Ritrovarsi al Corvetto

Le trasformazioni del quartiere attraverso i suoi luoghi di aggregazione

di Gioele Anni, Andrea Boeris, Giulia Dallagiovanna, Valentina Danesi, Sara Del Dot

Una mattinata al circolo Arci Corvetto
«Prima Corvetto era un piccolo paese. D’estate la gente stava nei cortili o sui balconi. Poi è cambiato tutto.»

A parlare è Luigi Testa, il vice presidente di Arci Corvetto. Assieme al Polo Ferrara e al bar del mercato comunale, il circolo è uno dei posti di ritrovo per gli anziani. Ma rispetto a una ventina di anni fa, i luoghi di aggregazione si sono trasformati: dal desiderio di partecipazione che animava le persone e rendeva vive le strade del Municipio 4, si è passati alla necessità di ritrovarsi in luoghi tranquilli, anche per i giovani. Dai cortili ai circoli chiusi, dal parco giochi agli oratori.

Mercato comunale in piazzale Ferrara, Corvetto

Verso metà mattina, il bar del mercato coperto si riempie di pensionati che passano per bere un bicchiere di vino e stare in compagnia. «Agli occhi della gente si vede che la situazione di Corvetto non è bella», racconta uno di loro, Mario Gambini, «per tutto il giorno vediamo girare militari e forze dell’ordine». Al di fuori di queste mura c’è piazzale Ferrara, dal quale partono via Mompiani e via Panigarola. È la zona delle case popolari le cui strade, racconta chi ci abita, di sera si riempiono di bande che spacciano, si ubriacano e a volte si lanciano bottiglie vuote.

Al numero 1 di via Panigarola c’è la sede dell’Unione inquilini, nata per rispondere ai bisogni di chi abita in quei palazzi. «Se cercate un bidone dell’immondizia qui non lo trovate, li tolgono i ragazzi che di notte scendono in strada, urlano e litigano violentemente tra di loro», racconta Gaetano, un assegnatario di una casa popolare rimasto senza lavoro e volontario all’Unione.

Cortile esterno dell’Arci Corvetto

Negli anni ’80 e ’90 il circolo Arci Corvetto è stato un luogo di partecipazione politica e sociale alla vita del quartiere, oltre che uno spazio ricreativo. Oggi si balla il liscio, si visitano mostre e si partecipa a incontri sulla storia locale. Ma al di fuori degli eventi in calendario, nel cortile e al bar restano in pochi. «Prima nei finesettimana si ballava fino a mezzanotte. Poi dal condominio di fronte hanno iniziato a chiamare i vigili non appena iniziava la musica. Un sera hanno addirittura lanciato un bullone dal terzo piano. Questo ha limitato la nostra possibilità di organizzare attività», racconta Luigi Testa.

Campo da bocce al Polo Ferrara

Anche Andrea Ferrari, il responsabile del Polo Ferrara, nota una profonda differenza con il passato. «Quando il Corvetto sorse, negli anni ’30, i palazzi popolari erano collegati tra loro da cortili comunicanti che diventavano spazi di aggregazione», spiega. Oggi i continui arrivi di migranti e il frequente turnover di assegnazioni di case popolari hanno contribuito a indebolire l’identità del quartiere. Il Polo è un altro punto di riferimento, anche per stranieri. Qui, ad esempio, si ritrovano gruppi di latinoamericani o di togolesi. «Vogliamo essere un luogo inclusivo per chiunque e infatti le proposte sono tutte gratuite», spiega Ferrari, «siamo un luogo di ritrovo per chi non ne ha altri».

Anziani, adulti, giovani e bambini. Tutti gli abitanti del Corvetto hanno qualcosa in comune. Rifiutano l’idea di vivere in un bronx, s’infuriano per le narrazioni tutte al negativo. Ma vivono sulla loro pelle i problemi di un quartiere trascurato. I cantieri fermi da anni, riparo notturno di spacciatori e malviventi. Le bande miste di nordafricani, latinos e italiani che vivono di microcriminalità. I problemi nelle scuole, che molti ragazzi lasciano troppo presto.

Proprio dal bisogno di combattere la dispersione scolastica, al Corvetto sono nati diversi Centri di Aggregazione Giovanile, come Icaro e Casa di Sam. I Cag sono oggi un punto di riferimento per gran parte degli adolescenti del quartiere. «Accogliamo minori tra i 10 e 18 anni», racconta Stefano Bassi, presidente dell’associazione l’Immagine, che gestisce Icaro. «È un luogo dove stare in compagnia, specialmente durante l’anno scolastico. Da noi vengono soprattutto ragazzi delle case popolari, spesso stranieri. Molti di loro hanno problemi a scuola, e a casa non hanno nessuno». Si parte dal fare i compiti insieme, ma il Cag organizza anche laboratori e uscite, oltre a offrire uno spazio protetto d’incontro. «E c’è un fatto interessante: succede che i ragazzi del Cag, una volta cresciuti, tornano per fare i volontari. Sentono di avere qualcosa da restituire a chi viene dopo di loro».

Parco giochi in piazza Gabriele Rosa, Corvetto

La fascia d’età con meno punti di riferimento è quella dei giovani. È difficile, se non impossibile, individuare un luogo di ritrovo per chi ha dai vent’anni in su. Molti ricordano il Moonshine, storico pub di via Ravenna. Chiuso nel 2015 tra il disappunto generale, era l’unico vero punto di aggregazione dei ragazzi del Corvetto e, ad oggi, ancora non gli è stato trovato un degno sostituto. Insomma, il Corvetto non è più un quartiere per giovani.

Nel quartiere, infine, ci sono tre parrocchie. Si animano a giugno, quando gli oratori estivi accolgono centinaia di bambini. Elena fa servizio come volontaria alla parrocchia Ognissanti. «Anche la Chiesa risponde a molti bisogni, ormai. La cura educativa, una sfida enorme. La povertà, dato che sempre più persone si rivolgono ai centri che distribuiscono vestiti e alimenti. E l’integrazione». Ci sono esempi positivi? «Nel nostro oratorio estivo, molti bimbi vengono da famiglie di altra confessione. E pure tra i ragazzi più grandi, gli educatori, ci sono due ragazze non cristiane». Il Corvetto che resiste all’abbandono riparte anche da qui: spazi di aggregazione che costruiscono un nuovo senso di comunità.

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