Se questi sono i buoni
A me una volta Travaglio piaceva. Forse ero meno informato di adesso, sicuramente avevo meno cognizione delle cose, ma mi piaceva il suo coraggio e la sua faccia tosta nell’elencare i procedimenti penali del furbacchione di turno. Poi lessi un articolo di D’Avanzo che spiegava la fallacia del suo metodo, ne lessi molti altri, cominciai a notare tante cose. Oggi sono più allenato e il metodo una volta individuato è abbastanza banale. Affermare le cose con assoluta sicurezza senza provare niente e chiamare “fatti” quelle che sono semplicemente le tue opinioni. Semplificare sempre tutto, ché i problemi difficili non esistono e se lo sembrano è perché c’è l’imbroglio. Trasformare i sospetti in certezze e le voci in prove. Pensare male di tutti a prescindere, ché la presunzione di innocenza è una favola per ingenui. Pensare che siano tutti uguali, tutti disonesti e tutti ladri, e convincere di ciò la gente, con conseguenze tremende (il populismo, per me, è dannoso quanto il berlusconismo). Citare a sproposito gli articoli della Costituzione che fanno comodo a te e nascondere gli altri sotto il tappeto, tenendoli fermi con il piede. Elenco di seguito alcune delle fesserie scritte da Travaglio in un articolo, molto condiviso su internet, intitolato “Amnesia e insulto”, molto critico nei confronti dell’amnistia e dell’indulto proposti da Napolitano: 1) Napolitano sarebbe “il massimo rappresentante di una classe politica incapace e cialtrona che da vent’anni non fa altro che inventare reati inutili e riempire vieppiù le carceri per gabbare la gente”. Che questa classe politica sia pessima è fuori di dubbio, ma che il Presidente della Repubblica la rappresenti è un insulto: il Presidente rappresenta lo Stato, la Nazione e la Costituzione, non la politica (intesa in senso negativo). Il Capo dello Stato rappresenta una politica “alta”, fatta di ideali, di principi e di valori costituzionali da difendere. E questo Napolitano ha sempre fatto in tempi difficilissimi, niente di più e niente di meno. 2) Che poi la pessima situazione delle carceri non sia dovuta a semplice menefreghismo ma faccia addirittura parte di una strategia volta a crearsi una scusa per emanare periodicamente indulti è complottismo da matti: amnistie e indulti sono scelte impopolari per qualunque politico e non convengono affatto perché alle urne si pagano sempre. Prodi ne sa qualcosa. 3) Napolitano “ha firmato senza batter ciglio una miriade di leggi affolla-carceri. E ora viene a spiegarci che le prigioni sono strapiene e bisogna spalancarne le porte con una bella legge libera-tutti”. Torna la cara vecchia balla del Presidente della Repubblica che deve rifiutarsi di firmare le leggi brutte, o scritte male, o che non piacciono a lui, o a noi, o a Travaglio. Non è così. La promulgazione delle leggi è un atto dovuto, salvo il diritto del Presidente di rinviarle alle Camere con messaggio motivato, ma per una sola volta. Belle o brutte che siano, è il Parlamento che fa le leggi, non il Presidente. E se una partita è brutta è perché due squadre giocano male, non per colpa dell’arbitro. 4) “Per entrambi i provvedimenti occorrono i due terzi del Parlamento, dunque già sappiamo come andrà a finire. Il Pdl farà pagare la propria indispensabilità cara e salata con l’ennesimo ricatto, quando si dovranno decidere il tetto massimo di pena per i reati da amnistiare e la lista dei delitti da indultare. O vi rientreranno i reati di Berlusconi, oppure non ci sarà la maggioranza…”. Torna il caro vecchio salvacondotto, altro classico del complottismo da bar, l’accordo di PD e PDL insieme a Napolitano per salvare Berlusconi. Allo stato attuale Berlusconi non lo ha ancora salvato nessuno. I suoi processi proseguono spediti, in uno è già stato condannato con sentenza passata in giudicato. Napolitano non ha firmato nessuna Grazia. Il salvacondotto è lì, accanto al Sacro Graal e al vello d’oro. La Giunta che doveva proporre la sua decadenza da senatore ha, pensate un po’ che complotto, proposto la sua decadenza. E’ improbabile che l’indulto venga esteso a un reato come la frode fiscale (non è mai successo) e in ogni caso ciò non salverebbe Berlusconi dal carcere, perché tanto lui a 77 anni in carcere non ci andrà mai. 5) “Un Presidente che pare abbia vissuto su Marte fino a ieri mattina, e scopre all’improvviso l’urgenza del colpo di spugna per evitare una sanzione europea tanto sacrosanta quanto prevedibile e prevista.” Non è esatto. Sono anni che Napolitano si batte per questa cosa, e fa appelli, e lancia moniti, e fa discorsi, e va a trovare detenuti nelle carceri. Anni. 6) “Poi, alle prime critiche, insulta i Cinque Stelle”. Cioé LUI (Napolitano) insulta LORO (i grillini). Lui, dicendo che “chi dice che l’indulto è fatto per salvare Berlusconi ha un chiodo fisso e se ne frega dei problemi della gente” ha insultato quelli con il chiodo fisso che se ne fregano dei problemi della gente e da anni lo chiamano mummia, morto, zombie, venduto e disonesto. Poveri grillini dal cuoricino tenero, insultati alle prime critiche. 7) “No, non sono l’indulto di tre anni e l’amnistia la sola ricetta possibile per evitare la dispendiosa condanna europea: anche perché, senza incidere sulle cause che producono tanti detenuti, fra sei mesi saremmo punto e daccapo.” Questo è vero, ed è ovvio. Nessuno pensa che amnistia e indulto siano la soluzione, semmai sono una toppa provvisoria. Ma se un Paese civile e democratico vive da sempre in palese violazione dei Diritti Umani e di ogni Trattato, Convenzione e Carta dei Diritti, cosa vogliamo fare se non intervenire subito per alleggerire questa vergogna? E la cara Costituzione su questo non dice niente, vero? E comunque la soluzione del problema esiste e si chiama riforma della giustizia (quella vera, non quella di Berlusconi). Per dirne una, il 38% dei detenuti in prigione non é mai stato condannato, é lì in attesa di processo per un abuso della custodia cautelare in carcere, che dovrebbe essere uno strumento eccezionale e invece no. Ma al solo nominare una qualunque riforma della giustizia, la gente pensa a Berlusconi e non se ne fa mai niente. 8) “Riaprire carceri di Pianosa e Asinara scriteriatamente chiuse nel ’97 come da “papello”. Ve lo dicono lui, Ingroia e Ciancimino. Il favoloso processo alla trattativa Stato-Mafia. A quanto pare nel papello consegnato dai boss al Governo con le richieste per mettere fine alle stragi c’era scritto di chiudere due carceri. Boh, forse quelle non gli piacevano e le altre sì. 9) “Perché rimetterebbe in libertà migliaia di pericolosi criminali pronti a tornare a delinquere”. Insomma. Cioè, la recidiva esiste, è chiaro. Ma il tasso di recidiva di chi esce prima per indulto è del 33,92%, mentre quello di chi esce alla scadenza naturale della pena è del 68,45%. Quanto li ama i fatti, lui. 10)”L’Italia darebbe vieppiù di sé l’immagine del paradiso dei delinquenti, attirando altre migliaia di immigrati clandestini.” Che mica vengono qua per la fame, la guerra e la disperazione. Macché, vengono qua a delinquere perché vedono in tv che questo è il Paese dei delinquenti. E tutte queste cose mica sono opinioni sue, con cui si può essere d’accordo o no. Sono i fatti. Non vorrai mica metterti contro i fatti, no?
Originally published at unveroeproprioarsenale.wordpress.com on October 10, 2013.