Dalla prevedibilità del salario all’imprevedibilità dell’auto-produzione (di servizi, beni, conoscenza).

La maggior parte di noi è nata in un mondo nel quale il miglioramento degli standard di vita poteva venire solo da una negoziazione (individuale o collettiva) che spingesse la controparte a riconoscere un valore più alto al tempo che le si vendeva.

Il patto faustiano imposto dal Capitale e la successiva robotizzazione taylorista hanno scisso l’uomo tra la sua parte superiore (Coscienza-di-se) e inferiore (intellingenza-del-mondo). L’ascesa di una robotica capace di surrogare quest’ultima a costi competitivi (e decrescenti) obbliga l’uomo ad una perigliosa transizione che è anche un tardivo ma benvenuto cambio di paradigma. Finalmente potremo, come specie, premiare il meglio di noi.

Un mondo decentralizzato e con una diffusa proprietà dei beni necessari è un mondo a cui aspirare e verso il quale costruire. Proprio perchè stiamo andando verso un mondo di hardware aperto e DIY, il Capitale sta disperatamente vendendo la falsa dicotomia tra esperienza e possesso. Non c’è nessuna ragione di scegliere tra le due ma Maslow ci insegna che ci sono delle priorità.

Nel breve periodo stiamo muovendoci verso una stratificazione di lavori intermittenti dai quali ricavare il denaro necessario a coprire le spese inevitabili e verso un ruolo maggiore dell’autoproduzione.

A questo fine, così come abbiamo capito come monetizzare il software open source (e quindi assicurarne la sostenibilità) è necessario che i cittadini finanzino la R&S dell’hardware open source di progetti come Open Source Ecology e il loro Global Village Construction Set. E che qualcuno trovi il modo di monetizzarlo. Io un’idea ce l’ho ma non è questa la sede.

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