A volte possiamo scegliere il silenzio.
Mi sveglio di soprassalto, non capisco, sento il letto che balla e non smette.. “di nuovo? possibile?” mi domando, e mentre cerco di riorganizzare le idee passano secondi interminabili, il letto continua a tremare, anzi ad oscillare per essere precisi. Smette, ho il cuore a mille, sono a casa dei miei e corro a chiamare mio padre.
“Stiamo calmi”, è la sua risposta.
Non posso dargli torto, perché quando ti trovi nel bel mezzo di un terremoto tutto può succedere e tu non hai nemmeno qualche secondo per pensare a come uscire che la casa potrebbe già essersi sbriciolata sotto i piedi, o sopra la testa. Lo sa bene lui, che nel suo lavoro il terremoto lo ha incontrato più volte e lo ha conosciuto da vicino.
Ho il cuore a mille e il magone, perché so che una scossa così forte ha già intrappolato molte persone. Accendo il cellulare, ore 3.38, di nuovo lo stesso orario. Rifletto sul fatto che la Medicina Tradizionale Cinese attribuisce l’orario che va dall’ 1 alle 3 al fegato, ma non solo. Dall’ 1 alle 3 è anche il momento in cui lo “Shen”, che noi potremmo definire “anima”, è più distante dal corpo fisico e più vicino al mondo dello spirito; secondo i Cinesi ci va per ricaricarsi e questo coincide anche con il momento in cui il sonno è più profondo e ristoratore.
Una triste fatalità, o forse no.
Apro Facebook, amici in giro per Marche, Abruzzo, Lazio, Umbria scrivono della scossa, il sito dell’ INGV è in tilt e io ne cerco uno internazionale. Un punto sulla cartina, dicono vicino Perugia, la città in cui ho vissuto 5 anni per studiare, che nel ’97 affrontò un sisma molto duro. Provo a rimettermi a dormire, eppure il pensiero della zona coinvolta e il magone mi accompagnano, con l’impotenza di non poter fare nulla. Rimango con gli occhi incollati al soffitto e alle 4.32 un’altra forte scossa. Provo a riaddormentarmi, nulla. La gente è in strada anche da noi, a Sulmona, e la paura del sisma dell’Aquila non ci ha mai lasciato, nemmeno dopo 7 anni.
La nostra zona è a forte rischio sismico, lo sappiamo da sempre.
E’ una delle prime cose che si studia alle elementari con la cartina che si fa rossa lungo la dorsale dell’Appennino. Dovremmo essere preparati psicologicamente, eppure
la verità è che non si è mai preparati ad un terremoto.
Riesco a dormire solo una paio d’ore, forse tre, e appena sveglia accendo la TV. Le immagini parlano da sole: due paesi sono distrutti, le case come sbriciolate, i soccorsi non riescono nemmeno a passare. Quello che succede in questi casi lo conosciamo bene: iniziano le maratone in Tv e sui social, la bacheca di Facebook è inondata di messaggi. Le richieste di aiuto si sovrappongono a messaggi assurdi, inconcepibili.
Cerco il silenzio, solo il silenzio.
Da un lato morte e distruzione, ma dall'altro? Chi dice a quelle anime che erano immerse nel sonno fisico che non potranno mai più rientrare nei loro corpi? Che dovranno proseguire il loro viaggio, nella dimensione non-fisica? Chi rivolgerà a loro parole d’amore per aiutarle a proseguire invece che emozioni di sdegno e disperazione? Chi aiuterà quelle anime a “passare oltre”? Di certo non quello che leggo sui social.
Dice il Buddha: “L’energia segue il pensiero”.
E io sono consapevole del fatto che ogni cosa che penso, ogni cosa che dico e ogni emozione che provo possono fare la differenza. E allora scelgo il silenzio.
Scelgo il silenzio perché nel silenzio della meditazione posso inviare luce e amore alla zona del sisma;
scelgo il silenzio perché qualsiasi commento negativo (o non positivo) intasa l’etere e aumenta le vibrazioni del caos, in un momento in cui ci sarebbe bisogno solo di vibrazioni d’amore;
scelgo il silenzio perché mentre tutti sono impegnati a condividere il loro pensiero sui social, io credo che è proprio in questi momenti che bisogna smettere di pensare;
scelgo il silenzio perché mentre c’è chi condanna il governo, le case non-sismiche, i migranti venuti a rubarci soldi e lavoro e altre assurdità, si perde d’occhio quello che abbiamo di bello ogni giorno, dandolo sempre per scontato e senza mostrare un minimo di gratitudine per quel che si ha;
scelgo il silenzio perché acquieto la mente, che pretende di poter formulare un pensiero su tutto, e lascio aperto il cuore.
scelgo il silenzio perché rispetto la vita, e io non sono nessuno per dire che la natura è stata ingiusta o crudele, perché io di come funziona Madre Terra, l’Universo o Dio non ne so proprio nulla (e credo di non essere la sola).
Scelgo il silenzio perché mi sembra il modo più umile e gentile di porsi di fronte a questa tragedia.
E penso che forse bisognerebbe ritagliarsi un pò di tempo da dedicare al silenzio e alla gratitudine (questa sconosciuta) ogni giorno, per tutte le tragedie che accadono nel mondo intorno a noi.