29 cose

vulgariumfragmenta
Jul 27, 2017 · 4 min read

Il 4 agosto farò 29 anni e queste sono 29 cose che ho imparato dal 1989 ad oggi.

1989 Che sono molto forte, il mio corpo è forte. Sono sopravvissuta mentre gli altri, quasi tutti, non ce l’hanno fatta e sono morti prima di lasciare l’ospedale. Prima di venire nel mondo. Uccisi da una cosa di cui non avevano colpa. Io, invece, sono viva.

1990 Che una madre può morire. Muoiono, anche se la società ce le impone come angeli sempre presenti. Muoiono, e nel 2018 “avere entrambi i genitori” è una cosa che troppi danno ancora per scontata. Per quanto mi riguarda, la famiglia tradizionale è strana e contronatura.

1991 Che la mia famiglia è atipica ma mi ama tanto. Che due nonne, due nonni (acquisiti), un papà single con tanti amici possono tranquillamente sopperire alla mancanza della Sacra Madre.

1992 Che amo gli animali e più sono grossi, pelosi e apparentemente feroci più mi piacciono.

1993 Che i lavoretti manuali non fanno per me. Non ho il controllo del punteruolo e nemmeno della forbice a punta arrotondata, a me piace parlare, leggere e giocare con gli altri bambini.

1994 Che scrivere è bello e stimolante ma le E sono difficili. Il mio nome ne contiene tre. Quante stanghette, quanta fatica.

1995 Che sono divertente, perché ogni volta che parlo ridono le bambine, i bambini e persino le maestre. Non ridono di me, ridono delle cose che dico e di come le dico. Sono una comica, in fondo.

1996 Che è meglio che il mio papà e i miei nonni vivano tutti nello stesso paese, così posso vederli sempre tutti e, ogni due settimane, andare dai nonni di Milano. Finalmente posso smettere di piangere disperata ogni volta che salgo in macchina e saluto una delle mie tre famiglie.

1997 Che scrivo temi da ottimo, superottimo e persino supermegaottimo. La maestra Pia li legge sempre a voce alta.

1998 Che odio la scuola. A me piace scrivere i temi e imparare a memoria le poesie.

1999 Che sto crescendo e sto peggiorando, che la mia famiglia mi ama ancora, più di prima, ma inizio a percepirne le crepe.

2000 Che sono una mina vagante e una ribelle, ma mai una bulla.

2001 Che mia madre è morta per davvero, che non la conoscerò mai, che dovrò fare i conti con la sua assenza per il resto della mia vita.

2002 Che le mestruazioni vengono a tutte, proprio a tutte, anche a quelle secche secche senza seno, menomale. E che se non hai seno i maschi ti prenderanno in giro perché non sei sviluppata ma ti prenderanno in giro anche per i peli sotto le ascelle, perché SEI sviluppata. Che iniziano quando sei piccola e non smettono mai.

2003 Che avevo le migliori amiche più migliori amiche di tutto quanto l’universo, e ce le ho ancora.

2004 Che pomiciare è molto più eccitante se lo fai con uno che ti piace davvero.

2005 Che perdere la verginità non ti cambia i connotati, non ti rende diversa. Di quel giorno ho dimenticato quasi tutto, lui era una brutta persona, mi mise fortemente in imbarazzo. L’unica cosa bella era il sole, la luce di settembre. Come filtrava tra le persiane.

2006 Che se a scuola stai male, anzi malissimo, non è colpa tua ma della scuola. E va cambiata.

2007 Che il primo amore finisce.

2008 Che il secondo amore puoi tranquillamente conoscerlo in discoteca e baciarlo prima di sapere il suo nome.

2009 Che odio l’università, più della scuola.

2010 Che amo i locali gay e che posso farcela da sola — veramente da sola, prematuramente, difficilmente. Però posso, e ci riesco, crescendo selvatica come un animale, arida come il deserto.

2011 Che innamorarsi di uno solo perché è bello e perché ascolta Guccini non è davvero una buona idea, è invece un pessimo sgarbo da fare a se stessi.

2012 Che tagliar via 30 cm di capelli è una cosa da non rifare.

2013 Che il lavoro mi cambia, in meglio. Che sono una brava social media manager.

2014 Che “niente c*zzo nel palazzo” non è un modo di dire né un comandamento. E che non bisogna lasciarsi sedurre dagli uomini che hanno vent’anni più di te e si dicono separati in casa.

2015 Che l’amore, quando arriva, e tu sei selvatica come un animale e arida come il deserto, rischi di non riconoscerlo. Che mentre eri occupata a bere, fumare e scopacchiare hai quasi dimenticato che tu di amore ci sei nata, che di amore te ne intendi. E che a nullo amato amar perdona.

2016 Che se non è totalizzante, passionale, spaventoso, palpitante, indegno, avvolgente e plurale semplicemente non è amore.

2017 Che niente è irreversibile, che si può recuperare il tempo perduto.

2018 Che 29 sono pochi, che voglio morire vecchissima. Lo dicevo l’anno scorso, voglio dirlo l’anno prossimo. Che domani è un altro giorno, che non soffrirò più la solitudine e la paura (della fame). Che amare è possibile, resistere è possibile. Che mi mancherai per sempre eppure sarai sempre qui, nonna Graziella. Che il lavoro nobilita l’uomo e non solo, nobilita anche la donna e quella donna sono io. Che non era questa la vita che sognavo da bambina ma ci sono momenti, ad esempio quando sono in macchina con lui o riordino tutti i miei appunti di lavoro o lavo i piatti o accarezzo i miei gatti, in cui vorrei che la me stessa di 15 anni fa mi vedesse e si sentisse orgogliosa della piccola donna in gamba che, inevitabilmente, sarà. Anche se lei non ci credeva.

Auguri, Vanna. Auguri a te, Benedetta. Finalmente siamo in pace.

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Padre perdonami perché non so quello che faccio.

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