Virtual Reality Check
La realtà virtuale oggi non esiste. Punto.
Ad inizio anni ‘80 si iniziava a parlare di realtà virtuale. Come si evince dal nome stesso pensavamo di poter ricreare un facsimile delle nostre esperienze umane in un ambiente artificiale grazie all’ausilio di computer ed altri ridicoli ammennicoli ottico sensoriali.
Adesso, a distanza di circa 35 anni, l’argomento è tornato di “moda”, alcune grandi e piccole aziende si sono mosse alla ricerca di meravigliose pastiglie di estasi digitali per simulare la vita attraverso visori da mettere davanti agli occhi.
Qualche ragazzotto della new (old) e-conomy, noto per il suo intere$$e nei confronti delle reti sociali, ha pure investito una cospicua cifra di dollari per iniettare freschi bytes per la ricerca e lo sviluppo nel campo.
La Virtual Reality è un argomento quanto mai affascinante e stimolante. D’altronde, sin dai tempi antichi, l’uomo ha cercato di oltrepassare la linea che separava la coscienza del reale con sostanze naturali e con attività che fossero capaci di indurlo in stati mentali differenti. Ad esempio le danze ossessive, suoni ripetitivi e ipnotici etc, etc.
La riproduzione artificiale di un mondo fittizio implica la stimolazione dei principali sensi umani: udito, vista, olfatto, gusto, e tatto (in realtà i sensi sono nove, ma indichiamo in modo semplificativo quelli più comunemente conosciuti).
Se andiamo ad analizzare le attuali tecnologie applicate alla Realtà Virtuale ci accorgiamo immediatamente come queste siano estremamente insufficienti. Sono in grado di riprodurre fenomeni uditivi e in parte ottici, ma non riescono ad andare oltre. I sensi maggiormente coinvolti nella simulazione della realtà sono la vista, l’udito e il tatto. Potremmo, ad esser buoni, tralasciare per un attimo l’olfatto e il gusto.
I nostri occhi, aiutati dal movimento del corpo e della testa, sono in grado di osservare quello che ci circonda con una visione tridimensionale a 360 gradi orizzontale e una discreta capacità pure di visione verticale. Inoltre siamo in grado di percepire “con la coda dell’occhio” anche quello che i nostri occhi non vedono e questo grazie all’utilizzo dei nostri altri sensi. Gli attuali visori per la VR (Virtual Reality) permettono semplicemente all’occhio umano di osservare quanto trasmesso da un piccolo visore digitale posto davanti ai nostri occhi come se indossassimo una maschera da immersione. Ovviamente le immagini cercano di simulare la tridimensionalità degli ambienti utilizzando la tecnica della visione SBS (Side by Side) a canali separati. E’ facile intuire i limiti di un tale strumento: infiltrazioni di luce dall’esterno e l’ assenza di illuminazione proveniente dalle nostre spalle. Altro problema poi è quello della vista laterale degli occhi che si troveranno a percepire i confini fisici del visore che abbiamo indossato e della sensazione fisica di avere qualcosa di innaturale all’altezza del viso e in generale sulla testa. Dimenticavo che i visori attuali sono collegati con dei cavi ad un computer e quindi avremo anche una limitazione nel libero movimento del nostro corpo.
L’audio è sicuramente l’aspetto più fedelmente riproducibile allo stato attuale, oltretutto non sarebbe neppure necessario indossare cuffie se disponessimo di sale predisposte con diffusori ben posizionati. Con poca spesa è già possibile simulare la provenienza di suoni e vibrazioni in un ambiente costruito con attenzione.
Per quanto riguarda il tatto qui ci troviamo ancora a livelli primitivi di simulazione della sensibilità del corpo umano. Esistono tute coperte di sensori che ricoprono parzialmente il corpo umano. Possiamo percepire vibrazioni, ma niente di più.
La Realtà Virtuale digitale oggi NON esiste e mai esisterà nella forma in cui pensiamo di poterla raggiungere. E’ inutile convincersi del contrario a meno che non vogliate farvi raccontare che se avete visto il mare e dei pesci intorno a voi attraverso uno schermo grande quanto un cellulare è come se foste immersi in un mare freddo dell’oceano, con la pressione dell’acqua che preme sul vostro corpo, la mancanza di ossigeno e l’impossibilità di movimento libero, giusto per dirne alcune.
Siamo ancora estremamente indietro, oserei dire che non ci siamo avvicinati neppure lontanamente alle visioni futuribili di 40 anni fa.
Ma tutto questo non significa che non esistano realtà virtuali. Come sempre entra in gioco la natura che ci stupisce più di ogni altra invenzione umana. Se ci pensiamo bene ogni essere umano è in grado, per pochissimi minuti, di entrare in un mondo, molte volte estremamente reale, semplicemente addormentandosi.
I sogni sono in grado di immaginare qualsiasi cosa e di renderla reale con quello che il nostro cervello ci fa credere di vivere. Possiamo piangere, ridere, morire, nascere, avere paura, volare e tutto questo solo grazie alla nostra mente.
Proprio per questo io credo che quello che dovremmo fare per ricreare una realtà virtuale non è usare una tecnologia che ci faccia vivere esperienze ad occhi aperti, ma una tecnologia che sia in grado di indurre il nostro cervello a credere di viverle.
Riuscire a manipolare i nostri sogni potrebbe essere una soluzione percorribile. Esistono già da molti anni studi e ricerche sul cosiddetto sogno lucido e credo che il binomio tecnologia e funzionamento del cervello umano sia una strada quantomeno da prendere in considerazione.
Alternative futuribili potrebbero essere innesti bio tecnologici con sistemi di comunicazione esterna wireless. Non è una soluzione poi così improbabile come potrebbe sembrare visto che molte persone vivono attualmente grazie alla presenza di tecnologie impiantate nel corpo umano quali arti e organi artificiali, pacemaker e quant’altro.
Non da trascurare poi anche l’utilizzo di sostanze recettive da assumere all’occorrenza, associate a stimoli scatenanti esterni quali suoni, luci che, in base alla dinamica, alla cromìa e alla durata possano determinare e influenzare la tipologia e la durata delle visioni virtuali. Ovviamente qui si aprirebbe un problema non semplice di utilizzo di chimica per scopi ludici, anche se la VR potrebbe essere utilizzata anche per raggiungere obiettivi molto più nobili come, ad esempio, nella cura di malattie e per l’aiuto di persone affette da problemi psichiatrici e/o psicologici.
Come dicevo, il percorso che attualmente stiamo seguendo, non porterà molto lontano, forse solo a livello di fruizione di videogames può avere un senso ma, in ogni caso, si tratta di sforzi vani i cui limiti sono già evidenti. Le strade sono altre e molteplici. Mi auguro che la ricerca nell’ambito della Virtual Reality prosegua con uno spirito non di bieco business, ma di entusiasmo di giovani startup e brillanti internauti.
Forse tra una decina di anni potremo assistere ad un concerto in streaming assieme ad una folla di fan in delirio, godendo ogni dettaglio, ogni suono, ogni sensazione pur trovandoci nel nostro appartamento e condividendo l’evento con un gruppo di amici sparsi per il mondo (reale). Sono sicuro che per molti questo possa sembrare una cosa priva di significato, anzi abominevole, dove, i ben pensanti, troveranno da obiettare sulla mancanza di socialità e di vero rapporto fisico con altre persone.
Signori, questa è
la Realtà Virtuale.