Il Renzometro
Il vero indicatore (scientificamente provato dal 1999 a oggi) del grado di consenso renziano – aka il Renzometro – è Dario Franceschini. E questo si sapeva, e non è una grande novità, un po’ come la scoperta dell’acqua calda. Ci sono tuttavia anche altri segnali, forse meno evidenti, che confermano il graduale tasso di impopolarità di Renzi.
La cosa più interessante è che adesso anche Claudio Velardi — storico sostenitore del boy fiorentino — non ha risparmiato critiche a segretario PD. Comunicazione e contenuti sbagliati, sempre le stesse frasi riciclate, poca sostanza e forma inadeguata.
Per chi si fosse perso più o meno una settimana di scanna, riassumo gli indizi, alcuni palesi e altri meno evidenti, che denotano lo scricchiolio della leadership renziana:
- cambio di direzione in materia di immigrazione (prima vera manovra di avvicinamento al cdx)
- via lo streaming (per scannarsi in santa pace! Ed è subito prima repubblica)
- a Matteo Richetti la comunicazione PD (dopo le recenti gaffe sulla pagina facebook, la comunicazione in mano a un uomo di fiducia)
- Pisapia è l’ennesimo agnello sacrificale offerto a D’Alema. Quanto attrattivo può essere un mega contenitore di sinistra (quella vera, mica il PD), con riesumati gli ex DS? Per alcuni parecchio, per Matteo zero. Se l’obiettivo è fronteggiare il M5S, l’unico assist è una grande coalizione dal csx al cdx, stile Merkel.
A breve uscirà il nuovo libro di Renzi, “Avanti” (già dal titolo non molto dem), personale manifesto elettorale in vista del 2018. Visto che mi piace leggere di tutto — Fabio Volo compreso — leggerò anche questo capolavoro.
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