua campagna, il partito non ti candiderà mai, fossi anche JFK reincarnato. Le lobby delle case farmaceutiche, delle catene di fast food, delle case automobilistiche, delle armi, del tabacco, delle società di tecnologia ecc. finanziano i partiti e in cambio vengono consultate nelle discussioni sulle leggi da votare e sulle proposte da presentare. Entro certi limiti è tutto lecito e trasparente: oltre diventa corruzione. Il lobbista non è un oscuro traffichino affiliato alla massoneria che incontra i politici al parco portando valigette di soldi: è uno che di lavoro fa il tramite tra le aziende e i partiti, ed è una figura essenziale nel sistema del finanziamento privato. Insomma, meno finanziamento pubblico c’è, più c’è bisogno di finanziamenti privati e più aumenta il potere delle lobby di entrare nella politica. Tutto questo per dire due cose. La prima è che il sistema perfetto non esiste: ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti e ogni Paese sceglie quanto finanziamento pubblico e quanto di quello privato usare, come regolamentarli e quali limiti mettere. La seconda è che si può dire quello che si vuole, che il finanziamento pubblico è uno spreco di soldi o che i partiti sono schiavi degli interessi privati di chi li finanzia. Ma dire contemporaneamente tutte e due le cose, e sostenere tronfi che il finanziamento pubblico deve essere abolito e che i partiti sono pilotati dalle lobby è veramente una cosa da fessi del paese. Non si può sempre dire tutto e il contrario di tutto, mischiandone le cause e le conseguenze, con l’aria di chi la sa lunga. Non la sapete lunga. Non la sapete proprio, a casa sembrava di sì, ma qui non va bene, studiatela meglio. E per studiare non intendo il blog di Grillo e i video dei fanatici complottisti su YouTube, ma proprio quelle cose vecchie e morte che si chiamano libri.
Originally published at unveroeproprioarsenale.wordpress.com on December 21, 2013.