Mourinho ha ‘parcheggiato il bus’ anche stavolta?

“There are lots of poets in football but poets don’t win many titles”. Con questa frase José Mourinho ha riassunto la vittoria dell’Europa League di ieri contro l’Ajax, dimostrando ancora una volta quanto siano pesate e pungenti le sue parole in ogni intervista, continuando il suo infinito confronto con la stampa. Si perché l’attuale allenatore del Manchester United viene ciclicamente considerato come una leggenda, un campione, per poi di colpo diventare ‘scarso’, presuntuoso e sopravvalutato. Eppure, come tutti i grandi campioni dello sport, la differenza sta nei fatti e per conseguire titoli e riconoscimenti il buon “Number One” è stato sempre costretto a tirar dritto senza doversi curare di critiche o giudizi da parte di chiunque.

Nel calcio ci sono molti poeti, ma i poeti non vincono molti titoli.

Si dice che personalità del genere dividano, potendo quindi scegliere soltanto fra odio assoluto ed amore incondizionato come sentimenti da rivolgere a José. Eppure ritengo il ruolo dell’allenatore ancora troppo importante ed essenziale per lo sviluppo del gioco del calcio da limitare i miei (e quelli degli altri) giudizi ad un semplice “tifo” incondizionato. No, un allenatore ha troppe sfaccettature e ci sono troppe variabili in gioco per dare un giudizio netto su ogni tecnico in circolazione, soprattutto quando si parla di mostri sacri che hanno annoverato solo titoli su titoli in carriera.

Già, perché una lancia a favore di Mourinho si può (e si deve) spezzarla: ha vinto e continua a vincere; sulla “forma” se ne può anche discutere. Sì perché il tecnico portoghese, per quanto nel 2013 avesse “schifato” l’Europa League, non ha saputo dir di no ad un accesso garantito ai gironi di Champions League e al terzo trofeo STAGIONALE. Perché nonostante un campionato parzialmente deludente vista le cifre spese sul mercato, culminato con una sesta posizione in Premier, è stato pur sempre coronato da un ‘treble’ difficilmente criticabile o comunque pur sempre positivo.

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Ciò che però non va giù specialmente a giocatori e tifosi dell’Ajax è stata la prestazione difensivista e con ‘il bus parcheggiato di fronte la porta’ dello United, così come confermato dalle statistiche. Un 68% di possesso palla generale dei lancieri, arricchito da 627 passaggi (contro i soli 284 dei Red Devils) sembrerebbero evidenziare come gli olandesi abbiano giocato meglio o in maniera più ‘spettacolare’ della compagine avversaria, tanto da uscire dalla Friends Arena con molti rimpianti, tanto che Klaassen ha parlato di uno United “che aspettava di giocare palle lunghe”. Critiche che si aggiungono a quelle di Iago Aspas al termine delle semifinali tra Celta Vigo e gli inglesi, che lamentava un risultato poco giusto a seguito di una prestazione degli spagnoli “nettamente superiori”.

Ma siamo davvero sicuri che la vittoria dello United si basi esclusivamente su di una tattica “catenacciara” e di un gioco poco brillante? Beh in realtà ieri, guardando la partita, in presa diretta ero della stessa opinione: Pogba fortunato, gol di Mikhitarian casuale e Ajax straripante. Eppure, a mente fredda guardando immagini e statistiche mi è apparso chiaro come la tattica di Mourinho sia stata ancora una volta cinica ed efficace. “Se siamo forti sulle palle alte è normale giocarne molte”, con questa frase Mou ha risposto all’avversario, sottolineando quanto studio si celi dietro ad un “semplice” atteggiamento dei propri giocatori. Nonostante l’enorme possesso palla l’Ajax ha creato solo 1 (non tanto chiara) occasione da goal, ma c’è di più. Leggendo nel profondo le varie statistiche si può notare come ben 332 sui 627 passaggi (più della metà) totali dei biancorossi siano stati portati a termine dall’intero reparto difensivo olandese, portiere compreso. Ciò ovviamente sta a sottolineare quanto la maggior parte di questo “famoso” possesso palla sia in realtà una lunghissima ma sterile circolazione della sfera principalmente in attesa di un movimento dei reparti offensivi. Lo United ha saputo ingabbiare alla perfezione il talentuoso centrocampo dei Lancieri, costringendoli ad un’impostazione del gioco affidata principalmente al centrale difensivo Sànchez (primatista con 108 passaggi) poco dotato tecnicamente. Dall’altro lato invece gli inglesi hanno realizzato 169 passaggi su 284 totali (ben più della metà) con il solo reparto mediano al completo. E proprio qui sta la differenza di tutto il match: il possesso palla va letto nel modo appropiato. Nonostante la noia che può aver colpito molti di noi durante il match, è innegabile come lo United abbia gestito meglio il pallone, la fase difensiva nonché quella offensiva, costringendo gli avversari a giocare con gli interpreti di minor valore tecnico e portando a casa titolo e qualificazione alla Champions League. Bravo José!