6. Una persona speciale

Lui, speciale lo era sicuramente.

Era speciale il modo in cui si addormentava. Una volta si addormentò mentre stavamo cenando. Un’altra volta si addormentò mentre gli stavo parlavo di me. Non riuscii mai a vederlo come un affronto: quando dormiva, nel suo viso disteso, nel respiro leggero e sui suoi occhi chiusi aleggiava tutta la leggerezza dei sogni. Mi incantavo a vederlo fluttuare: avrei voluto essere un angelo per custodirlo nelle mie soffici ali bianche e vegliare su di lui.

Era speciale anche quando c’era qualcosa che non andava. Improvvisamente ogni muscolo del suo corpo si irrigidiva. Una nube grigia spegneva il bagliore dei suoi occhi. Da un momento all’altro, si chiudeva in sé stesso, come un riccio. Diventava inavvicinabile e, la parte peggiore era che il sipario delle sue labbra rimaneva serrato: non una parola, non una spiegazione. Non c’era alcun modo di sfondare la barricata dell’orgoglio dietro alla quale si rifugiava.

La concezione del tempo, con lui era speciale. Passavamo intere giornate a guardare il soffitto come fosse un cielo azzurro, stesi sul letto, galleggiando in una realtà solamente nostra: prati verdi, fiori rosa fatti di marshmallow. Il tempo diventava morbido tra le labbra e lo zucchero tra le dita le rendeva appiccicose. Passavano le ore come minuti: amavo il modo in cui riuscivo a farlo perdere nei miei occhi. Il modo in cui, in quei momenti, non avevo niente di cui preoccuparmi: era mio e nessuno avrebbe potuto portarmelo via.

Era speciale ogni suo piccolo gesto, ed ancora più speciale era il fatto che non sembrava rendersi conto di quanto fosse speciale. Mi passava l’asciugamano quando mi lavavo il viso. Mi sussurrava parole dolci all’orecchio nascondendosi alle mie spalle. Mi teneva per mano addentando un pezzo di pane.

Quel pomeriggio al parco fu la prima volta che mi parlò apertamente un po’ di sé.
Mi raccontò del suo passato, di cosa lo aveva portato in questo presente che stavamo condividendo, di cosa si aspettava dal futuro.
Non tutto ciò che sentii, in una situazione normale con una persona qualunque, mi sarebbe piaciuto. Ma detto da lui aveva un suono diverso, gli errori si potevano perdonare, sulle imperfezioni si poteva chiudere un occhio. Era umano, ma era quel mix che lo aveva reso quello che era, a fare sì che fosse diverso da chiunque altro io avessi incontrato prima e non avrei voluto cambiarne una virgola, per nessuna ragione.

Mi colpì la passione trainante con la quale descriveva i suoi interessi. Le parole si trasformavano in immagini e prendevano forma davanti ai miei occhi. In quel mare di immagini, bramavo per diventare palpabile anche io nel suo passato, nel suo presente, nel suo futuro — per essere un suo interesse, per sentire la stessa passione nelle parole che avrebbe rivolto a me.

Nel rientrare a casa, la magia si dissolse come allo scoppio di una bolla di sapone, quando prese il sopravvento la consapevolezza di non avere niente abbastanza intrigante da riuscire a tenere viva a lungo la sua attenzione nei miei confronti.

Io non ero niente di speciale, se non un paio di occhi azzurri.
Occhi, tra milioni di occhi. Occhi ai quali ben presto si sarebbe abituato.
Occhi oltre ai quali, ben presto, avrebbe visto il buio.


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