Caro lettore…

“Caro lettore, al mondo ci sono persone che non conoscono né sofferenze né pene, e traggono conforto con film su cinguettanti uccellini e ridacchianti elfi. Ma questa storia non riguarda tali persone. Questa storia riguarda i Baudelaire, che sono quel genere di persone che sanno che c’è sempre qualcosa. Qualcosa da inventare, qualcosa da leggere, qualcosa da mordere. E qualcosa da usare per creare un rifugio, per quanto piccolo…”
Lemony Snicket. Una serie di sfortunati eventi.

Quando ho pensato di creare un blog la mia mente ha iniziato a girare e girare ponendosi domande del tipo: “cosa scrivo? Sarà interessante ciò che ho da dire? Come lo scrivo? Come inizio? E se non sono brava?”.
Avete presente i criceti che si esauriscono sulla ruota, senza andare da nessuna parte? Ecco… il mio cervello stava facendo la fine di Hamtaro con urgente bisogno di ossigeno.
Fortunatamente è arrivato in soccorso il Chandler Bing che c’è in me, che ha trovato la risposta a tutte quelle domande: “let me think, let me think… oh I don’t care.”
Grazie Chandler e grazie puntate di Friends in inglese che, con la scusa di rispolverare la lingua, mi rallegrate le serate.

Partiamo dall’inizio. Se c’è una cosa che ho sempre amato fare, è viaggiare.
Usualmente con la parola viaggio si intende l’andare da un luogo ad un altro, solitamente distante.
Per me viaggiare non è questo, o meglio, non è solo questo.
Viaggiare è scoprire, condividere, sognare, mettersi a nudo, meravigliarsi delle cose più piccole. È soffrire, chiedere scusa, ringraziare, crescere.
Per tanto, forse troppo tempo, sono rimasta ferma, viaggiando.
Sempre a pensare e ripensare. E le domande: “Perché? E ora? E se…?”
“I don’t care”, dice Chandler.
Lo so.

Sfortunatamente, però, non è sempre facile e, soprattutto, non è sempre possibile cavarsela in questo modo.
E così, in questo mio incespicare, in questo mio farmi domande e darmi risposte che neanche Marzullo, sono arrivata a sbattere su un muro.
Mi è apparso chiaro quanto tutte le domande, tutta quest’ansia fosse inutile, faticosa e distruttiva.
Non è stato semplice ammettere tutto questo a me stessa, ma è stato l’inizio dell’avventura.

Ho deciso di avere nuovi occhi e di considerare le persone, non come un pericolo da temere, ma come una strada da percorrere.
Ho capito che tutto è una strada: odori, sapori, rumori.
Ho scoperto che basta osservare con attenzione. E anche quella che magari appare una serie di sfortunati eventi può, di fatto, essere il primo passo di un viaggio.
Ecco, quindi, il perché di questo blog.
Vorrei parlare del mio viaggio, dei luoghi che ho visitato e che visiterò, delle persone che ho incontrato e incontrerò, ma soprattutto, vorrei parlare della mia personalissima strada.

Perché non esistono etichette e non devono esistere; perché io sono tante cose e non tutti lo vedono; perché, nonostante tutto, è la quinta volta che correggo il testo; perché non riuscirò mai a dire sul serio I don’t care; perché, a volte, così come, stando a quanto mi viene detto, sono brava a “leggere” gli altri, anche io vorrei essere “letta”; perché ho un mio senso e perché c’è sempre qualcosa.

Mi accorgo solo ora che tutto è nato da un “partiamo dall’inizio”. Partiamo.
Fa sorridere ed è confortante.
Non sarà facile, ma sono pronta.
Ora resta solo da chiedere: chi vorrà viaggiare con me?