Le sale giochi di provincia, le ragazze e Street Fighter

Oggi le ragazze e le donne giocano e fruiscono dei videogiochi, sono una fetta di mercato effettivo, sia che parliamo di console, PC o mobile. Lo so, sembra una affermazione scontata ma se ti facessi fare un salto nella provincia italiana dei primi anni novanta ti accorgeresti che di scontato non c’è proprio nulla.

Io me le ricordo le ragazze che giocavano da sole. Non c’era aggregazione, non avevano nessuno a fare il tifo o a regalare smorfie fra il geloso e l’ammirato se veniva superato un livello difficilissimo.

Le vedevi approcciarsi ai giochi più vecchi, quelli ormai fuori moda, addirittura “antichi” come Pac Man, giocare i loro match solitari senza febbre da gettone. Una partita sola nella penombra del bar, e poi basta, in sella alla loro bici riportavano a casa le sigarette al padre.

Alla sala giochi le ragazze non andavano.

Forse perché i videogiochi erano considerati roba da maschi, regali per maschi. Nei cataloghi di giocattoli le prime console erano sempre nella sezione colorata di azzurro o blu. Forse non godevano della stessa paghetta, o forse non ne avevano una.

Alla sala giochi si veniva giudicati per il gioco scelto e i risultati ottenuti, si consumavano i piccoli e feroci conflitti nati fra i banchi di scuola o all’oratorio. Per schivare i bulletti era necessario studiare gli orari. Per un dodicenne era un campo di battaglia.

Poi è arrivato Street Fighter II.

Grande ressa, file interminabili per una partita rapidissima con addosso tutti gli altri ragazzini smaniosi di giocare, gettoni inseriti anzitempo per assicurarsi un turno. SFII era arrivato in grande stile, ce l’aveva il Bar Juve in centro al paese, e anche la sala giochi.

Ma soprattutto nel roaster dei personaggi giocabili c’era una lottatrice, Chun Li.

Se per i ragazzi Chun Li era la cartina di tornasole per scoprire se eri frocio, per le videogiocatrici timorose era un cavallo di troia pazzesco. C’è una donna, a questo gioco da maschi posso giocare anche io.

Così le vedevi impersonare Chun Li (sono una femmina e devo giocare con una femmina) con risultati disastrosi, sia perché CL era chiaramente più debole rispetto ai personaggi maschili, sia perché nessuno era davvero bravo ai giochi di lotta, prima non ne avevamo mai visti*.

Addirittura, quando arrivavano le giostre con con la loro sala itinerante, qualcuna si azzardava a sfidarti. Sempre con Chun Li. O forse sfidavano solo me, che usavo Blanka (il mostro) e molto poco i protagonisti belli e forti.

Ora è diverso, nonostante esista ancora un profondo sessismo nel mondo dei videogiochi, le protagoniste femminili sono diventate un genere amatissimo (una su tutte, Lara Croft) e anche Chun Li è diventata forte negli innumerevoli Street Fighter usciti negli anni.

Le sale giochi di una volta non esistono più, il Bar Juve non c’è più, ma le ragazze che giocano sì, e sono milioni in tutto il mondo.

Voglio concludere con delle scuse. C’era una ragazza, detta “ciòca” (in dialetto ubriaca, a causa del problemi di alcolismo della madre) che al baretto giocava a Snow Bros. Io la guardavo senza farmi notare, perché era considerata una sfigata, ma altro che Chun Li:

Elisa, sei sempre stata la più forte di tutti!


*il primo Street Fighter lo trovavi al massimo nelle sale delle località turistiche, e presentava personaggi esclusivamente maschili.