3.2 L’INFEZIONE PSICHICA ( tratto da pagina 126 del libro di Silvano Lorenzoni “LA FIGURA MOSTRUOSA DI CRISTO E LA CONVERGENZA DEI MONOTEISMI”).

Appurato che il cristianesimo, in tutte le sue diverse sfaccettature, è un fenomeno psicopatologico, un’infezione psichica scaturita dalla radice monoteismo/ebraismo (005), affiora l’idea che la sua diffusione possa essere un fatto epidemiologioco, o comunque descrivibile in termini di epidemiologia. Lo scrivente aveva già fatto notare l’impreparazione psicologica dei pagani per fronteggiare il fanatismo monoteista/cristiano (006) — e per la propagazione del cristianesimo furono prestissimo disponibili uno stuolo di missionari abili, attivi e fanatici (una fenomenologia analoga ha da vedersi, probabilmente, nell’ ‘espandersi’ rapidissimo delle logge massoniche in Europa dopo che la spinta iniziale venne dall’isola inglese; di questo si è già parlato).

Questa idea, quella della fenomenologia epidemiologica del cristianesimo (almeno nelle sue fasi iniziali) è stata proposta da Francesco Scanagatta (007), che ricorda quanto successe in America quando dall’Europa vennero introdotte certe patologie virali, sul tipo del vaiolo, del morbillo, della stessa influenza, contro le quali gli indigeni non possedevano alcun tipo di anticorpi. Nel cristianesimo potrebbe vedersi una patologia psichica contro la quale gli europei dei primissimi secoli dopo Cristo non possedevano alcun tipo di ‘anticorpo’ psicologico. L’idea è interessante e probabilmente valida a patto che si possa identificare l’agente patogeno (che ovviamente non può essere alcun virus, bacillo, ecc.) e i punti d’aggancio psicologici disponibili nelle menti umane, prima nelle più deboli e poi progressivamente, a seconda che quell’agente patogeno si ‘perfezionava’, nelle più forti. Questo è quasi sicuramente possibile, facendo riferimento a quanto è stato sviluppato nel cap. 1.