Perchè mi sono candidata in politica (e qual è la relazione fra la politica e il mio lavoro)

In molti, vedendo i miei post su facebook, sono rimasti sorpresi e meravigliati.

“Ma davvero ti sei candidata in politica?!”

è stata la domanda di chi, conoscendomi come nutrizionista e life coach, davvero non riusciva a capire la mia decisione. Eppure sì, è tutto vero e sono stata felicissima di farlo. Appoggiare SBIC — Sulmona Bene in Comune, movimento di democrazia partecipata, è stata una delle scelte che, seppur in pochissimo tempo, mi hanno permesso di capire come la politica sia intrinsecamente connessa a quello di cui mi occupo.

Nutrizionista con un debole per le discipline olistiche, la spiritualità e la crescita personale, ho trovato nel life coaching uno strumento in cui potessero confluire le mie conoscenze per aiutare gli altri a creare la vita che desiderano.

Perché se c’è una cosa che ho capito nel tempo è che il benessere è il risultato di un’armonia interiore prima che esteriore e coinvolge tutte le aree della nostra vita.

E la politica?

In una cittadina di 25.000 abitanti in cui i sindaci degli ultimi 15 anni si sono susseguiti senza essere riusciti a portare a termine il loro mandato, lo scenario politico è stato abbastanza interessante da osservare. Due grandi coalizioni da 6 e 8 liste, la prima capitanata da un’ imprenditrice dietro la quale a muovere i fili è un giovane assessore regionale nel pieno della sua ascesa politica; la seconda capitanata da un politico che ha dato tutto quello che poteva dare alla città: due mandati da sindaco 15 anni fa, ex presidente della provincia ed ex consigliere regionale. A seguire, altre 4 liste con altrettanti candidati-sindaco fra cui Forza Italia, Sinistra Ecologia e Libertà, Sovranità Popolare e SBIC (anche se non parlerò delle belle persone di Sbic, oggi).

Ho deciso di supportare gli amici di SBIC e di dire la mia.

Di parlare di amore e di coraggio in politica. Why not?!

Lo scenario:

Nella campagna elettorale c’è stato un brusio di fondo in cui sono stati in tanti a muoversi per: promettere finti posti di lavoro ai giovani con contratti a scadenza, pagare bollette ai meno abbienti, cercare voti in cambio di favori e scrivere nomi e cognomi delle persone disponibili a dare il proprio voto a tizio o a caio, contandole ai comizi come si conta un gregge di pecore (quanta stima!)

Le mie osservazioni:

Ho assistito a tutti i comizi [per par condicio] e ne sono uscita con una sensazione di tristezza e di malessere. Quello che mi è stato trasmesso, soprattutto dalle due grandi coalizioni, è stato:

paura (come siamo messi male, chi vi salva se non noi?), rabbia mista a frustrazione (quanto siete arrabbiati per questa situazione?) e impotenza (quanto vi sentite impotenti sapendo di non poter fare nulla?).

Il tutto condito da una presunzione tutta italiana (io capisco tutto e so la soluzione, tu no per questo devi votarmi).

Sono sicura che tutti noi, almeno una volta, abbiamo sperimentato una di queste sensazioni. Nel tempo trascorso durante la campagna elettorale quello che più mi ha lasciata basita è stata la totale mancanza di autostima e la rassegnazione che le persone vivono non solo in un paese di 25.000 abitanti, ma più in generale nel bel paese, l’Italia.

Perché, guardatevi intorno, il risultato non è quanto siamo in grado di discutere pro e contro dei candidati in nome del “meno peggio”, ma quanto siamo in grado di affermare e di esprimere noi stessi in un paese che lascia poco spazio ai giovani e al cambiamento (in meglio).

In questo periodo di gran confusione politica, in cui il vecchio non vuole mollare la presa e il cambiamento cerca di farsi strada, parlare di amore e di coraggio è quanto mai necessario.

Ci vuole coraggio ad essere se stessi e ad esprimere il proprio pensiero, ci vuole coraggio ad essere una voce fuori dal coro, ci vuole amore per non cadere nella trappola della paura, della rabbia, della frustrazione e del senso di impotenza quando tutto intorno a noi ci incita a farlo.

Non è vero che non possiamo fare la differenza, non è vero che ognuno di noi non può prendere parte al cambiamento. Siamo già in una fase di cambiamento, siamo nel mezzo di un caos (e le attuali elezioni lo confermano) e abbiamo due possibilità: o scegliamo di lasciarci trascinare dalla corrente o scegliamo di imparare a nuotare.

Non si può pensare che la politica, nata per rappresentare la “polis”, non abbia la necessità di evolversi. L’intero pianeta sta andando verso un’evoluzione e molti di noi avvertono la spinta al cambiamento, in un momento in cui sembra essere tutto “accelerato”.

E’ ora di smetterla di regalare il nostro potere personale (e quindi la consapevolezza di poter fare la differenza) ad altri ed è per questo che i miei articoli su Medium saranno focalizzati sulla crescita personale e la spiritualità mista alla politica.

In entrambi i casi, ci si fa portatori di un messaggio.

Perché non è vero che se entri in politica “diventi come loro”. Non è vero che “tanto le cose non cambiano”. Io vedo che molto, invece, sta cambiando.

Ho conosciuto molti giovani che stanno facendo politica “dal basso”, i cui ideali si scontrano con un sistema marcio in cui non vogliono prendere parte. E’ vero, secondo me, che chi entra in politica può scegliere di portare un messaggio diverso che non risponda al potere bensì all’armonia. E molti lo stanno già facendo!

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