Cose sparse di un anno che finisce

Sto cercando di mettere ordine.

Ho cominciato dal desktop. Ho messo via ogni cosa al suo posto, ho fatto cartelle nuove, ho scelto due sfondi nuovi — uno per ogni monitor — uno a pois e uno a strisce, perchè una donna in certe situazioni non può permettersi di scegliere.

Poi ho messo ordine tra i documenti, nel pensile dove tengo tutto il necessario per i dolci, nella credenza e persino nel cassetto delle borse.

Sto cercando di mettere ordine nella confusione di un anno così pieno che sembra un desktop affollato, un pensile in rivolta, un cassetto esploso.


È stato un 2015 sempre di corsa, che mi ha costretta a ridefinire le priorità, a prendere decisioni che non si potevano più rimandare, che mi ha trascinata, sospesa, ripresa e sorpresa. Un anno bello e pieno che rifarei tutto daccapo solo per ritrovarmi qui dove sono, e che voglio mettere in ordine e poi conservare perché abbia senso, perché sia per sempre.


Da questo 2015 ho imparato a smettere di concentrarmi solo su quello che c’è ancora da fare e qualche volta — almeno provarci — sedermi a prendere atto dei risultati ottenuti. Accettarli.

Chiudo questo 2015 con in tasca certe decisioni che solo un anno fa non pensavo che avrei mai potuto prendere, venute più dalla pancia che dalla testa, desideri che mi sono concessa di realizzare. Lo chiudo con quella frangetta, sempre spettinata e fuori posto, che desideravo da tutta la vita e lo chiudo da freelance. Quest’anno mi sono alzata una mattina, sono andata nell’ufficio di sempre e, dopo 14 anni di posto statale (per precario che fosse) ho comunicato le mie dimissioni. Tra un anno vorrei trovarmi qui a dirmi che ho fatto per bene, per ora credo sia quanto di meglio potessi concedermi quest’anno: quell’occasione che ho pensato per troppo tempo di non meritarmi.

Ho imparato a meritarmi qualcosa (e qualcuno) e questo ha cambiato molte cose, o tutto. E ho scoperto che essere multipotenzialista non è poi così male e che troppo non significa niente.

Mi sono guardata molto dentro e ho scoperto quanto possano andare a fondo fino a prendersi tutto, certe paure. Ho deciso di cominciare a combatterle.

Sono uscita dalla mia trincea e mi sono avvicinata di nuovo alle persone. Non è sempre facile e non sempre mi riesce, ma aver fatto un passo oltre, aver smesso di difendermi a oltranza, anche da chi non mi attaccava affatto, pensavo fosse impossibile e invece bastava cominciare. Grazie a chi, nonostante io sia me, mi ha concesso fiducia e mi ha fatto sentire di nuovo umana.

Mi sono fatta molte domande e poi, con costanza e determinazione ho cominciato a cercare le risposte. Ho imparato l’arte della pazienza, che non è solo quella di mettere su un pezzo di lino un milione di punti ma anche quella di aspettare che certi obiettivi si avvicino un po’ per volta.

Ho fatto molti sbagli e ho cercato di guardarli tutti con un po’ di disincanto, ho provato più di tutto ad andare avanti senza fare di ognuno di questi, un dramma.

Ho, con molto sollievo, messo l’ultima firma sulle carte del mio divorzio.

Ho scattato molte foto e ho venduto le mie foto. Poi le ho viste stampate, in vetrina e mi sono sentita orgogliosa di me come mai prima. (Oddio ma sono le mie? Ohssì, sono le mie!). Ho anche ricevuto complimenti, sostegno e approvazione e mi sono impegnata a non pensare, ogni volta, che fossero solo cortesia. Mi sono concessa per un attimo l’idea di essere, magari, brava davvero, a fare certe cose.

Ho impegnato tempo ed energie in un progetto sbagliato ma anche da questo sono riuscita a portarmi via qualcosa di buono: una maggiore consapevolezza per le scelte del futuro e la voglia di un progetto a più mani e più teste su cui lavorare.

Ho lavorato su progetti belli e con persone belle da cui ho imparato molto.

Ho cambiato la faccia di Brodo di coccole e ho lavorato e scritto codice per settimane perché somigliasse proprio a me e a quello che desideravo. Ho riscritto il piano editoriale, differenziato i contenuti, variato la linea editoriale, aggiunto post di opinione e post di DIY e craft. Ho diminuito la frequenza di pubblicazione per dedicarmi ad altro ma ho comunque scritto 85 nuovi articoli e ricette e ricevuto oltre 140.000 visite, un numero che mi sembra pazzesco per questo piccolo blog di cucina e cose belle.

Ho investito una cifra consistente di quello che ho guadagnato dalla mia attività di fotografa e content writer in formazione. Ho cercato di mettere basi quanto più possibile solide per il futuro e a ognuna delle persone che mi ha insegnato qualcosa so che dovrò molto perciò grazie Enrica, grazie Annamaria e grazie Gioia.

Ho amato questo 2015 anche se non è stato quasi mai facile, ho amato il filo da torcere che mi ha dato, le emozioni che mi ha fatto ritrovare, aver ceduto più per gioia che per dispiacere.

Ho amato i chilometri fatti per andare oltre. Berlino, dove ho lasciato un fiume di lacrime, perché la disumanità della storia, quando la tocchi, ti emoziona e fa piangere più delle parole che la raccontano. La Cornovaglia e il suo vento che culla e accarezza e sa di oceano, di terra, di verde, di blu, di tè, di sincerità e di vorrei restare per sempre. Londra che mi sorride ogni volta e ogni volta mi innamora un po’ di più. Le Langhe, l’amante della porta accanto, quello che ti seduce con un bicchiere di vino al momento giusto.

È stato un anno di cambiamento, di costruzione e consapevolezza e nel 2016 mi porto questo e questo auguro a chi mi legge, a chi mi scrive, a chi riempie e illumina anche gli angoli più bui di certi giorni.

Che l’anno nuovo ci porti strade, possibilità, forza, passioni, e nuove prospettive. Perché non è mai la luce ad essere sbagliata, solo il punto di vista da cui la guardi e allora che ci resti sempre la voglia e un motivo per spostarci ancora un passo più in là.

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