Ingrillment
Antefatto. Avete presente la legge elettorale? La porcheria? Il porcellum? Quella schifezza antidemocratica che svuota di senso il nostro voto impedendoci di esprimere preferenze ai candidati e attribuendo un abnorme premio di maggioranza alla Camera che falsa l’intenzione degli elettori? Quella che da anni bisogna cambiare? Quella che è la priorità degli ultimi tre governi, che poi invece la mantengono? Quella su cui la Corte Costituzionale si pronuncerà a dicembre? Ecco, Napolitano, stufo di fare appelli che cadono nel vuoto nei confronti di una classe politica indegna, ha deciso, come altre volte, di passare all’azione. Ha convocato una riunione al Quirinale con rappresentanti di Governo e maggioranza per affrettare il superamento del Porcellum prima della sentenza della Corte. “Perchè non la state facendo? A che punto siete? Su cosa non siete d’accordo? E su cosa invece sì? Trovate una bozza di accordo subito.” Una cosa del genere. Solo che la bozza di accordo che hanno trovato, basata sul proporzionale ancora senza preferenze, non piace a nessuno, nemmeno a me: non risolve il problema dell’ingovernabilità, chiunque vincesse le elezioni non potrebbe governare da solo e dovrebbe ancora cercare alleanze. Le opposizioni, cioè M5S e Lega, che ormai vanno a braccetto su tutto, insorgono, dicendo che non spetta a Napolitano convocare vertici di maggioranza, che è un colpo di mano e che la legge elettorale è materia di competenza del Parlamento. Dal Quirinale fanno sapere che verranno ascoltati anche gli altri partiti di opposizione, che comunque si tratta solo di una proposta e ci mancherebbe che la legge elettorale non fosse fatta dal Parlamento. Niente da fare, ormai i pazzi populisti sono partiti. Grillo parla di vergogna, di accordo di nascosto, di Napolitanellum, di fine della democrazia e della Repubblica parlamentare: “Vogliono cambiare la legge elettorale per tagliarci fuori con un giochetto miserabile. Abbiamo già dato mandato al nostro ufficio legale per avviare la procedura di impeachment contro Napolitano”. Bastava dire “Noi siamo contrari, in Parlamento voteremo contro” e invece niente, impeachment, napolitanellum, cose. Vabbé. Che cos’è l’impeachment. Dal francese “empêchement”, impedimento, è un antico istituto giuridico tipico del diritto anglosassone con il quale si rinvia a giudizio il titolare di una carica pubblica qualora sia accusato di aver commesso determinate azioni illecite durante l’esercizio delle sue funzioni istituzionali. In Italia l’impeachment non c’è, o per lo meno non così. Quello che viene chiamato impropriamente impeachment è la procedura di messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica, che deve seguire il rigido iter previsto dalla stessa Costituzione, da alcune leggi costituzionali e ordinarie e dal relativo regolamento della Camera. Innanzitutto, secondo l’art. 90 Cost., il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione, e in questi casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri (per atti diversi da quelli compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, invece, il Presidente della Repubblica risponde penalmente previa autorizzazione deliberata dal Senato a maggioranza assoluta dei suoi componenti). Comunque, una volta che il Parlamento, svolte le dovute indagini preliminari, discussi i presupposti dell’accusa e la sua esatta formulazione, decida a maggioranza di mettere in stato d’accusa il Presidente, questo subirà un vero e proprio processo di fronte alla Corte Costituzionale, che per l’occasione assume addirittura una composizione diversa: i soliti 15 componenti vengono integrati con altri 16 sorteggiati da un elenco di cittadini che abbiano almeno 40 anni e godano dei diritti civili e politici. L’imputazione deve ovviamente essere precisa e deve trovare nel processo la sua dimostrazione attraverso i mezzi di prova ammessi: alla fine la Corte deciderà se assolvere il Presidente o dichiararlo colpevole, con le relative sanzioni penali e civili, tra cui la destituzione dalla carica. Ora. Napolitano in questo caso ha agito nell’esercizio delle proprie funzioni, quindi può essere messo in stato d’accusa solo per alto tradimento o attentato alla Costituzione dalla maggioranza assoluta del Parlamento e poi giudicato dalla Corte Costituzionale con il procedimento appena visto. Qualunque cosa uno pensi del modo di operare di Napolitano, accusarlo di alto tradimento o di attentato alla Costituzione per aver incontrato i rappresentanti della maggioranza e sollecitato la modifica di una legge elettorale che è indiscutibilmente una schifezza dannosa, mi pare una fesseria. Per non parlare del fatto che Grillo la maggioranza dei voti in Parlamento in seduta comune ovviamente non ce l’ha, neanche mettendosi insieme ai suoi colleghi della Lega. Per non parlare del fatto che una cosa del genere deve proporla e discuterla il Parlamento, non un comico telefonando al suo ufficio legale.
*Aggiornamento del 27.12.2013. A distanza di due mesi da quando ho scritto questo post, poche cose sono cambiate. La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionali le due norme della legge elettorale sotto esame, il che è un’ulteriore conferma dell’urgenza di farne una nuova al più presto: le preoccupazioni di Napolitano erano e sono fondate, come le ragioni del suo intervento. Grillo nel frattempo ha pubblicato sul suo blog un vergognoso post (che non linko neanche morto) in cui fa ironicamente gli auguri al Presidente, insultandolo e minacciandolo di proporre l’impeachment entro gennaio. Io vi aspetto qua, eh. Perchè quando questa storia si sgonfierà, e voi comincerete ad urlare improperi contro qualcos’altro come se niente fosse, io poi voglio sapere come è andata a finire, la favola del Presidente della Repubblica messo in stato d’accusa da un comico per aver convocato una riunione.
Originally published at unveroeproprioarsenale.wordpress.com on October 26, 2013.