Basta con le petizioni online

Lasciatemi il diritto di non firmarle

Aggiornare la casella di posta è il mio incubo. Lasciando perdere lo spam da cui vengo letteralmente sommersa e le newsletter a cui mi iscrivo in modo compulsivo e le email importanti che mi fa ansia aprire, c’è soprattutto una tipologia di messaggio che proprio non sopporto ricevere. Le petizioni.

Okay, non fraintendetemi, le petizioni sono un’iniziativa meravigliosa. Quante volte ci siamo sentiti impotenti di fronte alle ingiustizie di questo mondo eppure vogliosi di fare qualcosa? L’attivismo non fa per tutti, ammettiamolo. Provo una grande ammirazione per coloro che coraggiosamente si mettono al servizio degli altri in prima persona, a partire dai volontari che salvano vite nel mar Mediterraneo a pochi chilometri da casa mia, fino ad arrivare a quelli che nei territori colpiti dalla guerra non hanno paura di esporsi pur di aiutare le persone in difficoltà.

L’attivismo non fa per tutti, e le petizioni sono un ottimo modo per rimediare. Mi sento sempre meglio quando ne firmo una. La coscienza a posto, diciamo. Ne ho firmate parecchie, una delle ultime riguardava le api che bisogna assolutamente salvare dai pesticidi… o qualcosa del genere. Di petizioni ce ne sono di tutti i gusti.

Una firma, che poi non è nient’altro che un click su un riquadro colorato su cui è scritto FIRMA. Una firma ed è fatta. Salvare il mondo non è mai stato così facile. Posso stare comodamente sdraiata sul mio divano, un pacco di patatine alla mia sinistra, la tv accesa sul season finale di Italia’s Got Talent, e nel frattempo salvare le balene della Nuova Zelanda dall’estinzione. Che figata è? Tutto è semplice nel 2017. Viva la tecnologia.

Solo una cosa non mi convince. Di tutte le cause per cui è stata creata una petizione -e a cui sono stata invitata a prendere parte con una firma- sono poche quelle che mi stanno a cuore. Pochissime, anzi. Due, facciamo tre? E no, no, non sono una cinica spietata. Mi si stringe il cuore tutte le volte in cui, tramite email, mi fanno sapere di una certa tragedia avvenuta in qualche parte del mondo di cui non so niente. E mi capita spesso. Ma siamo sinceri: sarò davvero l’unica? Impossibile.

Mettiamo da parte l’ipocrisia, per favore. Non riesco a credere che al mondo esista qualcuno che è sempre al corrente di tutte le calamità che affliggono questo mondo. Sarà capitato a tutti dunque di ricevere un’email per una petizione su qualcosa di cui non si era a conoscenza. E quando è così, come si procede? Io, in genere, dopo un momento di legittimo turbamento generale, se posso vado subito ad informarmi e poi corro a mettere una firma. Ma è proprio questo il punto. Se posso. Perché non sempre posso, e se non ho tempo per farmi un’idea sulla questione, mi trovo sempre impantanata nel dubbio, nonché nei sensi di colpa. Firmo o no?

La facilità con cui prendiamo una posizione quando siamo al riparo di uno schermo è spaventosa. Seriamente. Non c’è niente di nobile, anzi al contrario, è vigliaccheria allo stato puro. Posso benissimo immaginare quanti di coloro che nell’ultimo anno hanno firmato una petizione a favore della tutela dell’ambiente abbiano poi condotto una vita secondo gli stessi principi. Io la vedo così, e non dico che mi piaccia ma non posso farci niente: maggiori le firme, maggiore il valore perso dalle cause che sposate. Non si può sostenere tutto, non ci si può battere per tutto. È stupido anche solo pensarlo, smettetela di farcelo credere. Una click non lava la coscienza dagli anni di ignavia che avete (e che ho) sulle spalle. Se volete cambiare il mondo, fate qualcosa di concreto.

Quindi no, non firmerò indistintamente tutte le petizioni che mi presentate. Ho il diritto di ignorarvi e per fortuna non ho bisogno di una petizione per poterlo esercitare.