Domani

Avendo in casa un ragazzone adolescente, capita frequentemente di guardare film su futuri distopici , anzi parrebbe che ultimamente la filmografia contemporanea vi si concentri perfino esageratamente.

I futuri distopici sono quelli in cui, in conseguenza di cataclismi, guerre, squilibri tecnologici, malattie e soprattutto crisi ecologiche globali, la società si presenta fortemente mutata, perlopiù in senso patologico.

Non c’è da meravigliarsi, in effetti, se film con tali soggetti siano costantemente in aumento: basta scorrere le notizie giornaliere per rendersi conto della ragione.

La cinematografia diviene espressione di una paura/attrazione/pulsione sempre più pressante.

Sì, la paura è la cifra caratteristica della società globalizzata. Da dove nasce la paura?

Sempre il ragazzone di cui sopra tenta, fin da quando non arrivava all’altezza di un tavolo, di prendermi di sorpresa e spaventarmi.

Secondo lui — afferma stizzito — sono l’unico con il quale ancora non abbia avuto successo, ma in realtà è capitato che mi abbia preso di sorpresa, sbucando da armadi, ripostigli e porte (per un periodo l’avevo soprannominato ‘Kato’, come l’assistente di Peter Sellers nella “Pantera Rosa”).

Il fatto è che quando siamo nella continuità sensoriale, anche ciò che è inaspettato si integra nel processo percettivo, non c’è quel sussulto che è invece tipico di quando ci si ridesta dall’essere assorbiti nei propri pensieri.

Ecco, la società attuale è assorbita su se stessa, nella propria autorappresentazione, e da questo nasce la paura, figlia dell’illusione.

“Quando abbiamo paura, la paura diventa un altro noi stessi, che lotta disperatamente per sopravvivere” (un plauso a chi riuscirà a scoprire l’origine di questa citazione).

Così, i film ci raccontano futuri probabili o possibili, di infinita sofferenza per noi, i nostri figli e nipoti, ma è l’unica strada percorribile o è rappresentato un qualcosa d’altro, che si è sostituito alla vita e che cerca di non scomparire?

“Domani” è un altro film, del 2015, che ragiona fin dall’inizio al contrario, affermando la possibilità di un domani diverso, raccogliendo le esperienze che già oggi funzionano, che camminano su altri binari, non quelli dell’incubo ma quelli della possibilità.

Ma qualcosa muore sempre, non si può evitare questo, si può però scegliere cosa.

Potrà morire ‘Sansone con tutti i Flistei’, ossia la cultura economica che guida la società, trascinando con sé gran parte degli esseri umani, i sopravvissuti a reiniziare da zero, o potrà invece morire la paura di scegliere strade diverse, la paura di abbandonare il paradigma dello sviluppo economico continuo che ci affretta verso il baratro.

Strade da scegliere oggi, facendo tesoro del cambiamento già in atto alla periferia del mondo globalizzato, aprendosi ad un futuro diverso, meno ricco d’oggetti ma più vero, in contatto costante con le persone e il mondo.

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