I 10 motivi per cui mi hanno hackerato il profilo Facebook

vmariani
vmariani
Jun 5, 2016 · 4 min read

Questo post non sarà particolarmente interessante per la maggior parte dei miei contatti su Facebook ma mi auguro che lo sia per molti dei miei contatti “tipo mia madre”, quelli che postano senza filtri le foto dei propri figli al mare, quelli che scrivono il loro numero di cellulare su un post pubblico, quelli che raccontano tutta la loro vita sui social.

Sono laureato in Matematica Applicata, ho programmato prima di fare il giornalista di tecnologia e di creare e condividere sui social contenuti per Internet. Insomma, dovrei essere uno attento, dovrei, uno capace di stare lontano da un messaggio di spam, un phishing, una truffa. Uno che evita di essere troppo privato in pubblico, in parole, immagini e video.

E invece sono un cretino totale. Uno che è caduto nella più banale delle trappole via Facebook Messanger. Uno che ha commesso un errore, ha provocato un (più o meno) veloce brivido a quasi tutti i miei contatti su Facebook, che ha perso tempo a ricontrollare le impostazioni di sicurezza e che non è ancora completamente sicuro di aver salvato informazioni e contatti dello smartphone da occhi indesiderati e malintenzionati.

Sono sempre stato abbastanza in sintonia con lo Schmidt pensiero rispetto alla privacy — senza essere troppo d’accordo su tutto il resto.

“If you have something that you don’t want anyone to know, maybe you shouldn’t be doing it in the first place.”

molto semplicisticamente ho sempre pensato che chi non provvede a farsi una certa conoscenza dei pericoli del web si merita le conseguenze. Ebbene, sono un cretino totale. Chiunque, anche i miliardi di persone più scafate di me, è a rischio, perché i bastardi sono sempre più bastardi e le condizioni che regolano la nostra attenzione variano. Cerco di riassumere ciò che mi è successo in 10 sintetici punti.

  1. Caramelle da CONOSCIUTI
    “Certo, se clicchi su qualsiasi cosa ti mandi uno sconosciuto!”. Già, peccato che in questo caso il messaggio su Facebook Messanger mi è arrivato da un mio amico, uno che conosco bene e che “frequento” regolarmente su FB.
  2. Marketing elementare
    Dal suddetto mi arriva il seguente messaggio “Ci sei tu in questo video”. Frase da prima lezione di marketing digital: come incuriosire l’utente. L’amico mi dice che io sono in un video. Irresistibile. L’accoppiata amico-video è mortale. Lezione: la stessa di “sono un tuo lontano parente, ti volevo donare un milione di euro”.
  3. Il testo
    Il messaggio che ho ricevuto era in italiano, scritto correttamente. Quello che ho, involontariamente, inviato a tutti i miei contatti su Facebook Messenger non era lo stesso. Era in inglese. Se non chattate regolarmente in inglese dovreste subodorare la fregatura all’istante.
  4. Coincidenze
    L’amico vive nella mia città d’origine e mi manda questo messaggio qualche giorno dopo una mia breve vacanza nella città in questione. Faccio 2+2 in una frazione di secondo: in effetti in quei giorni mi sono trovato in una piazzetta in cui si teneva un incontro pubblico, ripreso dalle telecamere, tutto plausibile.
  5. Contesto
    Ricevo il messaggio in un pomeriggio lavorativo. Stavo lavorando, ero concentrato su cose importanti. La quaterna amico+video+coincidenza+contesto è mortale. Apro il link, addio.
  6. Male mobile
    Lo smartphone non è un bene immobile, e neanche mobile, è un male mobile. Per diversi motivi. A questo proposito sono convinto che se avessi aperto il messaggio da un pc forse mi sarei accorto del pericolo. Soprattutto per chi, come me, è più vicino ai 50 che ai 30 anni, fare i conti con uno schermo piccolo mentre si è in giro e impegnati in altro è un problema.
  7. Il link
    Un link abbreviato, di questo tipo http://goo.gl/ che, però, aveva qualche sottile differenza gg al posto di goo nel dominio, go al posto di gl nell’estensione. La mia presbiopia galoppante ha fatto il resto. Lezione: diffida sempre e comunque dagli shortener, se un amico ti manda un link, deve essere in chiaro, e leggilo attentamente prima di cliccarlo: repubblica.ot o reppublicca.uu non è repubblica.it.
  8. Basta cliccare
    Una volta cliccato sul link sei fottuto e non sai cosa potrà succedere. Appena l’ho fatto mi si è aperta una pagina anonima con un player video pronto a partire. Ebbene, non ho cliccato sul player ma è bastato aprire il link per scatenare l’inferno tra i miei contatti di Facebook Messenger. E non so ancora cosa possa essere successo al mio smartphone.
  9. Proteggersi
    Ci sono voluti anni di danni e dati persi per convincere (forse) le persone a installare un antivirus nei Pc, per insegnargli a diventare diffidenti, per capire come cambiano i pericoli. Bene, il lavoro è appena iniziato, e i pericoli si amplificano sulle piattaforme mobili. Io, per esempio, pago per un antivirus su Pc e utilizzo sistemi di protezione (forniti dal produttore di smartphone, dall’operatore di telefonia o da produttori specializzati, come questo per esempio) ma confesso che non ho ancora messo lo smartphone in cima alla lista dei prodotti tecno da proteggere al meglio, anche pagando.
  10. Le app, le chat
    Probabilmente disinstallerò Facebook Messenger dallo smartphone, nonostante il caro Mark ci voglia obbligare a usarlo in tutti i modi, “geloso” del successo di piattaforme come SnapChat, per esempio, e la stessa WhatsApp, nonostante sia di proprietà. Rifletto: installare solo app popolari e testate, dare importanza alle valutazioni negli Store, leggere i commenti. Non fidarsi ciecamente dei servizi più utilizzati, come quelli di Google o di Facebook, sono anche i più presi di mira e, spesso, non garantiscono una sicurezza di base.

vmariani

Written by

vmariani

Tech journalist, Digital Analyst, contributor @la_stampa, professor @IUS_VE