Leggere Corvetto

Scambiarsi libri per cambiare il quartiere

di J. Bernardini, F. Bertolino, F. Caligaris, M. Guastafierro, G. Virzì

Il punto bookcrossing sul bancone della panetteria di corso Lodi 38

«Una michetta e Il Piccolo principe». «Un cornetto e Delitto e castigo». «Una pedicure e Harry Potter». Richieste bizzarre che, per chi frequenta i negozi di Corvetto, zona sud-est di Milano, da più di un anno e mezzo sono diventate la normalità.

Tutto è iniziato il 28 febbraio 2016, giorno in cui la Feltrinelli al piano seminterrato della Upim ha chiuso: era l’ultima libreria rimasta nel quartiere. Il 16 marzo, poco più di un paio di settimane dopo, è nata Equi.Libri in Corvetto. A un anno e mezzo di distanza, l’associazione ha un direttivo di otto persone, circa 40 soci e lotta per far leggere il quartiere che non comprava più libri.

Il suo fiore all’occhiello è il bookcrossing, che rappresenta molto spesso l’unica possibilità per gli abitanti della zona di portarsi a casa un volume.
Funziona così: nei negozi che accettano di arredare le loro pareti con uno scaffale, chiunque può prendere gratis uno o più libri tra quelli esposti, a patto di rimetterne altrettanti. Certo, si può andare in una libreria del centro o farsi spedire a casa un pacco Amazon, ma il bookcrossing ha qualcosa di più. «Grazie all’attività dell’associazione riusciamo ad avere opportunità che altrimenti non ci sarebbero», dice Giovanna, una mamma conquistata dall’iniziativa. «Nel weekend andavo con i miei figli alla Feltrinelli per compare dei libri da leggere la sera, adesso se volessi farlo dovrei andare nelle librerie del centro, che sono molto più distanti».

«Chiunque può prendere un libro gratis, a patto che lo sostituisca con uno che ha già letto»

«Tutto è nato con uno scambio di libri davanti alla Feltrinelli che stava chiudendo», racconta Francesca Di Pietro, responsabile del progetto. «Poi ci siamo detti: “La gente non compra più i libri, ma dove va ancora? Nei negozi”. Di tutti i tipi, dal panettiere al centro estetico, dal negozio di scarpe al bar. Così abbiamo chiesto ai commercianti se avevano voglia di tenersi uno scaffale pieno di libri. Chiunque può prenderne uno gratis, a patto che lo sostituisca con uno che ha già letto».

Gli scaffali di Equi.Libri sono di colore giallo, così che siano subito riconoscibili fra un panino e un paio di mocassini. L’obiettivo entro la fine del 2017 era di installarne 13. È andata meglio del previsto: ce ne sono già 16 e altri tre sono comparsi nelle scuole a partire da settembre. «Non siamo interessati tanto ai libri quanto alla lettura», aggiunge Donatella Botta, presidente dell’associazione, ex docente di chimica al Politecnico, ora in pensione. «Vogliamo superare le barriere tra italiani e stranieri partendo dai libri, soprattutto da quelli per bambini».

«Non esiste il Corvetto, ma esistono i Corvetto»

Non a caso l’associazione che come logo ha un corvo nero che, in equilibrio su una fune, tiene sulla testa cinque libri, svolge spesso le sue riunioni al circolo Arci di via Oglio. «Il quartiere è eterogeneo», spiega Sergio Saladini, socio di Equi.Libri e “memoria storica” della zona. «Non esiste il Corvetto, ma esistono i Corvetto. Il circolo Arci è nella parte vecchia, quella operaia, delle case popolari di chi lavorava alla Pirelli e alla Redaelli, due fabbriche che adesso hanno chiuso, mentre dall’altra parte c’è quello che si chiamava “quartiere Grigioni”, una realtà più chiusa e borghese. Ci sono un invecchiamento generale e un grosso processo di sostituzione in atto, ma l’Arci è sempre rimasto un punto di riferimento e anche Equi.Libri è testimonianza di questo mix».

I libri del bookcrossing sono scritti sia in italiano che in inglese e non importa se, in qualche negozio, alla lunga, la regola del “portane uno e prendine un altro” non viene rispettata. «Qualcuno non ha libri da consegnare ma li prende lo stesso, noi non lo consideriamo un furto», continua Francesca Di Pietro, che sottolinea: «Non fa nulla. L’importante è far leggere le persone. Una volta ho dato un libro a una bambina e la sera stessa la madre mi ha telefonato per accertarsi che non l’avesse rubato. Quando le ho spiegato la situazione si è messa a piangere e mi ha ringraziato dicendomi che quello era il primo libro di sua figlia».

I libri nel centro estetico Surya Centro Benessere di via Antonelli

Se i lettori sono soddisfatti, lo stesso vale per i commercianti che hanno aderito al progetto. «Qui, soprattutto d’inverno, vengono tanti bambini appena usciti da scuola. Vogliono romanzi o libri di storia», dice Bianca Bonizzoni, che ospita un punto di bookcrossing nel suo bar di via Osimo, grazie al quale di aver scoperto il piacere della lettura. Matteo Ferrecchia, del Baradise di viale Lucania, aveva già un suo scaffale in legno e ha subito accolto con entusiasmo la proposta di Equi.Libri: «È un’iniziativa molto positiva, fa bene al quartiere. Stimola giovani e meno giovani. Ma soprattutto permette di occupare in modo diverso spazi che quasi sempre vengono riempiti con le slot machine». Liliana Minuz, titolare della Calzoleria artigiana di viale Ortles, guarda tutto da un’altra angolazione: «La cosa bella non è solo lo scambio dei libri, ma anche conoscere le persone sotto un altro aspetto. Per esempio, scoprire una lettrice accanita nella vecchietta mia cliente da tanti anni, una persona che ero convinta guardasse solo telenovele».

Leggere a Corvetto ma anche leggere Corvetto, per imparare a conoscere il quartiere fra le righe di un libro. La poetessa Antonia Pozzi, nella prima metà del Novecento, lo raccontò nelle sue opere. Ancora oggi, nei suoi versi, come in quelli del suo maestro Vittorio Sereni, è possibile riconoscere i luoghi di questo quartiere, che in un secolo è cambiato radicalmente.
Lo scaffale “giallo” nella calzoleria artigiana di via Ortles 85