Riflessione politica sul Talento

Nikolai Vavilov (Botanico, purgato da Stalin)


La sinistra che pensa in termini di Capitale vs Lavoro si condanna a non capire il Talento. In quanto Umano sente di rappresentarlo ma in quanto Capitale lo percepisce come ostile. Ancora più ostile perchè la disuguaglianza non è tra uomini separati da qualcosa (il Capitale) che è possibile espropriare per ripristinare l’eguaglianza.

Mentre si può tassare il Capitale a livelli confiscatori è difficile tassare il Talento senza divenire liberticidi (ma c’è già chi ci sta pensando).

Si può provare a “misurare” e tassare preventivamente (tipo studi di settore) ma dubito che le persone di talento si lascerebbero “misurare” senza emigrare. La misurazione dovrebbe essere “inferita” e quindi almeno altrettanto arbitraria che il loro reddito presunto. Presupporre un qualsivoglia livello di reddito da parte di una persona di talento restringe il ventaglio delle sue scelte e limita il potenziale di auto-aggiornamento, cambiando il futuro. Inoltre il problema con il talento è che il capitale estraibile sotto forma di tasse è solo una minima parte del loro valore, valore che però è potenziale. Si sa che un talento su mille produrrà risultati 1000x superiori a ciascuno dei rimanenti 999 ma nessuno può sapere in anticipo chi sarà. La tassazione preventiva (qualora applicata) modifica le scelte di vita di quelle persone rendendole non solo più infelici ma abbassando di molto la probabilità che raggiungano il loro pieno potenziale.

Questa è una delle sfide di una nuova sinistra. Viviamo in un mondo di “empowered individuals” in cui le differenze (nella capacità di incidere sul mondo) aumentano sempre di più.

Il talento è capitale o lavoro?

Talento vs. Capitale (secondo il “sindacalista” di quest’ultimo)

Talento (e Idee) vs. Capitale e Lavoro (Premio Nobel come co-autore, citato da Ignazio Visco)

Se i cittadini si alleeranno con il Talento il futuro sarà radioso per tutti. Se i cittadini snobberanno il Talento credendo all’onnipotenza della Politica allora al Talento non resterà che rivolgersi al Capitale e il futuro sarà miserabile per tutti.

Chiudo ricorda che un punto importante: non possiamo dare per scontanta la coscienza politica presso i talenti. La maggior parte viene separata dal mondo “normale” troppo presto per averne sviluppata una. Mancando una coscienza politica il concetto di lealtà è completamente abusivo. E se proprio vogliamo parlare di lealtà, possiamo dire, introiettando (seppur inconsciamente) secoli di predicazione evangelica, che il Talento è leale a sè stesso e allo stato di “flusso” che sperimenta forzando i suoi limiti.

Dobbiamo essere noi, che una coscienza politica l’abbiamo, a capire che dobbiamo fare un’offerta migliore di quella del capitale.

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