“Se non siete indignati, non siete attenti”. Chi era Heather, uccisa durante un corteo antirazzista

Chip Somodevilla / Getty

di Roberta Aiello

Heather Heyer è morta a Charlottesville manifestando per ciò che ogni essere umano dovrebbe difendere: un mondo che non tollera il razzismo. Trentadue anni, assistente presso uno studio legale, Heather è stata travolta, sabato scorso, da un’auto scagliatasi contro la folla, guidata dal ventenne James Alex Fields, mentre protestava contro un raduno organizzato da suprematisti bianchi.

Già il giorno precedente, venerdì 11 agosto, gruppi e singoli legati all’estrema destra avevano sfilato in centinaia nel campus dell’università della Virginia, fiaccole in mano e urlando slogan razzisti.

La situazione è poi degenerata quando, nel giorno del raduno organizzato per protestare contro la decisione della città di Charlottesville di rimuovere la statua del Generale confederato Robert Lee in cui comune e contea di Albemarle hanno dichiarato lo stato di emergenza, suprematisti bianchi e dimostranti antirazzisti e antifascisti sono venuti allo scontro.

Il bilancio è di 35 feriti e un morto. Heather.

L’immagine di copertina del suo profilo Facebook è una citazione che riassume l’impegno della giovane donna nella difesa dei diritti civili:

“Se non siete indignati, non siete attenti”.
Immagine copertina del profilo Facebook di Heather Heyer

Il penultimo post, pubblicato da Heather nell’ottobre 2016, è un video che invita chi teme i musulmani ad incontrarsi e a conoscersi per superare paura e diffidenza.

La madre di Heather, Susan Bro, ha dichiarato all’Huffington Post che la figlia intendeva partecipare alla manifestazione di sabato perché «voleva porre fine alle ingiustizie»:

«Heather non sosteneva l’odio, Heather manifestava per fermarlo. Voleva porre fine alle ingiustizie. Non voglio che dalla sua morte scaturisca più odio, voglio che diventi un grido per la giustizia e l’uguaglianza, l’equità e la compassione».

Larry Miller, proprietario dello studio legale presso il quale Heather lavorava, sapeva che il desiderio della donna era quello di manifestare per inviare un messaggio chiaro ai simpatizzanti neo-nazisti e del Ku Klux Klan che avrebbero preso parte a una delle più grandi manifestazioni di destra nella storia recente degli Stati Uniti, nella città dove Heather è nata, i cui cittadini disprezzano gli ideali propugnati dai suprematisti bianchi.

Heather Heyer era «una giovane donna molto forte e molto determinata» che «sosteneva pubblicamente l’uguaglianza», ha dichiarato alla Reuters Alfred Wilson, uno dei responsabili dello studio legale con cui spesso lavorava insieme.

Più volte Heather si è occupata di casi riguardanti abusi commessi dalla polizia e razzismo. Spesso ha difeso i diritti delle minoranze dando voce a chi non veniva ascoltato.

Una sua amica d’infanzia, Felicia Correa, che ha lanciato una campagna di crowdfunding per sostenere la famiglia — che ha raccolto in poche ore 225.010 dollari — ha voluto ricordarla pubblicamente dicendo che «è morta facendo ciò che era giusto. Il mio cuore è spezzato, ma sarò sempre orgogliosa di lei».

Per il papà di Heather, Mark Heyer, l’unico modo per superare questo momento difficile è ricordare che Dio ci insegna a perdonare: «Dobbiamo cominciare dal perdono e fermare l’odio».

Il governatore della Virginia, Terry McAuliffe, ha twittato per esprimere le condoglianze alla famiglia e celebrare Heather. “Il mio cuore è con la famiglia di Heather Heyer. È morta manifestando contro l’odio e l’intolleranza. Il suo coraggio deve ispirare tutti ad unirsi”.

Dal momento della sua morte, non si fermano le proteste e le veglie per ricordare Heather e il suo impegno contro il razzismo. A New York, oggi 15 agosto, è prevista, alle 17, una manifestazione alla Trump Tower.

Intanto, il Daily Stormer è stato hackerato. Sulla homepage del sito neonazista si legge un comunicato in cui si spiega che Anonymous ne ha preso il controllo, a seguito di un articolo pubblicato domenica, a firma del fondatore Andrew Anglin — sostenitore di Donald Trump alle ultime elezioni presidenziali — in cui Heather Heyer viene pesantemente insultata.

“Questo sito è sotto il controllo di Anonymous
Lo abbiamo hackerato in nome di Heather Heyer, vittima del terrorismo suprematista bianco
Per troppo tempo il Daily Stormer e Andrew Anglin hanno vomitato il loro odio putrido in questo sito
Non accadrà più”

Sempre domenica e sempre a seguito della pubblicazione dell’articolo, la società di web hosting GoDaddy ha chiesto al Daily Stormer di trasferire il proprio dominio su un altro provider entro 24 ore.

Your Anon News, uno degli account Twitter collegati ad Anonymous, ha twittato oggi di non avere conferme che il sito del Daily Stormer sia stato hackerato da un loro membro.

Con un comunicato stampa rivolto ai cittadini di Charlottesville, invece, Anonymous ha dichiarato di stare intervendo sui siti del Ku Klux Klan e dei suprematisti bianchi.

“Come cittadini, non potete permettere che questi tipi di azioni siano impuniti. Anonymous sta intervenendo per rimuovere i siti web degli estremisti di destra”.

In un altro comunicato stampa, Anonymous ha inoltre promesso di far uscire gli estremisti di destra dall’anonimato, fornendo un documento con i dati personali delle persone che saranno individuate.

Altra operazione è quella portata avanti dall’account Twitter Yes, You’re Racist che sta identificando i simpatizzanti di estrema destra che hanno partecipato alle manifestazioni di venerdì e sabato.

Sabato scorso, Yes, You’re Racist ha chiesto ai 240.000 follower (nel frattempo diventati 302.000) di segnalare nomi e profili social dei manifestanti riconosciuti. Finora ne sono stati individuati nove.

Tra loro Peter Cvjetanovic, uno studente ventenne dell’Università del Nevada, fotografato durante la fiaccolata. Il ragazzo ha poi dichiarato all’emittente 2 News di aver partecipato alle proteste «perché la cultura bianca europea ha il diritto di essere presente come ogni altra cultura», augurandosi che «le persone che la condividono [la foto] siano disponibili ad ascoltare che non sono il razzista arrabbiato che vedono in quell’immagine».

Per espellere Peter Cvjetanovic dall’Università del Nevada è stata lanciata una petizione che finora ha ricevuto più di 21.000 adesioni. La raccolta prosegue nonostante una dichiarazione rilasciata dal rettore dell’ateneo, Marc Johnson, in cui si dice che non esistono i presupposti costituzionali o legali per procede in tale direzione.

Anche Peter Cvjetanovic ha commentato l’iniziativa dichiarando «di non ritenere che [le persone] abbiano il diritto di espellermi da un’università pubblica. Ho partecipato a una manifestazione politica per esprimere la mia libertà di parola. Non ho commesso atti di violenza e sono andato via quando è stato comunicato che la manifestazione era diventata illegale. Motivo per cui non ho fatto niente che violi la legge. Posso esprimere le mie opinioni politiche e se l’università mi espellerà lo farà violando il primo emendamento».