Non guardare.
Il Piccolo Uomo venne ingaggiato dal capo-villaggio di una tribù sperduta delle Montagne Note, per andare a riprendere la figlia del contadino Boleto, offerta in sacrificio, di comune accordo con gli altri membri del villaggio, all’uomo-bestia Ahu.
< Come mai vuoi salvare la figlia di quel contadino?>
Chiese il Piccolo Uomo al capo-villaggio.
< Perché me la fotto, ed ora se la fotte Ahu.>
Il capo-villaggio era un uomo schietto e sincero.
Nove uomini, due capre, un cane ed ermellino scortarono Il Piccolo Uomo fino ai confini del territorio dell’uomo-bestia Ahu.
In lontananza, più su, verso la cima del monte, si intravedeva una vecchia magione di pietra in rovina, dal cui tetto veniva fuori una fitta coltre di fumo nero.
Il Piccolo Uomo fece un passo per entrare nel territorio dell’uomo-bestia Ahu e d’un tratto dietro di lui non c’erano più i nove uomini, le due capre ed il cane.
Ma solo l’ermellino.
Arrivato dinanzi alla vecchia magione in pietra, Il Piccolo Uomo traversò l’entrata, in quanto la porta era completamente scardinata. All’angolo dell’unica stanza che sembrava esservi lì, vi era una ragazza completamente nuda, stesa per terra, con un rigolo di sangue che le usciva dalla fica. Ella sussurrò.
< Non guardare>
Il Piccolo Uomo scrutò quindi la stanza. Vi erano pezzi di pavimento sradicati e buche di terra melmosa ovunque. Al muro erano appese quelle che sembravano essere vagine rinsecchite assieme a dell’aglio selvatico.
SBAM*
Da una botola che stava preciso sotto i piedi del Piccolo Uomo, scappò fuori una mano grigia e sporca di terra.
Il Piccolo Uomo venne sbalzato a terra e vide sgusciare fuori da quel buco, un essere calvo, muscoloso e privo di qualsiasi pelo.
L’essere si voltò verso il Piccolo Uomo e non appena i loro occhi si incrociarono, per un qualche scherzo sinistro e diabolico, la bestia si ritrovò davanti all’uomo.
Istintivamente Il Piccolo Uomo chiuse gli occhi.
E la bestia si fermò.
< Tieni gli occhi chiusi>
Disse la ragazza con voce flebile.
Il Piccolo Uomo ascoltò il consiglio della ragazza.
Per diversi minuti si sentirono solo due respiri, quello caldo ed amorevole della bestia, e quello affannato ed incuriosito del Piccolo Uomo.
Poi un rumore di carne molla che veniva sbatocchiata.
Poi un biascicare.
Poi un girellare.
Poi dei piccoli passetti, sembravano quelli di un ermellino.
Poi dei passi grandi e pesanti.
Sembravano seguire quelli dell’ermellino.
Poi un tonfo.
E solamente i passi grandi e pesanti.
Riprese il rumore di carne molla che veniva sbatocchiata.
Un fischio.
Un forte odore di aglio.
L’odore della terra.
L’odore della legna che cominciava a bruciare in un camino.
L’odore di sangue.
Un gorgoglio.
Il gemito della ragazza.
Le urla.
Le urla.
Le unghie che si conficcavano le muro.
Il rumore della carne che veniva sbatocchiata.
Il respiro affannoso dell’uomo-bestia.
Il rumore di arti che si dimenano sbattendo sul pavimento.
Il Piccolo Uomo aprì gli occhi.
Davanti a sé l’uomo-bestia lo stava fissando con i suoi occhi neri e vuoti, pieni di amore e disse.
< Quello che hai sentito ero io e le mie “voci”. Non avresti dovuto guardare. Dovevi fidarti delle parole della ragazza. Sta qui da più tempo di te.>
Con un montante tremendo ed abissale, diretto verso lo sterno , l’uomo-bestia scaraventò Il Piccolo Uomo fuori dalla sua magione e fuori dai suoi territori.
Ove al confine non lo aspettava più nessuno.
Nemmeno l’ermellino.
Il Piccolo Uomo, vomitando sangue disse
< Non è un lavoro per me >
riprese le sue cose e se ne andò.
