#FertilityDay in Italia: cosa non mi convince

Il Ministero della Salute ha lanciato il #FertilityDay per il 22 Settembre…

Leggendo sui social vari rilanci di un evento chiamato #FertilityDay , che si svolgerà in Italia il 22 Settembre, mi sono incuriosita e sono andata a cercare maggiori informazioni sul sito del Ministero della Salute che ha lanciato una “campagna di comunicazione”.

Ho letto attentamente le prime righe della presentazione dell’evento in cui si legge:

< Il primo “Fertility day” si celebra il 22 settembre 2016 per richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema della fertilltà [NDR. errore riportato dallo stesso sito web] e della sua protezione. La sua Istituzione è prevista dal Piano Nazionale della Fertilità per mettere a fuoco con grande enfasi:

  • il pericolo della denatalità nel nostro Paese
  • la bellezza della maternità e paternità
  • il rischio delle malattie che impediscono di diventare genitori
  • l’aiuto della Medicina per le donne e per gli uomini che non riescono ad avere bambini […]>

Dopo un primo momento di sconcerto, la riflessione ha preso il sopravvento e mi chiedo prima di tutto se si può mettere nel calderone i problemi della fertilità con il rischio della denatalità del nostro paese e con “la bellezza della maternità e paternità”.

Come se in Italia il problema del calo delle nascite derivasse principalmente da problemi di fertilità!

Indubbiamente in Italia ci sono coppie che hanno problemi di fertilità ma non credo che le stesse aspettino un evento ufficiale pubblico, promosso da un Ministero, per andare a scandagliare i loro problemi, che nella maggior parte dei casi sono vissuti con sofferenza e che in genere affrontano in forma privata e discreta rivolgendosi a medici di fiducia, che a loro volta li indirizzano a specialisti.

Credo piuttosto che questa campagna di comunicazione sia “fuori centro”, nel senso che affronta un problema mettendo in rilievo delle cause che sono solo in esigua parte legate ad esso.

Il problema reale di alcune generazioni fra cui anche la mia, quella dei quarantenni, è quello della precarietà del lavoro, dei compensi economici, della conciliazione dei tempi di cura e lavoro e dei servizi alle famiglie, che in altri paesi più all’avanguardia del nostro vengono affrontati con adeguate politiche sociali di sostegno come in Francia, in Inghilterra, in Germania e in Svezia.

Per capire cosa significhi davvero sostenere le famiglie date una lettura alle politiche di sostegno di questi paesi citate nell’articolo di Simona Ravizza del 29 Maggio 2016 su La 27 Ora di Corriere!

Infine ma non per ultimo bisogna dire che una cosa è una campagna di comunicazione sugli eventuali problemi, malattie e stili di vita che rischiano di minare la fertilità, di cui il Ministero della Salute dovrebbe certamente occuparsi, in quanto attinenti la salute e il benessere psicofisico di cittadini e cittadine ma non legandoli al rischio denatalità, una cosa ben diversa invece sarebbe affrontare seriamente le motivazioni reali e concrete che in Italia portano al rischio denatalità.

In poche parole bisognerebbe chiedersi e chiedere agli italiani perché non fanno più figli o ne fanno pochi e, dopo aver avuto tutta la lunga serie di risposte, attuare delle politiche vere di sostegno alla maternità, alla genitorialità e quindi alla famiglia.

A single golf clap? Or a long standing ovation?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.