Il giardino sul mare

Capitolo 1

La fine

Da quando aveva ricevuto la notizia del licenziamento era rimasto incollato al computer. Collegato a internet, guardava lo schermo come se fosse una sfera di cristallo in cui scorrono immagini rivelatrici, cifre, grafici e ogni tanto scritti in piccolo, i segreti dell’esistenza.
La sua mente si era bloccata a quel momento, a quelle scene difficili da dimenticare: il capo che piangeva in ufficio, i colleghi nel panico, le porte dell’agenzia chiuse e le facce disperate di chi aveva appena perso il lavoro, come lui. 
Dalla stanza accanto arrivava il respiro ritmato delle bambine che dormivano fra cuscini e coperte arrotolate nel lettone, dove tutta la notte avevano dominato indisturbate. 
Un rumore di chiavistelli e serrature. Era Carla che stava tornando dal lavoro dopo il turno di notte. Lo trovò ancora in pigiama, illuminato da una sinistra luce azzurra proveniente dallo schermo. 
Carla non aveva dubbi, era rimasto nella stessa posizione in cui l’aveva lasciato la sera prima. 
Si era gettata stancamente sul divano con un lungo sospiro sentendo scricchiolare le ossa nell’impatto. “Il 1 agosto — aveva sussurrato quasi rivolta a se stessa — e adesso cosa facciamo?”. Sarebbero dovuti partire quella mattina per le vacanze, come facevano da anni insieme a milioni di italiani, per raggiungere un costoso residence sulla riviera. Quest’anno non si poteva. 
Non aveva neppure osato affrontare l’argomento, per via dello stato di depressione in cui versava Lorenzo. 
A quarant’anni aveva perso il lavoro e tutti i risparmi a causa del crollo della borsa e ora aveva bisogno di tempo per ricostruire i pezzi di una vita vissuta credendo nel futuro e nella incontrovertibilità delle leggi del mercato, nella finanza. Non si cambiano in pochi giorni le convinzioni di una vita. 
Con che coraggio parlargli di vacanze? 
Dalla camera cominciavano ad arrivare alcuni bisbigli stropicciati delle bambine che forse avevano sentito aprire la porta, il pensiero delle bambine le diede la forza di alzarsi dal divano e andare verso le camere mentre si toglieva la giacca. 
Lorenzo si era girato verso di lei con gli occhi rossi, forse perché aveva pianto o per aver guardato troppo a lungo lo schermo, e proprio in quell’istante il computer aveva iniziato a ronzare rumorosamente, sempre più forte, come un elicottero in partenza e poi … pif si era spento con un violento scoppiettio. 
La testa di Lorenzo era caduta sulla scrivania, fra la tazza del caffè semivuota, mezzo panino secco e una bolletta da pagare. Carla era balzata in ginocchio tentando una rianimazione della macchina.
“Tutto hotto” aveva affermato una vocina con serietà dietro di loro. Margherita, la loro figlia di due anni e mezzo si era svegliata per il trambusto e forse aveva visto la morte del computer in diretta. 
“Non preoccuparti si riaggiusta” aveva cercato di rassicurarla Carla mentre Lorenzo aveva emesso un lungo lamento ancora con la testa appoggiata sugli estratti conto. 
“Basta! Voglio andar via di qua! Via! Via! Scappiamo! Prendiamo la tenda in cantina e andiamo in vacanza!”
La voce era uscita proprio dalla sua bocca. Carla non riusciva a credere alle sue orecchie, lei aveva parlato, proprio lei.
Un’illuminazione: ma quale bisogno di tempo, ma quale maturare convinzioni, la fuga era l’unica via di scampo, l’unica vera scappatoia possibile di fronte al declino di un’intera società. 
Pensando questo aveva lasciato il computer di Lorenzo al suo destino e si era alzata per andare a preparare il caffè in cucina, l’unica vera operazione che avrebbe dato il via alla giornata. 
Sentendo il tintinnio delle stoviglie in cucina Lorenzo, aveva alzato la testa e si era girato, cercando il viso di Carla. Si era trovato di fronte due piccoli occhi marroni e il musetto assonnato di Margherita che, intravista l’occasione, aveva subito cercato di salirgli in braccio. 
Le aveva fatto spazio sulle sue ginocchia, che arrampicandosi sul papà aveva sentenziato “Mamma abbiata” e si era appoggiata sull’incavo della spalla con la bocca corrucciata. 
Mentre Lorenzo carezzava i capelli della piccola, i rumori provenienti dalla cucina avevano svegliato anche Angela, la secondogenita di sei anni, una morettina furba e magrina, che con un fruscio di coperte aveva lasciato il letto trascinandosi verso la fonte dei rumori in cerca di una sostanziosa colazione.
“Andiamo al mare?” aveva chiesto, tra uno sbadiglio e l’altro, affacciandosi dalla porta della camera da letto. Nessuna risposta. 
“Papà, papà?!” Dopo vari e ripetuti richiami per ottenere la sua attenzione, Lorenzo aveva ceduto e aveva risposto, fingendo entusiasmo: “Andiamo in tenda, bimbe. Vi va?” “Come i beduini?” aveva sintetizzato seccamente Angela “più o meno così. È bellissimo sai? È un avventura!”.
Lorenzo cercava di trattenere il disgusto e non mostrare cedimenti per la notte insonne e per la prospettiva di una vacanza in campeggio. Lo sforzo però era evidente alle due bambine che lo fissavano con sospetto. Poi dopo pochi secondi di silenzio, avevano cominciato a sommergerlo di domande sulla vita dei campeggiatori e su dove sarebbero andati. L’esplosione travolse in pieno Lorenzo ormai in balia delle piccole senza neppure la protezione del suo amato schermo da fissare.
Carla nel sentire le voci del corridoio e sorrideva chiudendo con forza la macchinetta per il caffè e mettendola sul fuoco. Adesso poteva andare a dormire anche lei e lasciare che le cose facessero il loro corso.
Erano apparsi tutti e tre in formazione piramidale sulla porta della cucina, Margherita sulle spalle del papà Lorenzo al centro, in basso Angela che continuava a fare domande. Tutti e tre pronti per coinvolgere la mamma nei loro piani. 
Carla seduta a tavola con un biscotto in mano, aspettava e sfogliava lentamente una rivista di giardinaggio che aveva comprato tanto tempo prima.
“Dunque, la tenda dei nonni è in cantina sotto il lettino di Margherita e il passeggino.” 
Aveva detto senza neppure alzare lo sguardo da un bel giardino fiorito.
“Forse è bucata. Vi conviene montarla in cortile per evitare brutte sorprese, perché se manca un tubo rischiamo di non riuscire neppure a farla stare in piedi.- e aveva concluso così- Buon lavoro ragazzi.” Alzando gli occhi su di loro con un sorriso di sfida facendo, per far capire al trio che sarebbe andata a risposarsi e avrebbe lasciato a loro tutto il lavoro. 
La caffettiera sbuffava lasciando uscire il suo aroma promettente, mentre l’intera famiglia fantasticava su come sarebbero potute essere le loro prime vacanze in tenda.

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