Un porno, un milkshake e il liberalismo


Un getto d’acqua fredda si sparse dalle mani sul viso di Amy che si guardava allo specchio del lavandino scorgendo ancora il rossore di un imbarazzo soltanto immaginato. Ok, era stato decisamente un bel sogno. Carell vinceva le elezioni e poi… e poi tutto il resto. Peccato fosse solo un sogno e peccato che lei fosse in un ritardo dannato. Mentre rovistava nei cassetti dell’armadio per cercare i jeans skinny comprati in saldo assieme a Charlotte la settimana prima e che, secondo il parere della sua migliore amica, le facevano il culo migliore della Contea, sentì vibrare il telefono sopra al ripiano della cassettiera. Whatsapp. Steve:- “Ciao ragazzina. Pensi che oggi riuscirai a portarmi il caffè prima delle 10.00?”- -nel mio sogno eri molto più simpatico, sai Steve?- pensò Amy abbottonando i jeans e sfilando le chiavi dall’appendi-oggetti a forma di rana fissato alla parete.

Il Comitato centrale del candidato democratico alle amministrative di No-City si trovava in Grant Avenue, un viale che, soprattutto in autunno, aveva un fascino particolare perché gli alberi perdevano le foglie acquerellando tutto di arancione e di rosso e riusciva ad incantare chiunque: dagli studenti che a coppie percorrevano la strada mano nella mano con i loro zaini ciondolanti e logori all’impiegato che di corsa e in ritardo per il treno diretto al centro urbano adiacente rallentava il passo per godersi tutto quel calore sospeso.

-Ordine del giorno: rassegna stampa e agenda di Tim.-

Il plico sbattuto con un rumore sordo sulla scrivania fece sobbalzare Amy che stava trascrivendo sul suo portatile le pagine Fb più attive a sostegno di Carell nel perimetro della città. Ryan Memphis, un cinquantenne grasso e con i capelli unti perennemente intento in monologhi all’auricolare, se ne stava in piedi davanti alla scrivania di Amy guardando fuori dalla finestra. Ryan era definito dai più il tuttofare dell’ufficio, ma che cazzo facesse poi non lo sapeva nessuno. Parlava talmente tanto all’auricolare che non riuscivi mai a capire se avesse attaccato e ce l’avesse con qualcuno dei presenti nella stanza oppure no. Inoltre il fatto che non guardasse mai negli occhi l’interlocutore, se per strabismo o per spocchia non è dato sapere, non aiutava.

-”Sì Ryan, grazie.”-

-”Pronto? Ah, sì. Eccomi. No, no. Sono da solo in ufficio.”-

-grazie per la considerazione.- pensò Amy e cominciò ad aprire il primo quotidiano. “Keep the news” era una sorta di giornale dissidente che soleva sbattere in prima pagina i conti e i conticini interni alla fazione democratica, perchè, nonostante si definisse “dissidente”, finiva col prendere mance sparse dagli uomini dello sceriffo Johnson, un tizio che era riuscito a farsi eleggere alle scorse elezioni per aver costruito un muro di cemento tra la città e la riserva indiana confinante, facendosi fare un nauseante servizio fotografico mentre assieme alla moglie incasellava quattro mattoni uno sopra all’altro. Titolo: “Il Sindaco Johnson a mani nude partecipa alla costruzione della nuova Recinzione di Park Hill.” Per molti un vero patriota, per me uno stronzo che mi precludeva la vista del lago dalla finestra.

L’articolo del giorno riportava i dissensi interni alla fazione di Carell. Una rivoluzione socialista avanzava impetuosa capitanata da Seymour Davis che faceva tuonare i propri rimbrotti nei confronti di alcune uscite del candidato Sindaco dissonanti rispetto alla linea seguita fino a quel momento. “Lotta tra liberalisti. Uno sta con il popolo. L’altro si chiama Tim Carell.” decisamente -non bene- pensò Amy mentre Patricia Annesley dettava la scaletta delle interviste. Si ricordò di aver visto qualcuno di molto somigliante a Davis, ma non riusciva a ricordare dove. Poi, l’illuminazione. Charlotte le aveva mandato un video sulla posta elettronica. “Guarda che bel maschione” recitava la didascalia del messaggio. Un tale dall’aria viscida e i capelli impomatati con la giacca bianca presentava “Le notti di Las Vegas”, una serie di video porno di bassissima lega. Sicuramente lo aveva ancora in cronologia, lo aprì per un attimo e mise il fermo immagine. “Cazzo, è identico.” ma richiuse subito dopo approfittando della pausa imminente per tirare fuori lo specchietto dalla tasca della borsa e ripassare il lipstick Mac rosso ciliegia.

I cinque minuti di pausa più brevi della storia arrivarono puntuali alle 15.00 e, con loro, la consapevolezza che la sfiga non è mai troppa. Hope O’Flaerty, una ragazza occhialuta ed inconsapevolmente bella, che lavorava nella gestione dei dati raggiunse Amy che, nel frattempo si godeva la ricreazione seduta sul retro intenta ad osservare in lontananza il muro di Johnson succhiando dalla cannuccia il milkshake alla fragola ordinato da Coco-cafè e arrivato quel giorno, stranamente, in orario. - Amy, è successo un casino.- la ragazza, nonostante la serietà che l’aveva sempre tenuta lontana da qualsiasi appuntamento o sguardo maschile nei paraggi, ridacchiava senza riuscire a trattenersi. Amy, non capendo, la guardò con aria sospetta continuando a giocare con la cannuccia. -Sì, Hope?-

-Amy, non so come dirtelo, va bene, te lo dico. Prima, sai… Carell, no anzi Steve voleva far vedere a Carell l’indice dei sondaggi e il portatile più vicino era il tuo…- la ragazza con un colorito tra il roseo e il violetto proseguì -Appena Carell ha aperto il browser, é… partito un porno.

Amy? Dove vai?!”-

Il milkshake era già partito in orbita, non centrando il secchio. Ovviamente.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.