Del perché ho deciso di farmi guidare dalla paura


Mi ci sono voluti tre mesi per imparare a guidare. Tre mesi e trenta guide. Trenta. Trenta che avrebbero potuto essere trecento, tremila o trecentomila, se a decidere fossi stata io.

Ho sempre avuto una gran paura di guidare. Di non riuscire a coordinare i piedi sui pedali, di sbagliare una curva, di scordarmi di frenare, di non rendermi davvero conto di quali fossero realmente le dimensioni della mia auto e di collidere con ogni possibile ostacolo e paura di fare male a qualcuno. Sì, io sono quella delle tragedie, una di quelle donne che al terzo squillo se non rispondi conta i soldi in banca perché come minimo qualcuno ti ha rapito. Quelle.

La prima volta che mi sono seduta in auto, dal lato della guida ho pianto. L’ho accesa, ho tentato di staccare il piede dalla frizione, l’ho fatta spegnere e mi sono convinta che non ce l’avrei mai fatta. Mi presentavo a ogni lezione di guida con quest’idea. Non sarebbe mai partita, e quella intanto partiva. Non sarei mai riuscita a mettere la terza e poi invece ecco i temutissimi 30 all’ora. Non sarei mai riuscita a ripartire in salita e poi ho superato l’esame di guida sulla collina bergamasca con 30cm di neve fresca per terra. Questa ostinazione degli avvenimenti sarebbe stata insopportabile se solo me ne fossi resa conto.


Il fatto che io non lo credessi possibile non ha mai impedito alle cose di accadere ugualmente.

Lui, l’istruttore, Silvestro, un signore napoletano trapiantato nella bergamasca, cercava di sdrammatizzare, mi parlava di pizze e mozzarelle per distrarmi e mi diceva di continuo con quel suo accento così familiare: “vai, vai, non lasciare, pure se tieni paura non ti fermare”.

Mi ci sono volute trenta guide e tre mesi per farmi prendere la patente e ci è voluto ancora un po’ per convincermi che potevo anche accettare la paura e guidare. Quando l’ho fatto sono salita in macchina e ho guidato, da sola, per 300km.

Ho avuto paura di guidare e anche quella di sembrare stupida ma ce l’ho fatta ugualmente. Ho un sacco di paure, ce le ho e — voglio essere sincera — non voglio affatto farne a meno.


Non voglio smettere di avere paura perché non importa il tempo (anche se, come me, hai paura di sprecarlo), le cose succedono sempre al momento giusto, pure quando non lo credi possibile. E se quando succedono hai paura è perchè stai rischiando, ti stai mettendo in gioco, stai cambiando, è l’occasione per essere migliore.

Ha avuto paura Gagarin prima di arrivare nello spazio, Jordan ogni volta che ha lanciato per il canestro vincente, ogni maratoneta che ha tagliato il traguardo. Dai, tiriamocela un po’, anche quelli che hanno fatto la storia hanno avuto paura.

La paura è quella che ti fa sentire viva, come un salto giù da un aereo, ma con il paracadute sulle spalle, perché ci piace il brivido ma ci piace un po’ meno schiantarci. Quando hai paura è perché hai smesso di crogiolarti nella solita routine, sei uscito dal tuo perimetro di sicurezza e tutto può succedere, anche le catastrofi, sì, ma se sai averne paura sai già affrontarle.

La paura è l’amica che mi ha impedito di continuare a girare in tondo in una vita infelice, mi ha dato mille occasioni, molte vite come a un gatto, è la benzina che mi ha portata qua, diversa da ieri, diversa da ogni altro giorno, pronta per essere ancora un’altra domani, pronta per provarci ancora, pure se tengo paura.