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Walker Elliott
Feb 27 · 5 min read

This is a sensational letter that the principal of Volta High School in Milan, (Domenico Squillace) wrote to the student body and published on the school’s website.

Take a few minutes and read it, it’s a masterpiece.

TO THE STUDENTS OF THESE TIMES,

Empty university in Italy, Photo taken by Author

“The pestilence, as the Tribunal of Health had feared, did enter the Milanese with the German troops. It is also known that it was not limited to that territory, but that it spread over and desolated a great part of Italy…”

The words just written above are those that open Chapter 31 of The Betrothed (I promessi sposi), a chapter that is, just as the next, entirely dedicated to the plague epidemic that hit Milan in 1630. It is an illuminating and extraordinary modern text that I recommend one reads carefully, especially in these confusing times. Everything we are experiencing now has already happened on those pages; the certainty of the danger of foreigners, the violent clash between the authorities, the spasmodic search for the so-called zero patient, the contempt for experts, the hunt for greasers, the uncontrolled voices, the most absurd remedies, the raid on basic necessities, the health emergencies. And in those pages you will come across, among other things, names that you certainly know by frequenting the streets around our high school which, let’s not forget, stands at the center of what was the lazaretto in Milan: via Ludovico Settala, via Alessandro Tadino, and via Felice Casati to list a few famous street names. You will also realize that the words and ideas from Manzoni’s novel seem to have appeared from the very pages of our newspapers today.

Dear children, this is nothing new under the sun, and yet, the closing of our school requires me to send a message to you. Ours is one of those institutions that with its rhythms and rituals marks the passage of time and the orderly unfolding of civilian life, and the forced closure of a school is something that the authorities resort to in rare and truly exceptional cases. It is not for me to evaluate the appropriateness of this measure as I am not an expert nor do I pretend to be. I respect and trust the authorities and I scrupulously observe the indications.

What I want to tell you, however, is to keep a cool head, and to not let yourself be dragged by the collective delusion, to continue — with due precautions — to lead a normal life.

Take advantage of these days to go for walks, to read a good book, there is no reason — if you are well — to stay indoors. There is no reason to storm supermarkets and pharmacies, the masks left to those who are sick, they are only for them. The speed with which a disease can move from one end of the world to another is a sign of the times: there are no walls that can stop it, and centuries ago they moved equally, only a little slower.

One of the greatest risks in such events, Manzoni teaches us (and perhaps even more so Boccaccio), is the poisoning of social life and human relationships, along with the barbarism of civilian life. The atavistic instinct when you feel threatened by an invisible enemy is to see him everywhere, and with this comes the danger of looking at each of our fellow citizens as threats, as potential aggressors. Compared to the epidemics of the fourteenth and seventeenth centuries, we have modern medicine on our side, and believe me, its progress and its certainties are not small. Let us use the rational thought that allowed us create said medicine so that we may preserve the most precious asset we possess, our social fabric, our humanity. If we can’t do this, then the plague will have really won.

I will see you all at school,

Domenico Squillace

<<versione italiano>>

Questa è la magistrale lettera che il preside del liceo Volta di Milano, Domenico Squillace, ha scritto a tutti gli studenti della scuola e pubblicato sul sito. Perdete qualche minuto per leggerla: è un capolavoro

AGLI STUDENTI DEL VOLTA

“La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia…..”

Le parole appena citate sono quelle che aprono il capitolo 31 dei Promessi sposi, capitolo che insieme al successivo è interamente dedicato all’epidemia di peste che si abbatté su Milano nel 1630. Si tratta di un testo illuminante e di straordinaria modernità che vi consiglio di leggere con attenzione, specie in questi giorni così confusi. Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria…. In quelle pagine vi imbatterete fra l’altro in nomi che sicuramente conoscete frequentando le strade intorno al nostro Liceo che, non dimentichiamolo, sorge al centro di quello che era il lazzaretto di Milano: Ludovico Settala, Alessandro Tadino, Felice Casati per citarne alcuni. Insomma più che dal romanzo del Manzoni quelle parole sembrano sbucate fuori dalle pagine di un giornale di oggi.

Cari ragazzi, niente di nuovo sotto il sole, mi verrebbe da dire, eppure la scuola chiusa mi impone di parlare. La nostra è una di quelle istituzioni che con i suoi ritmi ed i suoi riti segna lo scorrere del tempo e l’ordinato svolgersi del vivere civile, non a caso la chiusura forzata delle scuole è qualcosa cui le autorità ricorrono in casi rari e veramente eccezionali. Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni, quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, di continuare — con le dovute precauzioni — a fare una vita normale. Approfittate di queste giornate per fare delle passeggiate, per leggere un buon libro, non c’è alcun motivo — se state bene — di restare chiusi in casa. Non c’è alcun motivo per prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato, servono solo a loro. La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che le possano fermare, secoli fa si spostavano ugualmente, solo un po’ più lentamente. Uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è quello di guardare ad ogni nostro simile come ad una minaccia, come ad un potenziale aggressore. Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, i suoi progressi, le sue certezze, usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero.

Vi aspetto presto a scuola.

Domenico Squillace

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