Prossimamente su questi schermi

Alberto Moravia, La vita interiore

Che si appannano ed esibiscono la pochezza delle nostre esistenze, ci proteggono dal cielo latteo, moribondo, sfigurato di polveri sottili. Non vorrei (più) sapere. Non vorrei (più) vedere. Si tornasse alle missive, alle lettere. E al cielo. Ad ogni epoca le sue miserie. Quando ero più giovane di adesso anche mio padre lo era, mi raccontava di quando era più giovane, molto più giovane di adesso e aspettava per lunghissime ore le telefonate dell’amata al bar della stazione. Non si capacitava, lui, della scarsa pazienza di sua figlia quando si trattava di SMS e del fatto che noi, io, la vita ce l’avessi sempre in tasca, o sul fondo della borsa, sugli schermi dei telefoni che negli anni ho consumato e perso, gettato via, lanciato forte contro ai muri, alle persone.

Tutte le cose importanti le abbiamo in tasca e ad oggi si muovono sugli schermi, questioni di giga. Lo sa bene l’operatore della TIM, mi dice, signorina, sono 3 giga e centinaia di minuti, tutti veri. Sì, ma ascoltami: 3 giga al mese, tutti quei minuti (veri!) basteranno a dirsele le cose importanti di una vita intera?
I refusi e poi le libertà nei confronti della consecutio temporum tutti gli anacoluti e poi questo :) e questo :( e in particolar modo, la loro assenza. Le cose importanti si trascinano sui giga e sono le parole, sempre. La fine è qualcosa che arriva, la fase teaser della fine si esibisce tutta nelle interazioni: mi piace, non mi piace più. Segui. Non seguire più. E dal momento che hai già difficoltà a condividere continua a non farlo. La fine è qualcosa che arriva, che letteralmente vedi arrivare, si svela nel dilatarsi dei tempi tra le schermate dove su sfondo verde, bianco, azzurro abbiamo svolto gran parte delle nostre conversazioni. Tutte le cose importanti, moltissime, non so quanti siano 3 giga al mese ma so che non basteranno e pensare che costeranno e io li pagherò.

La rete è quella cosa, quella rete di cose, tutte importanti, che ce le teniamo in tasca e si muovono sui giga, arrivano sempre a destinazione e anche tu stavi andando, mi sembra, sì ce l’avevo una destinazione e la vita si manifesta in ogni istante, e non è altro che una piccola vibrazione. Chiama. E che fai, non rispondi? La rete, di solito ci finisci dentro e ti imprigiona. Vuole la nostra opinione e prevede verbi e simboli, stelle, cuori, condividere, seguire, amare. O non farlo più. Le cose (alcune importantissime, ad esempio condividere, seguire, amare) stanno in tasca per essere lette e subite, passivamente, ti aggrediscono mentre leggi, mentre dormi, mentre baci. E non perdiamoci mai di vista, sia chiaro, persone con cui abbiamo lavorato, scopato, vissuto, fatto dei pezzi — e che pezzi.

:) questo, o la sua assenza.

Ti tengo in tasca a te, a te e anche a te, e a te che, ti ricordo, verrà la morte e avrà i tuoi occhi e alle amiche che se ne sono andate; la voce arriva da oltremanica ed anche la voce si consuma sui giga, o erano i mega? Era la rete. Erano soprattutto le labbra sorridenti della mia migliore amica, statiche in una foto su sfondo verde eppure la voce, da oltremanica, era la sua ed era forte e chiara, appartiene da sempre come le cose, quelle più semplici, un’intuizione e una certa pagina in un certo libro, gli affetti, gli oggetti, i rumori. Le cose importanti, ti ci impigli nella rete perché è lì che suonano, vibrano, avvertono, sono. Le hai in tasca, sulla scrivania, in una borsa a Fiumicino. Ti tengo in borsa a te che non mi hai mai regalato fiori ma me ne hai mandati, oh sì, ne hai mandati moltissimi. Tutti graditi. Come fossero veri, e lo sono. Comunque vadano le cose ricorderò per sempre come ti rigiravi nel sonno e come scoppiavi a ridere dapprima con gli occhi, poi esibendo tutti i denti — ricorderò come scopavi, come baciavi, come ballavi e il suono delle tue notifiche e quant’erano belle, quelle notifiche, perché precedevano le tue parole e se le parole non erano belle le notifiche, comunque, lo erano sempre.

La vita è una vibrazione e la vita (da queste parti e anche altre, spero) non è sempre brutta, è anche generosa di cose preziose, di cose di cui essere grati o perché no, felici. Nei treni si piange ma c’è da dire anche, si ride e abbastanza forte tra la provincia e i .jpg oppure si appoggia la fronte al vetro e si guarda lontano, oltre le case, gli alberi, i campi di grano, gli acquedotti, le montagne, quando arrivano le cose importanti, alcune di una vita intera, già dette e sempre sapute e tutte in tasca. Vibrano e sono le parole, pistolets chargés.
Fuori e dentro la rete, saranno le parole che useremo per massacrarci a vicenda e poi chiamare l’uno il nome dell’altra, vieni, ti porto in un posto a sederci sulla terra e leccarci le ferite come fanno gli animali. 3 giga al mese, centinaia di minuti, io non credo possano contenerle le parole d’amore, di rabbia, di amarezza, di consolazione, di fine, sia essa dolce oppure amara — ma sono disposta a crederti, operatore della TIM.
3 giga al mese e centinaia di minuti per dire e sentire tutte le parole che preferivo schivare e che lo sai, costeranno care ma l’offerta, mi dici, è esclusiva e irripetibile, probabilmente inevitabile, e pensata per me. Che sono prodiga e ingorda di parole, di minuti, di refusi, di malintesi, di fiori. Fuori e dentro la rete. Sto per accettare l’offerta e ci vediamo, ci siamo nella rete, tra i malintesi e fiori che, ve lo garantisco, li pagheremo cari, li pagheremo tutti.