Quando ho scoperto le librerie indipendenti

Oggi sono in pausa del tour. Ne approfitto per buttarmi sul mare, succhiare il wifi dello stabilimento, fumare delle sigarette, bere dei gran bicchieri d’acqua gasata e fare il punto su come sta andando fino a qui.

Per tante ragioni, non ultima la natura stessa di Sara, mi era chiaro che accompagnare il romanzo in fase promozionale avrebbe significato due cose: farsi qualche evento bello/strano (uno c’è settimana prossima a Milano) e partire per un gran giro di librerie indipendenti. Non sapevo come sarebbe andata: sapevo che stavolta la casa potenzialmente più accogliente sarebbero state le librerie radicate nei rispettivi territori — città grandi, piccole, metà e metà — e avevo una forte curiosità di vedere come si sarebbero mosse, loro, nel momento in cui avevano ospite un autore non famosissimo con un romanzo appena uscito.

Risultato: mi sto divertendo TANTO.

In cinque giorni di tour toscano mi sono successe cose bellissime: conoscere librai splendidi che ti aprono la porta di casa loro dopo la presentazione; trovarsi tra il pubblico di Firenze il ragazzo che ha fatto LA TESI su “Abbiamo le prove” e che si è tirato dietro gli amici; farsi delle gran belle chiacchierate con gente ferrata, civile, competente, piena di energia; scoprire posti magnifici in città che non avevo mai visto; toccare con mano la realtà del lavorare da indipendenti, al di là di tutta la retorica su “coraggio” e “passione” che viene appiccicata a chi per mestiere tratta libri lontano dai grandi marchi e dalla sicurezza delle catene; avere trenta-quaranta persone partecipi e interessate che sono venute a sentirmi a PIETRASANTA il sabato pomeriggio (mi devo ancora riprendere, è stata una botta clamorosa); vedere che gli incontri lasciano traccia, e pazienza se nelle foto sono venuta male; sapere che avere un posto nel calendario di un libraio indie significa essere parte di qualcosa di molto più grande, e vivace, rispetto a un incontro isolato, destinato a filare via senza grandi segni.

Da esterna — e strana, per giunta — ho sempre avuto una certa diffidenza rispetto a chi scriveva quanto fosse bello avere a che fare con gli indipendenti, E NON CON (x). Ora che ci sto passando in mezzo, mi sembra tutto molto reale, oltre che molto gratificante.

“E’ per questo che lo facciamo, è per questo che lo facciamo.” (cit.)

Grazie a chi mi ha ospitato questa settimana — Les Bouquinistes, La Cité, Spazio UnoDue, Lettera22, NINA — e grazie a chi mi ospiterà nelle prossime settimane, nei prossimi mesi. Adesso chi si ferma più.

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