Quando hai 22 anni

Quando abitavo a Lisbona avevo un luogo per ogni momento. C’era il luogo del tramonto, ed era il Miradouro de Santa Catarina, c’era il luogo del divertimento, il Bairro Alto, o della notte, il Lux.

E poi c’era il posto in cui andavo per pensare, da sola, quando ero triste, o quando avevo bisogno di fermarmi e respirare.

Andavo in praça do Comércio, mi sedevo sui gradini del monumento e guardavo il fiume. Quel fiume che corre verso il mare e diventa oceano in pochi minuti di treno.

Avevo 22 anni, ero piena di insicurezze e quella piazza mi riempiva di pace. Sembrava non esserci un orizzonte, era tutto aperto, proprio come la mia vita. Non c’erano limiti ai miei sogni su quel gradino.

A volte ascoltavo la musica, altre semplicemente stavo. Stavo lì a guardare Cacilhas, dall’altra parte del Tago, ad ascoltare il suono dei traghetti, e a pensare a cosa avrei fatto il giorno dopo.

Avevo 22 anni, l’oceano a due passi, e una libertà totale e spudorata fra le mani.

Non sapevo di averla, quella libertà. Ed era la cosa più bella.

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