Lei…-(aggiornato) II
In tarda mattinata, puoi incontrarla in un angolo, magari accompagnata dall' obazda. Oppure, la sua presenza può manifestarsi nei modi irruenti di una compagnia chiassosa a notte inoltrata. Può essere bionda, mora o rossa. Grande, media o piccola. Con lei puoi fare amicizia o può servire per evasione. Può essere più o meno popolare . Dolce o amara. Ma — se ti trovi in Germania — ogni qual volta la vedi, non puoi non chiederti come fanno a consumarne così tanta, in dosi massicce. Ad ogni ora. Parliamo di lei, la birra.

Ora, visto che al sottoscritto fa perdere inibizione e fa stordire piuttosto velocemente, ci conviene partire dalla fine. Pochi ricordi prima che il tempo venisse dilatato dal suo effetto. Prima di crollare ai suoi piedi, ero qui:
Un posto decisamente troppo tedesco, al punto da farti venire il sospetto che non fosse un allestimento ad hoc, per attrarre turisti: camerieri vestiti in Tracht, la musica tradizionale in fondo a sinistra. E urla goliardiche ad ogni angolo. In realtà, oltre a numerosi turisti stranieri, vi erano larghe compagnie bavaresi. Altro che pregiudizio e stereotipo!. Davvero sono così(?). Qualcuno un giorno dovrebbe spiegarmi come fanno queste popolazioni nordiche a resistere al potere inebriante della birra. Questo è stato l’ultimo pensiero, prima che crollassi tra le braccia di Morfeo…(Immaginate ora una foto nera da sfondo ).
Stereotipo…
Ritorniamo ad elaborare il pensiero nel secondo precedente al crollo. Dunque, se si dovesse sintetizzare con una massima l’immagine oleografica del rapporto tra italiani e tedeschi, si potrebbe usare la seguente:
I tedeschi amano gli italiani ma non li stimano. Gli italiani stimano i tedeschi ma non li amano.
Da una parte la bellezza paesaggistica, il calore familiare, la spontaneità teatrale nostrana, e dall’altra la grigia affidabilità mista all’efficienza industriale. Il tedesco è il tipo di persona che se gli chiedi, come informazione, se è possibile andare in quell’aula, ti risponde seccato “tutto è possibile”, e poi che non è lecito andare (n.b. davvero mi è capitato!). Il tedesco è il tipo di persona che se chiedi se sa che ora sono, ti risponde che lo sa, senza dirti ovviamente l’ora. Oppure, se domandi se puoi chiedere di andare in quella zona protetta, risponde con “ja”, puoi chiedere. Ma non puoi andare. L’interpretazione pare fermarsi al livello letterale del significato.
…e oltre.
In realtà, rileggendo a ritroso quanto mi era capitato in mattina, debbo smentire tutti questi luoghi comuni. Finalmente, come promesso ieri(nel post) riesco …

…a caricare le foto dei paesaggi lussureggianti. E, come potete osservare, non solo l’ambientazione è degna di uno di quei film di Rambo, o di quelle zone fluviali delle amazzoni. Ma osservando attentamente in basso, quei due puntini neri sono persone: i tedeschi si bagnano, nuotano anche in quelle acque putride. E scorgendo giù potete anche osservare che, in questi parchi immensi, amano prendere il sole. Perché sì, talvolta, anche qui c’è il sole.
E, cosa ancora più interessante, che smonta ogni vostro preconcetto, indovinate un po’ qual è il nome di questo parco immenso? (Spoiler in fondo alla pagina)


No, nessun nome tedesco che richiama qualche condottiero bavarese. Lo chiamano proprio Englischer Garten . Giardino inglese. Da non credere.

Ora ho una lista con tutti i luoghi da vedere. E un nome salta su tutti. Mi preparo mentalmente per il giorno dopo.
(Da modificare dopo, debbo scappare per trovarmi in orario con l’efficienza tedesca…).
Aggiornamento, versione 2.0: la mia assenza, spero, in parte possa essere giustificata dal mio tentativo maldestro e goffo di adeguarmi agli standard tedeschi. E difatti, per scrivere il post, ho perso il treno.
Cerchiamo, quindi, di riannodare i fili, ormai sparpagliati e sfibrati del discorso. Partendo da un’altra suggestiva immagine: una latrina tedesca, o meglio, una latrina bavarese. Il che ci serve non solo come metafora per comprendere la nostra (ehm, la mia) situazione attuale, ma per tentare — finalmente — di chiudere il post. Non lo faremo certamente nella maniera filosofica di Žižek (dove, servendosi della dialettica hegeliana, riesce a scorgere tramite il water l’autentico spirito conservatore tedesco[per note bibliografica, leggi qui]). Ma lo faremo osservando il testo impressovi sopra.

Il testo, in stile rigorosamente gotico, è chiaramente ironico e paradossale. Ma immaginiamo la scena: un tedesco che, dopo essersi ubriacato tutta la notte, va in bagno, e si sofferma a leggere le istruzioni sul come vomitare correttamente nella latrina. Due immagini contrapposte allora ci vengono in mente: da una parte quello del popolo goliardico, euforico, campagnolo(dedito alla birra)e dall’altra quello del sacrificio e della disciplina, dell’efficienza rigorosa di un soldato (le regole).
Da una parte cioè, lo spirito dello Sturm Und Drang, il romanticismo, la Natura divinizzata, il provincialismo anti modernista, la volontà di potenza, cioè l’universo letterario degli epigoni che seguono il destino dell’eroismo titanico e prometeico caro al simboliso pagano; e dall’altro invece, la tradizione militarista degli Junkers prussiani, la disciplina paternalista e autoritaria, e il nuovo rigore tecnocratico. In che modo Lutero, e tutta la rivoluzione protestante, si ineriscono in questi due filoni? Conviene partire dalla fine anche qui, cioè dal punto zero toccato dall’umanità. Dal punto in cui il crollo totale di qualsiasi basico valore umano (il puro nichilismo), incontra la più folle e lucida delle pianificazioni erette a sistema totale, organizzato, controllato: Endlösung. La soluzione finale del popolo ebraico. Il nazismo.