La riforma del bilancio di esercizio civilistico alla luce del recepimento della direttiva 2013/34/UE

Le modifiche e le integrazioni alla disciplina codicistica del bilancio apportate dal D.lgs 139/2015 in attuazione della nuova direttiva contabile

Il recepimento della direttiva 34/2013/UE — avvenuto con i Decreti legislativi nn. 136 e 139 del 18 agosto 2015 — segna un cambio di passo decisivo nel processo di redazione del bilancio delle nostre imprese manifatturiere, commerciali e di servizi che non applicano i Principi contabili internazionali.
Il progetto di ammodernamento del diritto contabile comunitario, avviato dalla Commissione Europea nella seconda parte del decennio scorso, si proponeva di alleggerire gli obblighi gravanti sulle small entities. Contestualmente, la riduzione dei numerosi trattamenti opzionali avrebbe accresciuto la comparabilità dei bilanci all’interno dell’UE.
Purtroppo, la traduzione pratica degli obiettivi dichiarati non è stata all’altezza delle aspettative. La principale critica da più parti mossa al legislatore europeo è stata quella di concepire la redazione del bilancio e la revisione legale come un onere amministrativo, quasi come un elemento di disturbo, per le piccole imprese. Niente di più sbagliato: il bilancio è, a prescindere dalle dimensioni aziendali, uno strumento essenziale per i diversi portatori di interesse ai fini dell’assunzione di decisioni economiche e della valutazione dell’operato degli amministratori. Una comunicazione societaria chiara ed esaustiva favorisce lo sviluppo e la competitività dell’impresa, oltre a facilitare il reperimento delle risorse finanziarie, a titolo di capitale o di debito, strumentali al raggiungimento degli obiettivi prefissati dai vertici aziendali. 
Altre fondate perplessità sono state manifestate riguardo al percorso di semplificazione attuato dai vertici dell’Unione Europea. Il legislatore comunitario ha inteso realizzare l’obiettivo della deregulation attraverso lo snellimento della Nota Integrativa e dei prospetti contabili mentre è noto che i costi di redazione del bilancio sono generati principalmente dall’applicazione dei criteri generali e particolari di valutazione. Ignorando questo aspetto fondamentale, la direttiva 34/2013/UE recepisce ulteriori criteri e metodologie di stampo anglosassone che, senza dubbio, complicano, anziché semplificare, l’attività dei compilatori.
La presenza di numerose disposizioni facoltative (vecchie e nuove), assenti nella bozza licenziata dalla Commissione Europea nel mese di ottobre 2011, ha in larga parte pregiudicato l’altro obiettivo dichiarato, ossia l’omogeneizzazione dei bilanci per le imprese medio-grandi.
Proprio le numerose deroghe presenti nella direttiva 34/2013 permettevano agli Stati membri di decidere in autonomia, sulla base del tessuto imprenditoriale di riferimento, le funzioni da assegnare al bilancio. 
I margini di flessibilità potevano essere utilizzati, sempre a livello locale, per elaborare un framework contabile specifico per le piccole imprese fondato su regole di rilevazione degli eventi gestionali e di valutazione delle voci di bilancio finalmente coerenti con l’operatività delle stesse e con le esigenze informative dei loro portatori di interesse.
Le opportunità concesse dalla nuova direttiva non sono state ben sfruttate dal nostro legislatore il quale, forse non adeguatamente supportato, ha scelto un generale e confusionario allineamento della normativa nazionale del bilancio ai Principi contabili internazionali, andando ben oltre i trattamenti contabili obbligatori previsti in tal senso dall’Unione Europea. Di conseguenza, a partire dal 2016, anche le piccole imprese e le microimprese (categoria introdotta dal D.lgs 139/2015) saranno chiamate a confrontarsi con regole di rilevazione e di valutazione delle voci di bilancio a loro fino ad oggi sconosciute e certamente più complesse rispetto a quelle che caratterizzavano il modello di bilancio tradizionale. 
Nella prospettiva delle small entities, i minori obblighi di disclosure sembrano destinati a generare benefici minimali dal momento che le informazioni eliminate dal bilancio ufficiale saranno comunque richieste dai soci e dai principali finanziatori delle imprese. Di contro, l’esercizio delle opzioni IAS comporterà un aumento significativo dei costi di redazione del bilancio destinato ad assorbire i vantaggi di cui si è appena detto. In poche parole avremo bilanci meno trasparenti ma più onerosi. 
Posto che l’esaustività della Nota Integrativa è fondamentale per assicurare il rispetto della clausola generale della rappresentazione veritiera e corretta, il processo di redazione dei bilanci semplificati ex-art. 2435-bis e ex-art 2435-ter (riferito alla nuova categoria delle microimprese) dovrà essere disciplinato con attenzione dai Principi contabili nazionali licenziati dall’Organismo Italiano di Contabilità. Principi contabili nazionali che a breve, per espressa previsione legislativa, saranno sottoposti a un nuovo corposo aggiornamento, a meno di due anni dalla pubblicazione dei documenti ad oggi in vigore. Confidiamo che questo ulteriore restyling possa rimediare a una serie di incoerenze e imprecisioni riscontrate negli OIC 2014.
Nel quadro normativo e regolamentare sin qui rapidamente descritto, il presente lavoro si propone di descrivere e commentare le disposizioni di attuazione della direttiva 34/2013/UE relative al bilancio ordinario di esercizio delle imprese “industriali”. 
La prima parte del volume, introduttiva rispetto al prosieguo della trattazione, ripercorre le varie tappe del processo di armonizzazione contabile europea e riporta una sintesi delle disposizioni della direttiva 34/2013 riferite al bilancio di esercizio (capitolo 1). Successivamente, si procede a un sintetico richiamo alla situazione normativa italiana antecedente al D.lgs 139/2015, ponendo in risalto anche la funzione assolta dai Principi contabili nazionali (capitolo 2). 
Lo studio riportato nella seconda parte del testo affronta: le novità concernenti la clausola generale e i postulati di bilancio (capitolo 1), la forma e la struttura dei prospetti contabili (capitolo 2), il contenuto della Nota Integrativa e dei bilanci semplificati (capitolo 3), per terminare con una approfondita descrizione, teorica e pratica, degli emendamenti che hanno interessato i criteri particolari di valutazione di cui all’art. 2426 del Codice Civile (capitolo 4).
Un prospetto di comparazione tra la previgente e la nuova disciplina codicistica del bilancio chiude il volume.

Il libro è pensato per i professionisti a vario titolo interessati al tema del bilancio ma si presta all’utilizzo anche da parte di studenti universitari ad integrazione dei tradizionali manuali di riferimento.