Da TINA a TAMA

Passare da TINA (there is no alternative) a TAMA (there are many alternatives) è possibile ma per queste alternative (tecnologicamente possibili) servono talenti e capitali.

Partiamo dai capitali perchè sembra strano parlare qui e invece è una scelta politica e strategica. Affidarsi alll’establishment o a noi, che attraverso l’equity crowdfunding possiamo votare con i nostri soldi per il futuro che vogliamo. La politica industriale senza essere al governo, chi l’avrebbe mai detto?. L’equity crowdfunding è un dirittto civile e infatti l’establishment lo vuole limitare. Vi immaginate se non vi lasciassero scegliere la persona da votare? Se dovesse essere prima approvata da qualcuno? Ups, non ho fatto l’esempio giusto…

All’establishment non importa di proteggere i consumatori perchè se gli importasse bandirebbe le slot machines e tutte le tasse sull’ignoranza matematica.

All’establishment non importa di proteggere i risparmiatore perchè se gli importasse in Borsa non succederebbero le cose che sono successo.

All’establishment importa solo di avere potere di veto sul futuro, potere di censura sulla creazione di imprese contro-culturali che minaccino lo Status Quo.

Ferma ferma… ho sentito bene? Che è ‘st’ossimoro? Startup controculturali? Ma che ci racconti, Enrico?

Compagni, non odiamo le startup perchè quelle che conosciamo non ci piacciono. O rischiamo di fare come quelli che odiano tutti gli immigrati perchè i tre che hanno incontrato non gli garbavano.

Visto che il futuro che vogliamo che lo dobbiamo finanziare noi, parliamo un poco di Talento che è qualcosa con il quale, come sinistra, dobbiamo fare i conti. Il Talento somiglierà sempre più al Capitale solo che è un capitale che non si può espropriare, che parla, si emoziona, si arrabbia. Ci dobbiamo fare i conti perchè vogliamo che si allei con noi, non con l’Establishment.

Se Toussaint Louverture è riuscito a far convivere ex-schiavi ed ex-schiavisti non vedo perchè non dovremmo riuscire a conviverci, no?

L’establishment non ha bisogno di costruire un futuro migliore e teme le startup controculturali. Ma noi si e i talenti preferiscono lavorare con noi che per l’Establishment.

Se avessimo avuto imprese migliori moltissime persone non sarebbero emigrate. Se le creiamo, molti non emigreranno.

Il crowdfunding non ci darebbe solo imprese migliori ma, qualora clausole come l’ISDS rimanessero nel TTIP, renderebbe pù facile bypassarle.

Perchè l’ISDS limita il diritto di voto dei cittadini, non quello degli azionisti. Nella misura in cui i due si sovrappongono, l’ISDS perde la sua forza eversiva.

Prima di congedarmi c’è ancora una cosa ancora che voglio dire.

Passare da TINA a TAMA è possibile ma difficile (se fosse facile qualcuno l’avrebbe già fatto).

Io ho un’idea di come farlo ma probabile che altri abbiano idee migliori.

In casi come questo il modo giusto di agire è di creare un Premio sostanzioso che ingolosisca abbastanza talenti e lasciare alla giuria il compito di decidere qual’è l’idea migliore. Perchè è il modo giusto?

Per capirlo basta una semplice analisi costi-benefici.

Se le soluzioni non saranno all’altezza delle aspettative il premio non verrà assegnato. Se lo saranno le ricadute produrranno effetti talmente vasti da rendere insignificante il prezzo. Inoltre è una tantum (non diventerebbe una fiera tipo festival letterario/cinematografico con il suo sottobosco di insiders).

Peraltro non parliamo di cosa nuova. La prima trasvolata atlantica, nel maggio 1927, ebbe luogo proprio grazie ad un premio simile, creato nel 1919.

Vent’anni fa, Peter Diamandis, della Singularity University lo ha risuscitato (il premio, eh, per adesso solo quello). Si chiama XPrize. Serve a motivare talenti a fare cose che sembrano impossibili ma che farebbero progredire l’umanità

Cose come questa: un’innovazione sociale che liberi talenti tecnologici dalla dorata prigione dell’establishment.

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