A tu per tu con Lando

Una chiacchierata sconclusionata col poeta dell’assurdo

Lando: un personaggio che tutto il mondo ci invidia. In occasione dell’uscita del suo nuovo disco “Orchestraglobola” è per me un grandissimo onore poter umilmente rivolgere alcune questioni di importanza capitale e di grande profondità a colui che immancabilmente indicherà una novella via all’umanità.

Salve Lando, buon giorno! E’ un buon giorno, giusto?

Ottimo, direi, oggi mi trovi parecchio di buonumore. Sono molto soddisfatto.

Tutto il mondo si domanda come nasce Lando? E soprattutto, come nasce il nome?

Lando nasce prematuro e podalico, con il cordone ombelicale avviluppato intorno al collo, insomma, un parto difficile, ma ne è valsa la pena. Il nome invece è un richiamo ad un insieme di suggestioni che sono già una cifra stilistica in se. Lando come Lando Buzzanca e Lando Fiorini, dunque film anni settanta di serie B, pieni di uomini baffuti (il baffo è una scelta importante) e tamarrate nazionalpopolari un po’ datate ma preparate con una cura della quale siamo sempre meno capaci. Lando è inoltre un fumetto pornografico degli anni ‘70-’80 il cui protagonista mi somiglia parecchio. L’illuminazione mi è giunta mentre ascoltavo un brano di Elio E Le Storie Tese intitolato Supergiovane, il quale cita il fumetto Lando appunto. Fare due più due è stato facile, fare 2764 diviso 3,75 un po’ meno. Ultimamente, a causa dell’enorme quantità di artisti con lo stesso nome ho iniziato ad usare il cognome Orchestraglobola (il cognome di mia madre, Adelaide Orchestraglobola, che saluto calorosamente)…

Lando, tu sei il nuovo messia. La cosa ti mette pressione? Come la gestisci?

Nessuna pressione, amo il mio lavoro, son sempre stato un bravo P.R. e promuovere qualcosa di magnifico quale l’opera di Nostro Signore è stimolante e gratificante, una pietra miliare nella mia carriera lavorativa. Certo, ci sono i pro e i contro, la crocefissione per esempio, soprattutto la preparazione, le frustate, la croce sulle spalle, la corona di spine (disegnata da Dolce e Gabbana) le piccole (ma fatte bene) lapidazioni… è faticoso, ma vuoi mettere la soddisfazione poi di vedere la propria faccia stampata su immaginette, quadri, affreschi… facciamo un sacco di soldi col merchandising, solo le edizioni Paoline ci son fruttate miliardi in diritti d’autore.

In quanto messia dovresti essere venuto a portare il verbo. In effetti lo hai fatto in maniera inconcludente e indeterminata per ben dieci anni, disseminandolo in quattro dischi in studiolo, un live moribondo e alcune collaborazioni estorte. Ora però spiazzi tutti con un disco interamente strumentale, in quanto tale privo di verbo (e di soggetto e complemento). Un passo falso, una dichiarazione di resa di fronte all’incomunicabilità o solo un momento di relax dopo cinque anni di silenzio stampa?

Bella domanda! Come accenni tu son venuto a portare il verbo ma anche il complemento oggetto. L’analisi logica è molto importante, sia all’interno di una frase, che all’interno di una società ed in tutta questa confusione ciò che manca alla gente è proprio l’analisi logica. Soprattutto i cattolici, i quali sarebbero il mio target in termini di marketing, e i religiosi in generale, fanno fatica nell’analizzare logicamente la realtà che li circonda. Per quanto riguarda il disco, nessuna resa. Semplicemente dopo 5 anni di silenzio mi son ritrovato con materiale per parecchi dischi. Ho selezionato alcune tracce che mi parevano degne di finire su un album strumentale. Amo la musica strumentale. Quando ho scelto le tracce pensavo a dischi quali “Hot Rats” e “Burnt Weeny Sandwich” di Zappa, volevo avere un disco di passaggio che fosse diverso nella struttura da tutto ciò che ho fatto finora, una specie di reset artistico. I dischi che son stati registrati durante questi 5 anni usciranno in rapida successione nel 2016. Dovrebbero essere almeno altri tre, uno dei quali sarà il proseguo di Orchestraglobola. In realtà il silenzio è stato solo apparente, non ho mai lavorato così tanto.

Quello che si definisce un progetto ambizioso: solo un visionario (che nel caso in cui fallisca diventa un folle) punterebbe a “Burnt Weeny Sandwich”.

Si sa, i messia sono portati a camminare sulle acque e trasformare i pesci in pane e a far incazzare i pescatori…

Lando alle prese con ciò che gli riesce meglio dopo fare il messia: il ventriloquo di cavalli muti.

Parlando dei temi del disco i tuoi pezzi nei precedenti dischi si ispiravano spesso alle assurdità della vita quotidiana e del vissuto, alla musica italiana e straniera presentata in una versione andata a male, alle vertiginose altezze della politica italiana magnificamente rese in “P.B.S. (persone di bassa statura)”. Il nuovo disco a cosa si ispira? Visto che hai voluto fare economia sulle parole ti andrebbe di presentarci i nuovi pezzi?

Il concept del disco è il cinema italiano degli anni ’70. Ho voluto prendere le strutture e i generi entro i quali spaziavano le colonne sonore di grandi compositori quali Trovajoli, Piccioni, Umiliani, stravolgerle con una produzione che sembrasse anacronistica e datata ma che allo stesso tempo contenesse elementi moderni totalmente fuori dal periodo storico di riferimento. Un disco come questo sarebbe stato impossibile all’epoca. Noterai infatti che è molto contemporaneo per quanto riguarda gli arrangiamenti, gli strumenti usati (batterie elettroniche, synth, programmazioni) e la produzione. Un po’ come Stravinskij che gioca con le forme classiche e le inserisce nel suo contesto storico stravolte ma riconoscibili. Il primo brano, “Per Le Strade di Santu Franziscu” suona come fosse il tema portante di un poliziottesco, basato su una tipica struttura funky. È venuto fuori da una sessione di 5 ore, di botto, totalmente improvvisato. “Il fico femmina” sarebbe perfetto per una commedia sexy all’italiana ed è il mio brano preferito del disco. La struttura armonica e melodica è semplice solo all’apparenza, in realtà è molto obliquo. “La Professoressa Birichina Al Liceo Dell’amore” presenta un invisibile lavoro di sampling: il piano è stato trattato sovrapponendo in perfetto unisono tre differenti modelli di pianoforte, uno dei quali terribilmente scordato e le cui corde sono state percosse con una bacchetta, campionate e rimandate nel sequencer. La batteria (in tutto il disco) è stata suonata su una batteria elettrica, per questo suona così fastidiosamente rigida. “Orchestraglobola” starebbe bene in un film di Lamberto Bava. È forse il pezzo più anomalo dell’album. In realtà anche se non si direbbe è ispirato ai dischi sperimentali di Franco Battiato, soprattutto al concetto di sottrazione armonica in dischi quali “Franco Battiato”. Il brano finale “Matto, Mattone, Mattonella contro la Strega Piastrella” (e non “Cattiva” come indicato erroneamente sulla copertina) è una cavalcata di quasi venti minuti, un brodo primordiale che sintetizza progressive rock, musica tradizionale sarda e krautrock a la Kraftwerk. Il titolo è ispirato ad una vicenda nella quale son stati coinvolti lo scultore nuorese Sergio Fronteddu (che saluto calorosamente) e la critica d’arte Roberta Vanali (che altrettanto calorosamente mando a quel paese). Vicenda che si risolse con le opere di Sergio danneggiate in modo misterioso proprio mentre stavano sotto la custodia della isterica signora Vanali.

Dal punto di visto musicale le tue influenze sembrano molteplici. Si va dal rock al prog anni ’70 fino arrivare al kraut al jazz-rock, agli Skiantos, a Elio e le Storie Tese e al sublime Zappa. Ho dimenticato qualche influenza? Non ti sembrano troppe? Oltre le influenze a quante altre malattie sei soggetto?

In realtà Lando è uno Zelig musicale. Una caricatura multiforme del mondo della musica in toto. Avendo dei gusti molto vasti è naturale venga fuori un po’ di schizofrenia… comunque, a parte gli artisti da te citati sono un appassionato Area in primis, di band appartenenti alla scena RIO (rock in Opposition) quali Henry Cow/ Slapp Happy, Stormy Six (una delle band italiane più interessanti), i francesi Magma di Christian Vander, oppure la scena di Canterbury dei ’70, tra cui ad esempio (a parte gli ovvi Soft Machine) gli Hatfield and The North, gruppi un po’ di nicchia che meriterebbero molta più attenzione. Sono un fanatico di Bowie… Adoro la musica cosiddetta “colta” del ‘900, soprattutto Igor Stravinskji, Wytold Lutoslawski, Leonard Bernstein, soprattutto le fusioni tra neoclassico e avanguardia, Shoenberg… Non sopporto il minimalismo, penso che a parte la spinta iconoclasta iniziale sia diventato la scusa per produrre cose insulse a basso costo. Artisti invece contemporanei… direi Cornelius (aka Keigo Oyamada), un musicista giapponese veramente bravo il cui Sensuous è uno dei dischi più belli dello scorso decennio, Tujiko Noriko, sempre dal giappone, che suona musica molto molto strana, Bjork, il gruppo grind-prog americano An Albatross… A parte questo godo di ottima salute.

A proposito di Zappa, il grande compositore rifiutava la divisione tra musica alta e musica bassa o anche quella tra musica ad alto e a basso livello tecnico, per lui la questione era se la musica fosse onesta o disonesta. Ritieni valida questa differenza? È corretto definire la tua musica inqualificabile e perciò squalificata?

Zappa era un uomo molto intelligente, un musicista sopraffino che è stato capace di fondere le più disparate influenze in un continuum coerente . Un fine artista concettuale ed un grande satirico. Fosse ancora vivo avrei voluto vederlo nei panni di Presidente degli Stati Uniti d’America. Per quanto mi riguarda posso dire solo che non amo la musica senza sorprese, a meno che l’assenza di sorpresa non riveli una connotazione parodistica. Anziché inqualificabile preferisco il termine incatalogabile ma non per questo dispersiva, aderisco all’idea Zappiana della Continuità concettuale. Ogni manifestazione della mia creatività si inserisce in un discorso ben definito del quale si scorgeranno i confini quando tirerò le cuoia. È un work in progress.

La reazione di lando di fronte alle coverband

Cosa ne pensi dell’attuale panorama musicale italiano? Quanto è difficile fare musica?

In Italia in questo momento si attraversa una rinascita musicale che però è sommersa dalle falsità della televisione. I media mostrano un’Italia totalmente fasulla che nulla ha a che fare con la situazione reale. Per fortuna la scena della musica indipendente è variegata e penso che il livello sia molto più alto che in altri stati europei. Lo stile italiano è molto riconoscibile e riesco anche a vedere me stesso inserito nel contesto, ci sono concetti base che definiscono una sorta di unità.

Fare musica originale nell’era delle tribute band e del karaoke è come martellarsi i coglioni ma ci ho fatto il callo e si vede attraverso i pantaloni.

E l’attuale panorama sociale e politico? Poche parole per illuminarci con la tua sapienza.

Qua sguazziamo nell’ovvio. Il panorama politico italiano è la caricatura della parodia della satira di un panorama politico. Siamo in guerra contro il buonsenso e mancano le basi culturali e la memoria storica, ecco perché stiamo gradualmente scivolando nella ricostituzione dell’Italia fascista. È una questione legata alla mancanza di memoria, una forma di Alzheimer sociale. C’è un gap generazionale tra coloro che sono nati e cresciuti sotto il Berlusconismo e coloro che hanno avuto modo di avere un’istruzione come si deve. La cultura italiana è stata uccisa da un sistema scolastico decadente e raffazzonato. L’espressione artistica che ne deriva non può che essere volgare e tamarra ma senza l’ironia necessaria per renderla “sincera”, basti vedere gente come Gue Pequeno, cocainomani pieni di soldi che si atteggiano da maitre a penser senza prendere la briga di utilizzare le connessioni neuronali dateci da madre natura… come faccio a prendere sul serio un tizio che pontifica sulla corruzione e poi si fa vedere in giro a limonare con personaggi come la Minetti? Voglio dire, se questo è un esempio di coerenza da dare ai giovani dove vogliamo andare? È come se mi paparazzassero a braccetto con la Santanchè… non ci vedo un nesso. Ne parlo in un brano del prossimo disco ma è una sorpresa…

Un’ultima parola di speranza. L’umanità è sull’orlo del precipizio: quanto è difficile farla cadere giù?

Non ci sarà speranza senza un vero sistema educativo. Dovremmo insegnare ai nostri figli l’utilizzo della logica, l’attuale sistema crea solo burattini senza senso critico e questo si riflette su tutto, anche sulla musica.

AMEN