IL PAESE DEGLI GNOMI

Erano mesi che stavamo organizzando questo viaggio così, quando arrivò il giorno della partenza, già non stavo nella pelle: bosco Rioalto arriviamo! L’alone di mistero e le leggende su questo posto mi avevano da sempre affascinato, chissà se erano vere, chissà se avrei notato qualcosa di particolare e magico, quel che era certo io ci credevo fermamente: in quel bosco vivevano gli gnomi. Arrivati al nostro hotel, io e Fabry decidemmo di fare uno spuntino, dopo tre ore di viaggio ci voleva proprio! Seduti nel bar, mangiammo voracemente un buonissimo panino al salame e tanti stuzzichini che l’oste continuava a portarci senza sosta, insomma mangiammo fino a scoppiare! Dopo questo pranzo regale, chiedemmo all’oste informazioni su come raggiungere il bosco Rioalto e, molto cordialmente, ci sconsigliò di addentrarci in quel luogo perché molto pericoloso, ci suggerì quindi un parco, dove poter fare due passi in tutta tranquillità all’aria aperta; ma noi siamo venuti qui apposta per vedere quel luogo tanto misterioso, così ci incamminammo lo stesso verso Rioalto. Per fortuna il senso dell’orientamento di Fabry è stupefacente, riuscirebbe a trovare la strada giusta persino nel deserto, così in poco più di due ore eccoci davanti ad un grosso cartello con scritto: bosco Rioalto. Siamo arrivati! Ci addentrammo un po’ intimoriti ma tanto curiosi in questo fitto bosco, gli alberi molto alti erano uno accanto all’altro come se formassero un esercito perfettamente allineato; era molto buio e faceva improvvisamente un grande freddo; il fruscio del vento ci assordò e un tumulto di foglie ci avvolse completamente. Tutto questo un po’ ci spaventò, l’atmosfera che si respirava in quel luogo era misteriosa e inquietante, ma decidemmo comunque di proseguire per trovare un piccolo segno di vita degli gnomi. Camminammo per ore ma nulla di particolare attirò il nostro sguardo; il buio era sempre più fitto e il vento aumentò d’intensità così, scoraggiati, decidemmo di tornare indietro.

Giunti al grande cartello iniziale, lo fissai quel qualche secondo, non volevo rassegnarmi all’idea che fosse tutto finto, una leggenda per bambini così, gridai con tutto il fiato che avevo in corpo: «Io so che esistete e vi troverò!». Quella notte non riuscii a prendere sonno, mi giravo e rigiravo nel letto guardando fuori dalla finestra un’enorme luna lucente che brillava come non mai. Poi finalmente mi addormentai. Il sole mi abbagliò filtrando dalla finestra, non avevo voglia di svegliarmi, ancora un po’ poi mi alzo, pensai; la voce forte di Fabry però mi fece sobbalzare, ma cosa urla? Perché mi chiama strillando? «Vale Vale dove sei?» continuava a urlare spaventato. Mi sedetti sul letto guardandolo stupita e dissi: «Fabry ma sono qui sei impazzito? Non mi vedi?». No, non mi vedeva, e quando capii il motivo rimasi impietrita per qualche secondo: ero alta poco più di una noce, nascosta tra le lenzuola che mi avevano totalmente avvolta come un mare in piena: «Aiuto! Ma cosa mi è successo? Aiuto ho paura». Urlavo con tutta me stessa ma lui non mi sentiva, alzai le mani chiamandolo ma non mi vedeva, ero sola, confusa, sentii le gambe molli e poi, solo buio… Non so per quante ore dormii, ma mi sembrò un’eternità, mi sentivo tremendamente stanca e vedevo tutto offuscato; poi un’ombra sopra il mio viso iniziò a parlarmi chiamandomi con un nome strano: «Amil-Gawen svegliati! Apri gli occhi!». Mi strofinai gli occhi con forza e quando tutto fu più nitido, quello che vidi mi fermò il respiro: un omino paffuto con gote rosse e una folta barba bianca, mi guardava con grandi occhioni azzurri e un sorriso simpatico e rassicurante; aveva un cappello verde a quadrettoni ed era vestito con degli strani pantaloncini molto gonfi e una camicetta bianca, il tutto ornato da un piccolo gilet della stessa fantasia del cappello. «Ciao io sono Gorfirion, finalmente ci hai trovati! — mi sussurrò con la sua voce roca, guardandomi fissa negli occhi — purtroppo l’unico modo per poterti far conoscere il nostro mondo, era addormentarti e trasformarti in una di noi, nessun uomo deve conoscere il modo per arrivare al nostro villaggio.

Non tutti gli umani sono buoni come te, noi sappiamo che tu hai sempre creduto nella nostra esistenza e da sempre ci stai cercando per conoscerci, ma gli altri della tua specie ci cercano solo per poterci studiare come cavie e questo ci distruggerebbe». Ascoltai le parole dello gnomo con molta attenzione, mi resi conto che aveva ragione e che ero stata davvero fortunata a essere scelta da loro per conoscere il loro magico mondo, queste creaturine così piccole sapevano leggere nei cuori delle persone come nessun altro. Dopo aver accettato la mia condizione da gnomo, iniziai a fare un giro per il villaggio insieme alla mia guida Gorfirion. Mi ritrovai in un boschetto incantato, dove vivevano tanti minuscoli abitanti: ognuno di loro aveva una bellissima casetta di legno, circondata da un orticello verde pieno di fiori colorati e dalle mille qualità; in fondo al villaggio si trovava un grande mulino in pietra, con il tetto interamente ricoperto di foglie e muschio e con una grande ruota girevole movimentata da un gorgheggiante ruscelletto; c’era poi la segheria, con il legname appena tagliato; un grazioso laghetto con ninfe galleggianti, sulle quali minuscole rane saltellavano agilmente; una piccola grotta ricavata da un foro nell’albero, dove alcuni gnomi stavano provando canzoncine natalizie con i loro vocioni tuonanti. La vita nel villaggio trascorreva serena ma sempre frenetica, ogni gnomo aveva la sua mansione: chi lavorava la terra, chi cucinava, chi puliva accuratamente tutte le casette. La mia attenzione, venne però catturata da uno gnomo sotto una grande tettoia di paglia che, era intento a fasciare la zampina di una lepre: «quello è Elymir — disse la mia guida — si occupa di aiutare tutti gli animali in difficoltà, a volte hanno una spina nella zampa, altre volte sono rimasti intrappolati nelle trappole messe dall’uomo, lui cerca di soccorrerli con le sue cure a base di erbe». Guardavo affascinata Elymir, era un dottore degli animali e non aveva la minima paura nell’aiutarli, anche se spesso era grande come una loro unghia, questo sì che è amore per gli animali, pensai.

La visita proseguì con entusiasmo, quando all’improvviso venne verso di noi uno gnomo molto spaventato e agitato che disse a Gorfirion: «un gruppo di umani sta abbattendo gli alberi nel bosco, si stanno avvicinando sempre di più al nostro villaggio». Vidi Gorfirion cambiare espressione, non era più sereno e rassicurante, ma divenne teso e pensieroso; rimase in silenzio alcuni istanti, fissando la punta dei suoi insoliti stivali, poi con voce imponente disse: « Dobbiamo fermarli a tutti i costi, solo tu puoi aiutarci Amil-Gawen!». Io? E come? Pensai tra me e me. «Solo un altro umano può interagire con loro e fermarli; però tu in questo momento sei sotto incantesimo, ritornerai umana solo tra dieci ore e ormai sarà troppo tardi. Ti riporteremo al tuo hotel, dove chiederai aiuto a Fabry, anche lui ha un cuore buono, possiamo fidarci!». Non fece nemmeno in tempo a finire la frase, che mi misero su una strana carrozza guidata da due coccinelle che, correvano come matte tra cespugli e rami secchi facendomi ballonzolare per tutto l’abitacolo. Ora come glielo spiego che sono grande come un bottone, farfugliai tra me e me… In pochi istanti arrivammo all’hotel, dove tutto ebbe inizio, Gorfirion mi aiutò ad arrampicarmi alla finestra della mia stanza, poi si nascose dietro al vaso di fiori per non farsi vedere. Fabry era seduto sul letto con il telefonino in mano, ripeteva ad alta voce frasi insensate nelle quali potevo riconoscere chiaramente il mio vero nome, Vale. Salii sul letto e mi avvicinai a lui, iniziai a chiamarlo ma non mi sentiva, chi non crede negli gnomi non può vederli, mi aveva ripetuto più volte Gorfirion durante la visita al villaggio. Così fissai scoraggiata lo gnomo e gli dissi: «lui è scettico su di voi, non crede alla vostra esistenza, come può vedermi o sentirmi?». Gorfirionmi guardò con i suoi occhioni e, con il suo solito sorriso rassicurante, mi disse: «Lui crede in te!». Inizia così a tirare la maglia di Fabry con tutte le mie forze, urlando il suo nome a squarciagola, poi finalmente si girò. Sgranò gli occhi e saltò in piedi allontanandosi di scatto dal letto, mi guardava spaventato provando a balbettare qualcosa, ma quello che emetteva erano solo suoni senza senso.

Gli sorrisi e con molta tranquillità gli dissi: «Gli gnomi esistono, ho visto il loro villaggio, non avere paura tra qualche ora svanirà l’incantesimo e tornerò umana. Ora loro hanno bisogno del tuo aiuto o il villaggio sarà distrutto». Si sedette sul letto, mi prese con cautela mettendomi sul palmo della sua mano e poi iniziò a ridere, rideva e rideva senza fermarsi, guardandomi estasiato. Allora misi i miei pugnetti sui fianchi e con tono minaccioso gli urlai: «Ma cosa ridi? Ti ho appena detto che sono in pericolo, muoviti andiamo a fermare i taglialegna nel bosco!». Fabry, sempre divertito, mi mise nel taschino della sua camicia e si avviò al bosco con passo spedito. «Devi spiegarmi parecchie cose signorina, sparisci per un giorno interno e ritorni nei panni di uno gnomo, va bene che volevi trovarli però diventare una di loro mi sembra eccessivo non trovi?» mi disse Fabry con voce decisa e un tono ironico, mentre continuava a correre verso il bosco. In quel momento non ebbi nessuna voglia di dare spiegazioni, ero troppo agitata e spaventata all’idea che il villaggio e tutto il loro mondo fosse eliminato con un colpo d’ascia, pensavo solo a come poterli fermare, a come impedire una tragedia; così mi rivolsi a Fabry chiedendogli quale fosse il suo piano e lui, molto tranquillamente, mi rispose: «sono un avvocato, m’inventerò qualcosa al momento». Perfetto, pensai, non abbiamo un piano! Finalmente arrivammo al grande cartello del bosco, un rumore incessante rimbombava fra gli alberi, era il frastuono delle asce che colpivano senza tregua innocui alberi secolari; era pericoloso avvicinarsi troppo, qualche albero poteva cadere improvvisamente e travolgerci, così Fabry iniziò a chiamare i taglialegna lanciando verso di loro piccoli sassolini in modo da attirare la loro attenzione. Erano, però tutti molto concentrati nel loro lavoro, serviva qualcosa di più grande per poterli distrarre, ecco che ebbi l’idea geniale: gli gnomi possono comunicare con gli animali e, in quell’istante, io ero una di loro; mi accorsi che sopra un albero ancora intatto, alcuni scogliattoli impauriti si erano radunati per ripararsi dal pericolo incombente, chiesi a Fabry di mettermi su quell’albero e iniziai a parlare con loro, mi capirono perfettamente, questa è magia, pensai.

Fabry guardava perplesso la scena, quando improvvisamente gli scogliattoli, sotto mia indicazione, iniziarono a colpire i taglialegna con i gusci delle loro noci, mirandoli perfettamente sulla testa, li bersagliarono così tanto che smisero di colpire gli alberi e iniziarono a guardarsi intorno per capire chi e cosa li stava colpendo. Fu in quell’istante che Fabry intervenne: «buongiorno signori, sono della protezione animali e state infrangendo un bel po’ di leggi qui, a quanto vedo! Questi alberi non possono essere abbattuti per nessun motivo, poiché la fauna e la flora del bosco Rioalto sono protette. Siete pregati di smettere immediatamente o sarò costretto a multarvi». I taglialegna guardarono Fabry sorpresi e un po’ spazientiti, poi uno di loro si rivolse a lui con tono quasi minaccioso: «questo posto non è protetto, faccio questo lavoro da molti anni e so perfettamente, dove poter andare a spaccare la legna, quindi vedi di levarti di qui che abbiamo da fare». Fabry mi guardò deluso, purtroppo avevano ragione, nessuna legge difendeva questo posto, anche se incantato, loro potevano tagliare questi alberi. Improvvisamente sbucò fuori da un cespuglio Gorfirion, alzò le braccia al cielo e gridò: « Minnar in Ernilath rîn, erio Forodrim!». E tutto si fermò. I taglialegna rimasero come impietriti, il vento, le foglie, gli alberi, tutto fu immobile tranne noi; guardavamo estasiati e impauriti questa magia quando Gorfirion ci disse: «ho bloccato il tempo, avete un’ora per procurarvi il foglio che proteggerà questo luogo, correte!». Fabry mi rimise nel suo taschino e iniziò a correre veloce verso il paese: «è impossibile, dove lo troviamo ora un giudice per far firmare il decreto di protezione, non possiamo tornare in città ci vorrebbero almeno tre ore» esclamò ansimando Fabry. «Aspetta! — dissi con un tono entusiasta — ti ricordi quel signore cicciottello con i baffi nel nostro hotel? L’oste l’ha chiamato giudice Faria a tavola, forse lui potrebbe aiutarci»; Fabry mi guardò illuminato e si diresse velocemente all’hotel. Nel giardino, seduto a sorseggiare un buon succo d’arancia, c’era proprio quel signore cicciottello con i baffi, Fabry si avvicinò e gli spiegò la situazione, tralasciò qualche particolare come gnomi, villaggio e magia, però gli raccontò di un bosco secolare in pericolo; fortunatamente per noi questa persona non solo era un giudice di grande fama, ma era anche un appassionato di montagna ed escursioni, così non fu troppo difficile fargli scrivere un foglio ufficiale dove vietava a chiunque l’abbattimento degli alberi di Rioalto. Fabry, foglio in tasca e me nel taschino, iniziò a correre velocissimo, il tempo stava inesorabilmente passando ed entro pochi minuti i tagliaerba si sarebbero svegliati dall’incantesimo. Quando arrivammo, tutto giaceva ancora immobile, poi una luce abbagliante si sprigionò nella foresta e tutto si destò dall’incantesimo, i taglialegna presero le asce in mano ma Fabry fu più veloce: «con questo decreto firmato da un giudice, v’impedisco l’abbattimento degli alberi di Rioalto» disse con voce fiera. Il capo dei taglialegna lesse il foglio poi si rivolse ai suoi uomini: «ragazzi andiamo via questa zona è protetta», poi guardò Fabry in modo interrogativo, come poteva essersi procurato un decreto lì nel bosco in pochi minuti… Quando i taglialegna furono andati via, tutti gli gnomi e gli animali uscirono allo scoperto, cantavano e saltellavano ringraziandoci festosamente, poi si avvicinò a noi Gorfirion e con aria solenne ci disse: «grazie, ci avete salvato, voi avete il cuore buono ma io già lo sapevo!» e ci strizzò l’occhiolino. Improvvisamente le mie gambe si fecero pesanti, sentii una grande stanchezza e poi buio… Quando mi svegliai, ero nel mio letto in hotel, mi alzai di scatto e mi accorsi di essere tornata umana, mi strofinai gli occhi e vidi Fabry seduto alla scrivania che guardava la televisione: tutto era come sempre. Mi alzai dal letto e dissi a Fabri: «sai che ho fatto un sogno assurdo? Ero uno gnomo e insieme li abbiamo salvati dai taglialegna, ho anche visitato il loro villaggio, era bellissimo». Fabry sorrise e mi strizzò l’occhiolino, poi capii…

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